Rivolta di Ferrara? Le Banlieue italiane esistono da anni

Rivolta di Ferrara? Le Banlieue italiane esistono da anni

La rivolta di Ferrara, nata a seguito dell’investimento di un immigrato da parte delle forze dell’ordine, è solo l’ultimo tassello. Perché le Banlieue italiane esistono da anni.

Nell’autunno 2014, ad esempio, Roma viene travolta da una rivolta “anti-migranti”, quindi di segno opposto alla presente. Il bersaglio allora era il centro di accoglienza per rifugiati politici in Via Morandi. I manifestanti protestavano contro l’ormai assoluta mancanza di legalità e contro il disturbo alla quiete che generava il centro di accoglienza, spesso incidente con l’aumento delle rapine e dei furti. Il centro era un palazzo di sette piani di edilizia popolare, sarebbe rimasto in piedi e la protesta della popolazione non sarebbe stata ascoltata.

E gli episodi di insofferenza logicamente aumentano: risse e rapine, reazioni talvolta violente: nel marzo del 2015 viene dato fuoco ai cassonetti nella vicina Via Chirico. Come rispondono le autorità? Con il solito odio snob verso gli autoctoni: “Una sconfitta per me e per tutta Roma”, dice Francesca Danese, l’assessore alle politiche sociali in quel periodo, aggiungendo uno “spero che questa città sappia accogliere in maniera diversa”. Come a Tor Sapienza, anche Corcolle, Torre Angela, Settecamini, Ponte di Nona reagiscono in malo modo alla costrizione della coabitazione.

A Napoli invece nel 2017, accade qualcosa di simile a Ferrara, nei pressi della Stazione Centrale. In via Firenze una pattuglia di militari impegnati nell’operazione “Strade sicure” ferma un immigrato, ma improvvisamente scatta la rivolta. Un video della sorveglianza documenta: un uomo è a terra, i militari lo controllano. Sullo sfondo un negozio senza insegna, forse un venditore di kebab stando alle testimonianze. I cinque soldati interrogano l’uomo, ma gli stranieri fanno muro e li circondano. Cercano di “liberare” il loro compagno, e ci riescono. I militari reagiscono e nuovamente bloccano l’uomo. Arriva il 118 che finalmente lo porta via. Ma nel frattempo nel quartiere si è generato un caos di Napoletani e stranieri che affollano la strada, parlottano, mentre i social pullulano di video fatti col cellulare.2

Non si può pretendere che queste incursioni di massa non abbiano conseguenze sull’ordine pubblico, che alcune di queste persone non facciano fronte comune dando maggiore rilevanza alla loro provenienza piuttosto che al rispetto della legge. Dall’altro lato, non si può più accettare l’arroganza di chiedere a dei cittadini qualunque, non certo di condizione economica agiata in gran parte dei casi, che abitano quartieri pieni di problemi, di accogliere col sorriso decine e forse centinaia di immigrati che improvvisamente occupano strade e strutture.

Perché sono almeno 4 o 5 anni che in Italia germinano “banlieue” del tutto simili a quelle francesi e britanniche. Certamente non siamo ancora a quei livelli, ma diciamo che ci troviamo nella situazione che oltralpe vivevano già negli anni Ottanta con le prime guerre tra ghetti.

Ovviamente al multiculturalista medio di tutto questo non interessa nulla, perché della scienza non gli interessa nulla, così come della pace sociale e tra etnie. A lui interessa solo il mondo immaginario che gli hanno costruito e in cui ha deciso di credere, a discapito del bene pubblico, dei diritti sociali e dell’esistenza delle culture e dei popoli.

E magari di una coppa del mondo. Chissà, forse tra una trentina d’anni la rivinceremo. Mentre le nostre periferie continueranno ad essere polveriere.

(di Stelio Fergola)

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