Guy Verhofstadt "ama gli italiani", ma quali?

Guy Verhofstadt “ama gli italiani”, ma quali?

In questi giorni, lo scontro tra Guy Verhofstadt e Giuseppe Conte è diventato virale. Il capogruppo ALDE (Alleanza dei Liberali e dei Democratici per l’Europa ) si è scagliato contro il governo giallo-verde definendolo “odioso e antieuropeo” per poi attaccare direttamente il premier, additato dal liberale come “burattino nelle mani di Salvini e Di Maio, veri capi del governo”.

Parole dure che hanno scatenato la reazione stizzita della maggioranza e ringalluzzito l’opposizione. Nel suo discorso, pronunciato in italiano fluente, Verhofstadt sottolinea il suo amore verso l’Italia e cita nostri compatrioti che, a detta sua, rappresentano al meglio il nostro Paese. Gli esempi sono, come facilmente prevedibile, personaggi di marcata inclinazione europeista o avversari di questo esecutivo: si parte da Altiero Spinelli ( “il padre fondatore” di questa Unione), Carlo Azeglio Ciampi, Mario Draghi, Giorgio Napolitano ( il solo nominarlo ha fatto partire fischi e proteste in aula) ed infine Emma Bonino ( “la mia buona amica”).

Una lista che non stupisce affatto, tanto meno scandalizza, vista l’impostazione liberale e filoUE di Verhofstadt ed il suo gruppo, nel quale per poco non stavano per entrare proprio i tanto odiati 5 Stelle. La lista degli “amici italiani” sminuisce il discorso pronunciato in parlamento, se l’obiettivo era quello di contrastare le istanze sovraniste e populiste, si può dire fallito in partenza.

Se la tesi degli euroscettici è quella del “popolo contro le elites”, chi come Verhofstadt cita personaggi minoritari e classisti come la Bonino o pesantemente impopolari come Draghi e Napolitano, non fa che dar man forte a chi vede nell’UE un’impostazione esclusivamente lobbystica. Guy Verhofstadt ama l’Italia, così tende a precisare, quasi fosse un lasciapassare per insultarne il popolo.

I suoi “amici” e bravi italiani, le personalità che non si piegano all’ignoranza pentaleghista, sono quelli che insultano e sviliscono il ruolo del Paese e la sua gente ogni qualvolta rilasciano una dichiarazione. Se si vuole attaccare una maggioranza politica, mandare avanti beghe di partito o quant’altro, si è liberissimi di farlo ma chiediamo a Guy Verhofstadt (e ad altri) un minimo di onestà intellettuale, e per quanto riguarda le sue amicizie ed i suoi riferimenti italiani, possiamo garantire che la nostra civiltà (così come lui stesso l’ha definita) ha prodotto molto di più e sicuramente di migliore.

(di Antonio Pellegrino)

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