"Il Manifesto" parla del Franco Cfa come fanno i capitalisti

“Il Manifesto” parla del Franco Cfa come fanno i capitalisti

Non è una semplice polemica quella sorta fra il governo italiano e la Francia di Macron, a seguito dell’accusa del Vicepresidente del consiglio Luigi Di Maio a Parigi di essere una delle cause del tracollo economico-sociale dell’Africa.

Il solo nominare la parola “Franco Cfa” ha scatenato un turbinio di strepiti, con corse affannose dei difensori strenui dello status quo per “dimostrare” che questa moneta non è il male assoluto o che abbia persino dei positivi effetti per le deboli economie degli stati africani aderenti (imbrigliati, forse sarebbe meglio dire).

Da un quotidiano che nella propria testata reca la parola “comunista”, cosa sarebbe stato logico e facile da prevedere? Di sicuro non quanto è stato detto da “Il manifesto“, giornale nato fra i membri della “sinistra” all’interno del Pci i quali hanno assunto una posizione fra il torbido e l’oscuro, se non persino inaccettabilmente retrograda. I suoi fondatori, sul finire degli anni ’60, contraddissero la dottrina marxista-leninista chiedendo maggior “democrazia” all’interno di un partito che aveva ormai ben poco di rivoluzionario; la contraddizione continua tutt’oggi, a quanto pare.

Anna Maria Merlo, il 22 gennaio, parla di intento “nazionalista” giudicando l’affondo di Di Maio sul Franco Cfa dicendo che si tratterebbe semplicemente di una mossa in vista delle elezioni europee di maggio. Ma c’è dell’altro, infatti dice: “Emmanuel Macron, primo presidente francese ad aver dichiarato che la colonizzazione va considerata un “crimine contro l’umanità”, ha sostenuto che se un paese vuole uscire dal Cfa ha tutta libertà di farlo“.

"Il Manifesto" parla del Franco Cfa come fanno i capitalisti

Insomma oro, incenso e mirra per Macron, una sorta di leader benevolo, illuminato, “progressista”, che ha davvero a cuore le sorti dell’Umanità: un po’ di lacrime di coccodrillo – giudicare il colonialismo un crimine costa poco – e una frasetta generica sulla libertà di abbandonare il Franco Cfa e tutti possono dormire sonni beati.

Sulla favola della possibilità di abbandonare questo sistema monetario “quando si vuole”, basta riportare quanto detto da  Mohamed Konarè, politico panafricanista e in lotta per concedere finalmente all’Africa la piena libertà, che può ovviamente esserci solo tramite il controllo diretto di monete indipendenti, senza ingerenze straniere.

Fra massacri, doppi giochi, tiranni sponsorizzati da Parigi, omicidi politici e despotismi manovrati a suon di veti dei rappresentanti francesi nella banche fantasma degli stati africani del Franco Cfa, ci viene offerto un panorama di ingiustizia e desolazione, del quale “Il manifesto” sembra non curarsene sul serio; persino sul quotidiano della Confindustria, “Il Sole 24 ore“, si trova un orrendo sunto di cosa è accaduto a chi si è frapposto al Franco Cfa:

La coesistenza valutaria francese con le ex-colonie non è stata indolore. E’ sufficiente ripercorrere, al riguardo, alcuni episodi significativi. Cominciamo dal 1963: Sylvanus Olympio, primo presidente eletto del Togo, si rifiuta di sottoscrivere il patto monetario con Parigi e stabilisce che il Paese avrebbe battuto una divisa nazionale.

Appena tre giorni dopo, Olympio viene rovesciato e assassinato in un “golpe” condotto da ex militari dell’esercito coloniale francese. 1968: Modioba Keita, primo presidente della Repubblica del Mali, annuncia l’uscita dal Franco Cfa che considera una trappola economica ma è subito vittima di un colpo di Stato guidato da un ex legionario francese.

Arriviamo al 1987: Thomas Sankara, primo presidente del Burkina Faso indipendente, viene detronizzato ed ucciso subito dopo aver dichiarato la necessità di liberarsi dal giogo del Franco Cfa. Ancora: nel 2011 il presidente della Costa d’Avorio, Laurent Gbagbo, decide anche lui di abolire il Cfa sostituendolo con la Mir, Moneta ivoriana di resistenza.

