Sovranismo ed estremismo

Sovranismo ed estremismo

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Il sovranismo, col passare del tempo ogni organismo si fa adulto. Dopo averne trattato gli aspetti concernenti al battaglia culturale, è tempo di affrontare più nel profondo la sua concezione del mondo. Non sono più tollerabili, infatti, disorganicità sia dal punto di vista della concezione del mondo, sia dal punto di vista teorico, sia dal punto di vista pratico-strategico

Su tutta una serie di questioni cruciali, talvolta giuste, talvolta sbagliate o malcomprese, si delinea così la categoria degli “estremisti”. Un “atteggiamento”, più che un’idea della politica e della realtà, e che compensa il “moderatismo”, esso forse più di contenuto, presente sempre nel campo sovranista.

 

Questioni aperte nel campo sovranista

 

Innanzitutto la questione delle questioni: l’“uscita dall’Euro”. Un’intransigenza estremistica promossa a tutta voce dagli “egolatri del web” – da memorizzare la lezione di McLuhan sugli effetti della tecnologia sull’ego! L’obiettivo deve essere il benessere economico dell’Italia. Obbiettivo raggiungibile anche senza uscire dalla moneta unica, ma con politiche compensative di vario genere. Idee come i Minibot, rendere pubblica la Cassa Depositi e Prestiti, ad esempio. Poi c’è il problema strategico: è possibile uscire dall’Euro senza avere alcun piano? E qualora vi fosse un piano, è intelligente sbandierare l’“uscita” ai quattro venti?

Altra questione fondamentale, è l’“anticapitalismo”. Chiodo fisso di tutta la politica radicale fascista, comunista e rossobruna – non del sovranismo. Innanzitutto, bisognerebbe spiegare a questi soggetti che le alternative al capitalismo da loro ideate, o messe insieme alla buona, sono sempre all’interno del capitalismo. Se si studiasse per davvero Carlo Marx, si comprenderebbe che le politiche keynesiane o l’impulso all’economia nazionale, a cominciare dalle piccole e medie imprese, sono sempre “capitalismo”.

Il vero problema economico-politico è lo Stato sovrano in grado “comandare” l’economia, e di converso l’economia volta al “bene comune” dello Stato. In quest’ottica è possibile combinare a seconda dell’utilità i vari sistemi economici (capitalistico, socialista, dirigistico, misto, ecc.). Del resto, ci sarà un motivo per cui in Occidente il socialismo integrale e su vasta scala non ha mai fatto presa? Ci sarà un motivo per cui le migliori esperienze politiche occidentali, e non solo, hanno realizzato una “combinazione” di questi elementi?

Sull’onda dell’anticapitalismo vi è la questione “antiliberista”. Qui bisogna capire che in realtà le forze principali del sovranismo, alle quali viene additato di essere liberiste, in molti casi non hanno una visione compiuta dell’economia e della società. Esse rimasticano slogan, pezzi di programmi o idolatrano personaggi senza però possedere cognizione. Queste forze vanno indirizzate, favorendo dentro di esse le correnti e le proposte che seguono una certa direzione. Anche in questo caso un problema tattico-strategico. 

La “politica estera” è un altro dei temi del sovranismo dove, a volte, vincono slogan e posizioni per partito preso. La questione NATO, uno scoglio per ogni discussione serena e lucida in materia di politica estera. Bisogna cogliere il momento storico di sostanziale inutilità della NATO, momento colto dallo stesso Trump o meglio ancora da Macron, e su questa base articolare una politica estera di progressiva indipendenza. Una politica che possa guardare alle intese più spregiudicate, ma promossa con intelligenza e senso della realtà. 

 

Lo sviluppo dell’ideologia sovranista

 

Altro punto sul quale generare maturità è il superamento della retorica “popoli contro élite”. Questo tipo di opposizione è utile per destarsi dall’addormentamento di massa, ma poi deve essere integrata in uno schema più completo, raffinato e allo stesso tempo “accessibile”. Il sovranismo deve far capire che anche il popolo è responsabile della situazione attuale. Le élite sono uno “specchio” del popolo e viceversa, e non c’è nessuna centrale diabolica, nessun “grande altro” che in realtà non faccia quello che precisamente in questo momento storico è deputato a fare. Un discorso che si rallaccia al cosiddetto “complottismo”, vero e proprio “mito incapacitante”.

Un discorso che ha nulla a che vedere con lo scontro tra concezioni del mondo, e che prevede anche gruppi più o meno “nascosti”. Tutti gruppi che, però, fanno il loro gioco in uno scacchiere complesso. La questione fondamentale non è tanto individuare ed attaccare questi gruppi, premesso che si abbiano basi scientifiche per farlo e anche possibilità di esporsi, ma sapere che cosa si può fare, anche nel piccolo, per migliorare lo status quo. Dal punto di vista del contenuto, per questo modo di ragionare è come se esistesse una specie di “complotto permanente” che, dall’alba della storia, i governi, il potere, il “sistema” portano avanti a danno dell’umanità.

Un ragionamento che pecca di “progressismo” ed “egualitarismo”. Progressismo, perché non è vero che i governi e i poteri sono cattivi per antonomasia, e che quindi solo con la fine del potere l’uomo passerà dallo stato di barbarie alla civiltà. Egualitarismo, perché non tutti gli uomini sono uguali, ed è solo in conformità alla propria “natura” che si può essere portatori o meno di un principio, e si può essere predisposti o meno a determinate conoscenze e competenze.

Da analizzare criticamente anche gli attacchi ai capi politici del sovranismo (Salvini e Meloni). “È stato creato un mostro: Matteo Salvini!” Di conseguenza il conformismo imperante chiede come conditio sine qua non il costante disprezzo di Salvini. Anche nei settori meno politicamente corretti, è necessario porre le distanze dal capo leghista. Sarebbe il caso di avere maggiore rispetto per l’anima del popolo italiano, la quale sta facendo “questo” percorso, e si rivede oggi perfettamente in questi capi, i quali non vanno denigrati in continuazione come segno di superiorità verso il popolo che “è ignorante e non capisce nulla”.

Infine l’“egolatria”, pestilenza della personalità divenuta di massa e che fa presa anche nei settori politici “radicali” e nei “guru del web”. La perversione dell’ego tipica delle influencer ma che sembra aver contagiato anche la politica. Le star del web o, in alcuni casi della TV, con questo atteggiamento perdono sempre di più la funzione progressiva, per divenire quantomeno fuorvianti dal punto di vista politico. E anche questo è un atteggiamento, piuttosto “immaturo”, e che appunto qualifica l’estremismo come “malattia infantile del sovranismo”.

(di Roberto Siconolfi)

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