Baldr e la luce del Nord

Baldr e la luce del Nord

“Io vidi per Baldr /un sacrificio di sangue;/ per il figlio di Óðinn/il celato destino./ Ritto cresceva /alto sui campi/ esile e molto bello / un ramoscello di vischio./ Venne su da quel ramo/ che esile mi parve/ un terribile dardo di dolore.” *

Baldr, il Dio Bianco, Den Hvite Guden. Nonostante molti potranno saltare sulla sedia, iniziare ad alimentare il fuoco dell’indignazione e dello scandalo, svelo qui ed ora una cosa: bianco, in questo nobilissimo caso, è il colore della Luce intesa come radiazione della sacra ruota solare, riflesso dell’astro nascente, connotato sempiterno del divino.

Il mito di Baldr (Balder o Baldur in Islanda) è tra i più noti ed affascinanti nonché drammatici dell’Edda, il poema sacro dei popoli del Nord Europa. È presente sia nella versione detta “poetica”, sia in quella “in prosa” compilata da Snorri Sturluson nel XIII secolo ed è un’affascinante storia senza tempo, un grande classico che unisce le componenti peggiori dell’animo umano e quelle cosiddette altissime ed elevate, luce ed ombra dunque, indivisibili e comunque complementari.

Baldr è uno dei figli di Odino e Frigg, bellissimo, luminoso, retto e senza malizia, una sorta di esempio per dei e uomini. Dopo aver rivelato alcuni sogni angoscianti che predicono la sua stessa morte, il padre decide di scendere nel regno delle Ombre, da Hel, la regina dell’oltretomba, per chiedere se davvero la morte del figlio era prevista nell’ordine degli eventi imminenti. Dopo la triste ed inevitabile conferma, la madre Frigg convoca a se tutti gli esseri viventi, gli elementi, tutte le cose animate e inanimate e chiede loro un solenne giuramento: nessuno avrebbe mai ed in alcun modo potuto nuocere al figlio.

Baldr e la luce del Nord
Hel, la regina dell’oltretomba.

Da quel momento, uno dei passatempi degli dei diviene quello di formare un cerchio attorno a Baldr per metterlo alla prova con ogni tipo di oggetto che non può scalfirlo: pietre, veleni, armi e trappole, nell’intento di vedere quanto l’incantesimo della madre lo avesse reso davvero immune ad ogni tipo di offesa ed invulnerabile a qualsiasi malanno. Dietro a tutto questo ordine però si cela il disordine, quel disordine che ha la propria sacralità, il proprio posto nell’ordine stesso ossia in Loki.

Costui è l’astuto e ambiguo dio dell’inganno e figura dai mille volti, stretto nelle spire dell’invidia, figura che ordisce nell’ombra, sempre pronto a portare scompiglio e ad alimentare il caos. Loki dunque, nelle sembianze di una semplice donna mortale, parla con Frigg e riesce a carpire il segreto e il punto debole del Dio Bianco, una cosa soltanto infatti può risultare letale, il vischio, unico a non giurare perché al tempo parve troppo giovane e innocuo. L’impostore dunque si palesa al fratello di Baldr, Hǫðr, che essendo cieco non lo riconosce e cade nella trappola, lancia il rametto di vischio contro il fratello e lo trapassa uccidendolo sul colpo.

Baldr e la luce del Nord
Gli dèi che lanciano contro Baldr ogni arma mentre Loki offre con l’inganno del vischio ad Hodr.

I funerali sono solenni, viene preparata la nave funebre che diverrà la pira del fuoco purificatore. La moglie del dio, Nanna, si precipita sul corpo del marito e ivi muore per il dolore, seguendolo negli inferi. Odino depone sulle spoglie il leggendario anello Draupnir e sussurra all’orecchio dell’amato figlio una frase che mai potrà in alcun modo essere svelata, segno dell’intimità inviolabile di questo momento. Nonostante gli sforzi di tutti però la nave non riesce ad entrare in acqua e solo l’intervento della temibile gigantessa Hyrrokkin vi pone rimedio, qui lascio parlare l’Edda di Snorri, che più di ogni altra frase che potrei sforzarmi di dire, rende l’idea del momento tragico ed epico:

