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Economia globale a rischio per un buco nero di politica monetaria

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L’intero globo terracqueo si trova nuovamente vicino ad una recessione generalizzata ed estesa: secondo l’opinionista del Financial Times Lawrence Summers, la causa va riscontrata in una politica monetaria non adeguata, che ha rimpinguato le tasche dei mercati finanziari ma non dei cittadini. In tal modo, le Banche Centrali hanno fatto debito tramite emissione valutaria, ma non hanno contribuito a risollevare l’economia reale: in una crisi cronica di domanda, la risposta – concentratasi spesso nella scelta dell’austerità – è stata inadeguata, ed ha prodotto deflazione.

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Il fallimento delle Banche Centrali

Il primo discorso del nuovo amministratore delegato per il Fondo Monetario Internazionale, la bulgara Kristalina Georgieva, ha reso quantomeno incoraggiante la presa visione del panorama della comunità finanziaria globale, la quale si è riunita a Washington DC, nella settimana compresa fra il 14 ed il 20 ottobre del 2019, per l’annuale incontro riservato ai membri ed ai board dello stesso FMI e della Banca Mondiale. La signora Georgieva ha osservato che, mentre due anni fa la crescita stava vivendo un balzo di ben il 75% in tutto il mondo, le attuali previsioni del FMI si aspettano che essa subisca una frenata di circa il 90% per tutta l’economia globale alla fine del 2019. Il livello più basso da un decennio a questa parte.

Questo passaggio, che ribalta la situazione precedente, è venuto in essere quando le Banche Centrali in Europa ed in Giappone hanno abbracciato, a livello di politica monetaria, quella dei tassi di interesse negativi. E gli investitori prevedono, da parte della Federal Reserve statunitense, ulteriori tagli dei tassi. Le obbligazioni per un valore superiore a 15 miliardi di dollari vengono scambiate con rendimenti negativi.

Se il problema principale fosse dal lato dell’offerta, ci si aspetterebbe di vedere una pressione al rialzo dei prezzi. Invece, a dispetto della politica monetaria e della politica fiscale allentate, le Banche Centrali nel mondo industrializzato – come gruppo compatto – hanno fallito nei loro obiettivi di inflazione nel termine temporale di un decennio, ed i mercati prevedono il prosieguo di questo trend.

 

Il buco nero della politica monetaria

Europa e Giappone sono impegnati in un buco nero di politica monetaria. Senza una maggiore discontinuità, non vi è assolutamente prospettiva che i tassi d’interesse ritornino in territorio positivo. Gli Stati Uniti sembrano essere distanti soltanto una recessione dall’entrare nel medesimo buco nero. In tal caso, l’intero mondo industrializzato – nella migliore delle ipotesi – fornirebbe rendimenti trascurabili, ed anzi spesso negativi, a risparmi privi di rischio ed al di sotto degli obiettivi di crescita ed inflazione. Dovrebbe per di più mantenere la stabilità finanziaria fra accresciuti incentivi per la leva finanziaria e per l’assunzione di rischi.

Tutto ciò richiede un novello modus cogitandi, e segnatamente nuove politiche, così come la rapida inflazione degli anni Settanta impose all’epoca un rapido ripristino. Una volte che le economie si trovano nel buco nero della politica monetaria, le Banche Centrali che si concentrano sull’obiettivo dell’inflazione saranno inefficaci nel raggiungere il loro target immediato, ed incapaci di stabilizzare produzione ed occupazione. L’azione politica necessita di spostarsi verso un’altra direzione.

 

Il problema della carenza cronica di domanda

Il principale problema macroeconomico di oggi è profondamente diverso da qualunque altro che qualsiasi uomo politico vivente abbia mai visto ed affrontato prima. Come da diversi anni si sta argomentando nel dibattito economico, si tratta di una versione della stagnazione secolare – cronica mancanza di domanda – che Alvin Hansen aveva teorizzato durante la Depressione.