"Il Manifesto" parla del Franco Cfa come fanno i capitalisti

Mal gliene incolse perché le forze speciali francesi l’arrestano dopo aver bombardato il palazzo presidenziale. Per non parlare della deposizione, sempre nel 2011, di Gheddafi: secondo una fonte confidenziale, a provocare la reazione dell’allora capo dell’Eliseo Sarkozy sarebbe stata la volontà del dittatore di creare una nuova valuta panafricana, il dinaro libico, sostenuta dalle ingenti riserve auree di Tripoli, proprio in alternativa al franco Cfa“.

La tesi sulla fine mortale di Gheddafi è confermata anche dal giornalista Franco Fracassi il quale, in un servizio per PandoraTV, cita i documenti comprovanti: sono gli stessi servizi segreti statunitensi a dirlo.

Saranno tutti morti di raffreddore, mentre Parigi assicurava tutto lo spazio di manovra necessario per abbandonare il Franco Cfa. Questa scia di sangue non viene neanche tratteggiata col lapis nell’articolo de “Il manifesto“.

Merlo è indefessa e va avanti: si citano gli “effetti favorevoli” di questa moneta, ad esempio la “stabilità monetaria“. Ha avuto abbastanza carità però, quando afferma che tale presunto aspetto positivo avrebbe un contrappasso: “Il prezzo è pero’ il rigore economico, imposto dal fatto che il Cfa è dal ’99 legato all’Euro, moneta forte“.

Tutto ciò ha un odore terribile, e ci ricorda purtroppo la follia eurocratica dove una moneta stabile, robusta, avrebbe dovuto renderci tutti più ricchi, mentre nei fatti ci ha privato di poter adeguare la politica economica tramite l’azione politica sulla moneta nazionale.

Non è difficile immaginare, inoltre, che effetti turpi avrebbe sulla società e l’economia dell’Africa, soprattutto per ciò che avviene dietro le quinte: chi si è opposto è stato, nella stragrande maggioranza dei casi, fatto a pezzi o estromesso, le banche africane della zona Cfa hanno al loro interno luogotenenti francesi ed è da Parigi che arrivano i diktat su ciò che si può e non si può fare, e persino su ciò che si può proporre o meno di fare in politica economica. In un contesto simile, i governi, i parlamenti e i presidenti sono solo pupazzi, parafrasando Lenin.

Una porzione enorme del prodotto interno lordo francese è costruita coi soldi delle nazioni del Franco Cfa dalle quali, mentre vige il principio liberista della totale libertà di spostamento dei capitali, sono stati calamitati in Francia; altro dato interessante su questa moneta, che se fosse definita “coloniale” potrebbe disturbare il misurato uso di parole e definizioni da parte dei colonnisti de “Il manifesto“, è l’obbligo per le nazioni africane aderenti di depositare il 65% di tutta la loro valuta estera nel tesoro di Francia.

Per avere quei soldi è quindi necessario per gli africani chiederli in prestito e dunque successivamente pagarne gli interessi: ma che volete che sia, del resto concede stabilità dei prezzi!

"Il Manifesto" parla del Franco Cfa come fanno i capitalisti

Certe volte si ha la sensazione di non leggere un quotidiano che si definisce comunista, bensì un giornale stampato coi colori della bandiera francese: sempre il 20 gennaio pubblica un altro articolo, questa volta a firma di Cristiano Lanzano, titolato “Il Franco Cfa è un vantaggio per la Francia ma non è una tassa coloniale“.

Sebbene, forse a denti stretti, si citi nell’articolo il parere dell’economista senegalese Sylla il quale afferma che il Franco Cfa “distrugge ogni prospettiva di sviluppo economico nelle nazioni che lo utilizzano“, si continua a dare l’infamante titolo – guarda che novità – di “complottista” a chi unisce l’esistenza di tale moneta imposta, mercificante e strangolante, con ciò che spinge gli africani ad abbandonare in massa le loro nazioni per riversarsi qui.