“Gli Æsir in seguito presero il corpo di Baldr e lo condussero al mare. Hringhorni si chiamava la nave di Baldr e di tutte era la più grande, gli dèi volevano portarla avanti ed erigervi la pira di Baldr, ma la nave non si mosse. Allora fu mandata a chiamare in Jötunheimr la gigantessa chiamata Hyrrokkin, la quale giunse a cavallo di un lupo con una vipera come briglia. Ella scese dal destriero e Óðinn chiamò quattro berserkir a prenderlo, ma essi non riuscirono a tenerlo finché non lo rovesciarono a terra. Quindi Hyrrokkin andò alla prua del nökkvi e alla prima spinta lo mosse, tanto che un fuoco si sprigionò dai tronchi di traino e tutte le terre tremarono. Thor divenne allora furioso, afferrò il martello e le avrebbe rotto la testa, se tutti gli dèi non l’avessero implorato di risparmiarla.” **

Baldr e la luce del Nord
Il dio Baldr, dio solare figlio di Odino.

Intanto Hermodr, altro fratello di Baldr, cavalca senza tregua fino a Hel, implorando la regina dei morti di restituire il fratello all’umanità e agli dei tutti, la sovrana pone una condizione, ossia che tutti gli esseri della terra, incluse le piante e le rocce, devono piangere la morte del Dio Bianco, se anche solo uno di questi non dovesse farlo, Baldr e Nanna rimarranno nell’oltretomba.

Tutti piangono la morte del giovane “figlio del Sole”, tranne una gigantessa, Thokk, le sue “lacrime asciutte” condannano di fatto Baldr a rimanere presso le Ombre, almeno fino a Ragnarok, la fine dei tempi, dopo il quale potrà tornare per regnare sulla terra in quella che sarà la nuova “età dell’oro”. Ovviamente sorse ben più di un dubbio che l’oscura Thokk altri non fosse che lo stesso Loki sotto mentite spoglie, ad ogni modo gli dei daranno la caccia all’artefice dell’inganno e lo condanneranno ad un atroce supplizio che ricorda quelli di Prometeo e di Tantalo presso la tradizione greco-romana.

Baldr quindi rappresenta l’eterno incontro-scontro tra luce e ombra, i suoi attributi ricordano quelli di Apollo o del Cristo stesso, giusto tra i giusti. Egli è il figlio del principale dio della tradizione nordica, Odino, detto anche Alföðr (padre di tutti) o Aldagautr (progenitore di tutti), come Cristo viene sostanzialmente sacrificato e come lui è destinato a tornare dopo la fine dei tempi, per annunciare un mondo nuovo di prosperità e benessere.

L’invulnerabilità, che però è sempre vulnerabile, riporta alla memoria anche il patto divino di Teti per il figlio Achille, il tallone dell’eroe greco è il vischio di Baldr, nulla è completamente immune dalle leggi della Natura, nonostante gli sforzi, le preci, i patti o le manipolazioni dell’uomo, tutto segue un ordine, anche nel disordine e tutto torna nel “prima” di cui non possiamo avere memoria, quel prima che è il principio stesso di ogni cosa, in quella luce che riscalda e che genera la vita. Nulla fermerà quest’ordine, l’eterno ritorno è morte e rinascita, ogni cosa ce lo ricorda ed è un comune denominatore per l’essere umano, Baldr tornerà:

 

“Cresceranno non seminati/ i campi;/ ogni male guarirà,/ farà ritorno Baldr./ Abiteranno Hǫðr e Baldr/ le vittoriose rovine di Hroptr,/ felici dèi guerrieri./ Volete saperne ancora?/ Allora Hǿnir/ l’aspersorio sceglierà,/ e i figli abiteranno/ dei due fratelli/ l’ampio mondo del vento./ Volete saperne ancora?/ Vede lei ergersi una corte/ più bella del sole,/ d’oro ricoperta,/ in Gimlé./ Là abiteranno/ schiere di giusti/ e per sempre/ vivranno felici.” ***

 

*/*** – Brani tratti dall’Edda poetica, Voluspa.

** – Brano tratto dall’Edda in Prosa.

(Nicola Bianchi)

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