eSports: un fenomeno sempre più globale

eSports: un fenomeno sempre più globale

Una notizia del genere è difficile pensare che possa arrivare dalla Cina, ma è tutto vero. Proprio da Pechino è giunta una novità parecchio interessante che riguarda l’intero universo dei videogame. Infatti, il governo cinese ha deciso di catalogare gli eSports come una professione a tutti gli effetti. È quanto viene svelato dal ben noto sito web di settore The Esports Observer, che ha sottolineato come la Cina non abbia voluto perdere l’occasione di puntare su uno dei settori economici caratterizzati dalla maggior crescita in questi ultimi anni.

La buona notizia che arriva dalla Cina potrà sicuramente dare un’ulteriore spinta alla regolamentazione di questo settore. Nello Stato più popoloso al mondo, tra l’altro, c’è già una fetta non indifferente di pro player, che hanno toccato quota 260 milioni. L’aggiornamento dell’elenco dei nuovi lavori da parte del Governo cinese ha, quindi, introdotto due figure nuove relative a questo settore: si tratta dei professionisti eSports e degli operatori eSports.
In Italia, per il momento, sembra che gran parte dell’importanza venga data al poker online e poco al resto, ma in realtà gli eSports sono un movimento che sta attraversando una fase di costante crescita. Anche se bisogna sottolineare come, nel mondo del poker, tanti giocatori fortissimi online sono riusciti a trasformarsi a campioni veri e propri anche nelle competizioni live: lo stesso percorso di Ramon Colillas, vincitore in questo inizio 2019 del PSPC, e partito dal mondo dello sport virtuale per arrivare ai successi dal vivo.

All’estero, però, i campioni degli eSport vengono trattati come se fossero delle vere e proprie star. Al pari dei calciatori italiani, per intenderci. Al punto tale che sono in grado di trainare una serie notevole di investimenti per garantire il maggior sviluppo possibile di un marchio. Non è ovviamente un caso se la UEFA ha scelto di lanciare, a partire dalla stagione 2019/20, una manifestazione parallela rispetto alla Champions League dedicata proprio agli eSports.
Per chi non l’avesse capito, comunque, stiamo parlando di un fenomeno veramente globale, che sta catalizzando l’attenzione di decine di migliaia di spettatori, ma che soprattutto è in grado di produrre dei numeri veramente d’oro. Basti pensare che i ricavi complessivi si aggirano intorno al miliardo di dollari all’anno, mentre i giocatori più bravi riescono a mettere nel portafoglio qualcosa come 500 mila dollari mensili di guadagni. Manca, molto probabilmente, un solo punto di riferimento nel settore, considerando anche il fatto che le comunità di gaming, piuttosto di frequente, scelgono di non staccarsi dalla piattaforma che pensano sia più adeguata, anche se comunque non hanno certo problemi a cimentarsi in nuove soluzioni. Quindi, come ha più di una volta sottolineato il buon Patrick Soulliere, il responsabile globale di eSport e gaming marketing di Ballistix, non c’è un servizio o piattaforma che riesca ad essere adatta a tutti i giocatori o comunque ad imporsi su tutte le altre.

Una delle altre caratteristiche, probabilmente una delle più apprezzate, di questo settore in forte crescita è certamente rappresentata dalla mancanza di qualsiasi tipo di barriera all’ingresso. In sostanza, oggi chiunque ha la possibilità di cominciare a giocare e farsi strada nelle varie competizioni e classifiche. Si impara a giocare su YouTube, poi si iniziano a sfidare gli altri giocatori su Xbox Live, su Twitch, formando una propria squadra e poi dando il via ad una carriera da professionista. Come detto, però, non si può paragonare il database di Twitch a quello di Facebook.

Photo by Global Panorama/ CC BY 2.0

La risposta di Amazon è stata immediata, ovvero quella di integrare Twitch con Prime, in maniera tale da poter spostare il servizio di gaming su una fetta di pubblico notevolmente più vasta. E, poco tempo fa, è arrivata anche la decisione di provare a fare breccia nel settore degli sviluppatori con il lancio di GameOn.

 

(La Redazione)

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