Destra radicale“, “complottisti” (terminologia amata dalla CIA statunitense) e “piano Kalergi“, sono le armi di distrazione adoperate nel pezzo citato, sebbene alzando una pietra sulla testa se la fa cascare sui piedi: ricorda quanto le oligarchie africane vogliano questo Franco Cfa (“Le élite locali hanno spesso difeso l’unione monetaria per la sua capacità di garantire stabilità e attirare investimenti esteri“).

Si rammenta, inoltre, cosa avviene concretamente mentre tutti restano a bocca aperta verso il cielo sperando che la provvidenza del “libero” mercato intervenga portando capitali per gli investimenti mentre tutt’intorno viene falciato: “…in un contesto in cui lo spazio per politiche industriali e redistributive dei governi è stato pesantemente ridotto dalle riforme di aggiustamento strutturale – come tagli alla spesa pubblica, n.d.A – sono ormai in pochi a beneficiare di tale stabilità“.

Persino in un passaggio precedente, seguendo il commento dell’economista africano, hanno detto: “[il Franco Cfa agisce] …limitando la competitività delle esportazioni degli Stati africani e vincolando le loro politiche agli indirizzi monetari restrittivi caratteristici dell’Eurozona, con effetti negativi sullo stimolo alla produzione locale e lo sviluppo delle infrastrutture e dell’industria“.

Questo non sarebbe un atteggiamento neocoloniale della Francia? Di Maio non è un rivoluzionario né un Pater Patriae, ma ha lanciato un tema che andrebbe ulteriormente affrontato per contrastarlo, per portarlo a un livello superiore in politica.

Non evidenziare il fatto che vi sia una moneta truce sulla testa di tante nazioni africane, che ha portato i governi locali con la ragione o con la forza a dissipare le strutture nazionali a sostegno dell’economia, provocando disoccupazione, contrasti sociali e depressione economica per le industrie locali, non solo è controproducente per il dibattito ma pare essere una sorta di idrante del politicamente corretto a favore dello status quo. Tutto ciò avviene sulle pagine di un giornale che non dovrebbe essere borghese, ma l’esatto opposto, ed è repellente.

Gli africani non solo non resteranno a casa propria, né smetteranno di essere merce dei nuovi schiavisti e traghettatori né potranno impostare una nuova politica indipendente, volta al progresso, se da una parte avranno la mannaia dei tagli e dall’altra economie svuotate sistematicamente da una moneta francese colonialista.

"Il Manifesto" parla del Franco Cfa come fanno i capitalisti

Gli africani non è semplicemente giusto ma è indispensabile e sacrosanto che siano padroni della loro terra per esser padroni del proprio futuro: se si aspetta il buon cuore dell’ex banchiere dei Rothschild, ossia Macron, oppure la presunta “savia” lungimiranza delle false sinistre europee – simili a spade corrose e spuntate, pallida imitazione di ciò che dovrebbero essere i movimenti politici in marcia per i lavoratori – che vaneggiano di “Un’altra Europa”, i nuovi predoni e affamatori dell’Africa possono continuare a fare affari senza alcun problema.

Una correzione è dunque necessaria per quel titolo de “Il manifesto“: “Il Franco Cfa è un vantaggio per la Francia, strozza nazioni e popoli africani, dunque è peggio di una tassa coloniale“.

(di Pietro Vinci)

Articoli correlati

Potrebbero piacerti

Macron, “Ricostruire Notre Dame con materiali moderni”. È polemica
I politici conservatori francesi sono furiosi con il presidente Emmanuel [...]
Papa Bergoglio: Cristo oggi avrebbe le sembianze dei migranti
Le sembianze dei migranti sono quelle di Cristo. Coloro "che [...]
Il “climaticamente corretto”: intervista a Enzo Pennetta
Abbiamo raggiunto, per un'intervista, Enzo Pennetta, biologo e docente di [...]
Ius Soli e Porti aperti: la ricetta-suicidio del Pd di Zingaretti
Il Pd di Nicola Zingaretti non è nulla di nuovo. [...]
Ultime

NOTIZIE

Seguici su

Facebook

Ultime da

Twitter