Nell’odierna economia globale, la domanda di investimenti privati non è manifestamente in grado di assorbire i risparmi privati, pure con tassi di interesse reali negativi e restrizioni limitate sui mercati finanziari. Esattamente ciò è il motivo per cui, anche con il crescente debito pubblico e con dei prestiti insostenibili, la crescita rimane lenta ed al di sotto dell’obiettivo.

Sin dal 2013, quando ho sostenuto per la prima volta che stavamo vedendo qualcosa di più dei semplici “venti contrari economici“, i tassi di interesse sono stati molto più bassi, i disavanzi fiscali sono stati molto più grandi, e la leva finanziaria de i prezzi delle attività sono stati molto più alti del previsto. Tuttavia crescita e inflazione hanno fallito nelle previsioni che si erano fatte su di loro. Questo è esattamente ciò che ci si aspetterebbe da una stagnazione secolare: una cronica carenza di domanda nel settore privato.

 

Possibili soluzioni alla situazione corrente

Che cosa bisogna fare? Per iniziare, sarebbe utile se i responsabili politici riconoscessero che il problema politico non sta livellando le fluttuazioni cicliche o prevenendo la licenziosità. Piuttosto, la questione fondamentale è garantire che la domanda globale sia sufficiente e ragionevolmente distribuita fra i Paesi.

Il punto di partenza è smorzare le guerre commerciali – che si tratti di azioni, di minacce o di retorica. I guerrieri commerciali pensano di star giocando ad un gioco a somma zero in tutto il mondo, con un Paese che guadagna domanda a spese di un altro, aprendo mercati od imponendo protezione. In effetti, i conflitti commerciali sono giochi a somma negativa, perché non esiste un vincitore che compensi la domanda che è stata persa, essendo che l’incertezza inibisce e ritarda le decisioni di spesa.

Dato il rischio di una catastrofica spirale deflazionistica, le Banche Centrali hanno probabilmente ragione a tentare di allentare e facilitare le condizioni  delle politiche monetarie. Pur tuttavia, dei rendimenti decrescenti si sono sicuramente verificati per quanto riguarda la politica monetaria e vi è il rischio di arrecare un danno reale alla salute delle banche e degli altri intermediari finanziari.

 

L’importanza della politica monetaria

I più importanti governi devono ripensare la politica fiscale. Il debito pubblico od il sostegno pubblico al debito privato sono necessari per assorbire i flussi di risparmio. Con tassi reali vicini allo zero o finanche negativi, il costo del servizio del debito è molto basso ed i bassi tassi di interesse possono essere bloccati per decenni. Ciò significa che i livelli di debito che erano prudenti quando i tassi erano al 5% non possono più essere applicati nel mondo dei tassi di interesse a zero di oggi. I governi che gestiscono surplus cronici non stanno facendo la loro parte per sostenere l’economia globale e dovrebbero essere oggetto di controllo internazionale.

Vi sono anche altri possibili interventi. L’aumento delle pensioni pubbliche “pay-as-you-go” ridurrebbe il risparmio privato senza aumentare i deficit. Le garanzie pubbliche potrebbero stimolare investimenti verdi privati. Nuove normative che spingano le aziende ad accelerare i loro cicli di sostituzione aumenteranno gli investimenti privati. Misure per creare ambienti più ospitali per gli investimenti nei Paesi in via di sviluppo possono anche promuovere l’assorbimento del risparmio globale.

Aumentare la spesa sonora, cioè pubblica, è l’antidoto alla stagnazione secolare ed ai buchi neri monetari. Dovrebbe essere un problema tecnico più facile da risolvere e molto più facile da vendere politicamente rispetto alle sfide di austerità delle epoche precedenti. Ma i problemi non possono essere risolti fino a quando non vengono adeguatamente diagnosticati, e la comunità finanziaria globale non è ancora a questo punto. La speranza è che qualcosa possa presto cambiare.

(Articolo originale di Lawrence Summers sul Financial Times – Tradotto e rielaborato da Lorenzo Franzoni)

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