Zweihänder: lo spadone del Rinascimento

Zweihänder: lo spadone del Rinascimento

Zweihänder, ovvero “due mani” o “doppia impugnatura”, è il nome che venne dato ad una terribile arma sviluppatasi a partire dalla fine del Quattrocento e giunta al suo apice nel pieno del Rinascimento. Lo zweihänder, chiamato in Italia Spadone, era una gigantesca spada in voga soprattutto fra i mercenari Svizzeri e Tedeschi che dominarono la guerra durante gli anni centrali del XVI secolo.

Questo spadone si sviluppò a partire dalle spade a due mani dei cavalieri, arrivando ad assumere dimensioni mai impressionanti. La lunghezza media delle zweihänder presenti al museo di Graz è infatti di 170 cm mentre il peso si aggira intorno ai 3.5 kg. Leggendo i diari dei maestri schermidori scopriamo che lo Spadone doveva essere lungo tanto quanto l’altezza di chi l’avrebbe manovrato. Ad essere gigantesca non era però solo la lama, lunga oltre un metro, di solito a doppio taglio e a volte ondulata, ma anche l’elsa. Questa generalmente raggiungeva infatti i 50 cm così come la guardia a crociera con bracci diritti, lunghi anch’essi 50 cm.

Zweihänder: lo spadone del Rinascimento
Nel riquadro a destra un Lanzichenecco con il suo spadone.

Un mostro di ferro che solo i più abili e forti riuscivano ad utilizzare a dovere. Lo zweihänder nacque e si sviluppò tendenzialmente in Germania ed in tutti i territori del Sacro Romano Impero Germanico. Qui divenne una delle armi in dotazione alle compagne mercenarie di Svizzeri e Lanzichenecchi che al tempo si contendevano la supremazia sui campi di battaglia. I soldati che la manovravano, chiamati doppelsölder ovvero “doppia paga”, avevano il compito di tranciare le picche e di scompigliare la formazione avversaria. Un ruolo così pericoloso da valergli appunto paga doppia.

Non solo infatti era estremamente complicato saper utilizzare uno Spadone, ma il compito di chi le portava in battaglia era fra i più pericolosi. La stazza dell’arma era così grande che eventualmente poteva essere usata anche come una lancia.

Zweihänder: lo spadone del Rinascimento
A sinistra e nel centro due rappresentazioni rinascimentali di uno zweihander, a destra un’armatura d’epoca e spadone.

Alcuni maestri di spadone raggiunsero una fama tale da essere ricordati ancora da noi. Si dice infatti che durante l’assedio turco della fortezza degli Ospitalieri di Malta, 1522, mercenari tedeschi armati di spadoni vennero posizionati in prima fila. La strage di Turchi che ne derivò mosse il Sultano a decidere di scendere a patti con gli assedianti. Si racconta anche che durante la battaglia di Lepanto, un capitano veneziano, tal Antonio Canale, senza armatura e armato solo di zweihänder, conquistò da solo una nave turca uccidendone tutti i marinai.

Zweihänder: lo spadone del Rinascimento
La spada riconosciuta del pirata frisone Pier Gerlofs Donia.

Il più famoso fra tutti gli impugnatori di spadoni è il pirata frisone Pier Gerlofs Donia. Questo pirata, che la leggenda vuole capace di decapitare più persone con un solo fendente, sapeva utilizzare con strabiliante maestria uno spadone di 213 cm dal peso netto di 6.6 kg. L’aumento di archibugieri e la maggior precisione delle armi da fuoco rese con il tempo inutile l’utilizzo sul campo di battaglia degli spadoni. Non per questo lo zweihänder sparì completamente. Impugnata con successo dall’imperatore tedesco Massimiliano I e dal re d’Inghilterra Enrico VIII, lo zweihnader divenne un’arma prettamente cerimoniale, usata da re e grandi signori come simbolo di potere.

(di Fausto Andrea Marconi)

 

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