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Bellerofonte: la storia dell’eroe greco che uccise la Chimera

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Nell’antica mitologia greca Bellerofonte, conosciuto anche come Ipponoo, fu l’eroe capace di uccidere la terribile chimera e di cavalcare il cavallo alato pegaso. Al pari di Eracle, Achille e Teseo, Bellerofonte è stato uno degli eroi della religione greca più amati e famosi. Al contrario di Eracle o Achille, però, Bellerofonte non era dotato di poteri, non era né invincibile né forte quanto Ercole, eppure compì imprese straordinarie.

Fra i discendenti di Bellerofonte ci sono anche Sarpedone e Glauco il giovane che combatteranno nel ciclo epico della guerra di Troia.

Bellerofonte: la storia dell'eroe greco che uccise la Chimera
Bellerofonte a cavallo di Pegaso combatte la Chimera

La storia di Bellerofonte

Bellerofonte era un principe, principe di Corinto per la precisione, una ricca e potente città della Grecia dei tempi di Omero e oltre. Questa città, situata nella parte nordorientale del Peloponneso ed adagiata sul Mare Egeo, era, al pari della famosa Tebe, la sede di diversi racconti mitici. Fra questi leggiamo la storia di Ipponoo, figlio di Glauco ed Eurimede, i signori della ricca città di mare.

Il principe Ipponoo non avrebbe tenuto però a lungo il suo nome di  nascita. Infatti a causa di un vile reato sarebbe stato chiamato, da quel momento in poi, Bellerofonte. La storia di Bellerofonte iniziò nella maniera più classica per un eroe mitologico: con l’esilio. Il nostro eroe venne infatti esiliato dopo aver ucciso suo fratello Bellero, re di Corinto. In seguito a questo violento fratricidio non solo venne esiliato, ma venne marchiato a vita con il nome Bellerofonte, ovvero “uccisore di Bellero”.

Esiliato, il giovane si rifugiò presso Preto, re di Tirinto, altra grande città della Grecia arcaica. Qui Bellerofonte venne purificato dal suo peccato, ma causò altri danni, seppur indirettamente. La moglie di Preto, Stenebea, invaghitasi del giovane di Corinto volle giacere con lui. Respinta da Bellerofonte, decise di vendicarsi aizzando il marito contro il giovane e dicendo che l’ospite del re aveva abusato di lei.

Preto, infuriatosi per il racconto della moglie, non poteva però uccidere il giovane. In Grecia vigeva infatti la legge della Xenia, l’ospitalità sacra. Chiunque l’avesse violata sarebbe stato perseguitato dalle Erinni e marchiato come infame tutta la vita. Decise allora di liberarsi di Bellerofonte con uno strategemma.

Bellerofonte affronta la chimera
Bellerofonte affronta la chimera

Bellerofonte affronta la Chimera

Preto inviò l’eroe di Corinto presso Iobate, re di Licia, con la scusa di far consegnare una lettera. Ciò che Bellerofonte non sapeva però era che nella lettera Preto chiedeva a Iobate di ucciderlo. Per lo stesso motivo anche Iobate si rifiutò di uccidere il giovane, e decise allora di sbarazzarsene inviandolo in un’impresa impossibile. Gli chiese dunque di uccidere la Chimera, un mostro terribile che stava distruggendo la Licia in lungo e in largo.

La chimera, progenie di Tifone ed Echidna, due esseri malvagi rappresentazione stessa del Caos e del Disordine, aveva un aspetto terribile. Miscuglio di animali diversi, secondo Esiodo essa aveva il corpo di un leone, sulla schiena la testa di una capra ed una coda di serpente. Mentre per l’autore di Iliade ed Odissea la chimera:

«[…] Era il mostro di origine divina,
leone la testa, il petto capra, e drago
la coda; e dalla bocca orrende vampe
vomitava di foco: e nondimeno,
col favor degli Dei, l’eroe la spense […]»
(Iliade, VI, 180-184, trad. V. Monti)

Per ucciderla il giovane eroe di Corinto non poteva contare sulle sole proprie forze. Dopotutto era solo un mortale. Dovette quindi, secondo il suggerimento dell’indovino Polido, catturare il cavallo alato di Zeus, lo splendido Pegaso. Per riuscire a domare Pegaso Bellerofonte dovette dormire nel tempio della dea Atena. Qui, in piena notte, l’eroe ricevette delle istruzioni da parte dela dea stessa che gli disse: “Dormi, principe della casa di Aiolo? Vieni, prendi questo incantesimo per il destriero e mostralo al Domatore tuo padre e come sacrificio ponigli un toro bianco.

Chimera Bellerofonte
La Chimera come descritta da Esiodo.

Al suo risveglio trovò al suo fianco una briglia d’oro che usò per domare il cavallo alato di Zeus. Una volta a cavallo di Pegaso, Bellerofonte si diresse spedito verso la Licia dove la Chimera stava seminando morte con il suo alito infuocato. Lo scontro fu breve ma intenso. Grazie alle ali di pegaso, Bellerofonte aveva guadagnato un gran vantaggio. Lontano dalla terra avvelenata e bruciata dalla presenza della Chimera, l’eroe poteva muoversi liberamente.

Non solo, in questo modo era infatti anche a giusta distanza dalla coda di serpente del mostro, velenosissima. Per uccidere la bestia però serviva un’arma speciale. L’unico modo per annichilire la bestia era infatti quello di farla soffocare e per farlo serviva del piombo. Nel momento giusto, Bellerofonte dall’alto del cielo scagliò contro le fauci leonine spalancate della chimera una lancia con la punta di piombo.

Il metallo, a contatto con il calore infuocato delle interiora della bestia, prese a liquefarsi soffocando così il mostro.

Dalla chimera alla caduta per superbia

Dopo questa grande impresa ne compì altre due, sempre su richiesta di Iobate che cercava di sbarazzarsi di lui. Grazie alle ali di pegaso Bellerofonte sconfisse in battaglia anche le Amazzoni e i Solimi, due popolazioni nemiche del re di Licia. Così, guadagnatosi la fiducia ed il rispetto del vecchio re, Bellerofonte venne messo a conoscenza dello stratagemma di Preto. Ma ormai il giovane si era fatto amico Iobate.

Onorato come grande eroe, Bellerofonte prese in sposa Filinoe, la figlia di Iobate, diventando così l’erede al trono di Licia. Insieme la coppia ebbe tre figli, Isandro, Ippoloco e Laodamia. L’apice della gloria, della fama e dalla felicità di Bellerofonte fu il momento in cui l’astro del nostro eroe iniziò a decadere. La fama lo rese infatti sempre più orgoglioso e superbo. In virtù della sua vittoria contro la chimera Bellerofonte iniziò a ritenere suo diritto ascendere al Monte Olimpo, la dimora di Zeus e degli dèi.

Un giorno, accecato dalla sua stessa hybris, tracotanza, Bellerofonte salì in groppa a pegaso e iniziò a volare verso la casa degli dèi. Questo gesto, compiuto da un mortale, indispettì grandemente tutti gli dei. Un mortale, per quanto famoso e potente, doveva ricordare il suo posto nella gerarchia del Cosmo, e quel posto non era sicuramente insieme agli esseri divini che dimorano sull’alto Monte Olimpo.

Venne così inviato un semplice tafano che punse pegaso facendolo imbizzarrire. Bellerofonte, persa la presa sul cavallo alato, precipitò fino a terra cadendo in un covo di rovi. La caduta rese il bellissimo eroe cieco e storpio: la tracotanza nei confronti del divino era stata punita.

(di Fausto Andrea Marconi)

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