Matteo Salvini

Ecco perché Salvini non è affatto disperato

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Comincio ad avere il sospetto che Salvini si sia mosso con furbizia. Ha fatto saltare il governo, dopo aver mostrato fin troppa pazienza; ma l’ha fatto in base ad un voto contrario dei “5 stelle” sulla TAV che in effetti non era un motivo di così grande rilevanza per la politica di un Governo, che ha ben altri problemi di fronte. Tuttavia, il voto si presentava come una sorta di sfiducia al Premier (filo-grillini) che aveva già inviato a Bruxelles lettera per la continuazione dei lavori; per cui sembrava una buona occasione di cui approfittare al fine della necessaria rottura. A questo punto Conte è tornato precipitosamente verso l’“idillio” con i pentastellati, mostrando chi è in realtà, chi l’ha voluto e quali manovre c’erano dietro la formazione del governo fin dall’inizio; e anche questo mi sembra un risultato non negativo della brusca mossa leghista.

Tutte le possibilità di Matteo Salvini

Adesso Salvini si permette di essere di volta in volta durissimo e nel contempo possibilista. Ma non è affatto disperato e credo sapesse bene quali tentativi ci sarebbero stati per evitare il voto; e attende appunto che gli altri trovino la soluzione in tale direzione. Se sarà trovata e approvata da Mattarella, farà constatare ad almeno i tre quarti degli italiani chi ha un concetto di “democrazia” del tutto variabile a seconda del proprio salvataggio dal voto popolare che lo annienterebbe. Inoltre, il leader leghista si salverà dalla manovra finanziaria che, fatta senza possibilità di autentico deficit, sarebbe in effetti pesante. In più, se viene un governo “antipopulista”, la Germania (che sta entrando in recessione e comincia a parlare di spesa pubblica in deficit; una vera coerenza!) si dimostrerebbe benevola verso il possibile deficit italiano. Così dimostrerebbe la malafede di quando lo voleva impedire al Governo con ministro Salvini.

Certo quest’ultimo minaccia solo manifestazioni (pacifiche) di piazza, che sono poco adeguate ai momenti che si stanno preparando. Tuttavia, il nuovo eventuale Governo, malgrado la benevolenza del vecchio establishment UE (che ha eletto di misura la sua “Ursula”), non combinerà gran che, soprattutto per l’imprenditoria non rappresentata dai mestatori della Confindustria, che è sempre stata quanto di più reazionario e anti-italiano esiste in questo paese. Il fatto che poi abbiano ritirato fuori il capino vecchi arnesi, massimamente squalificati e indigesti, quali Prodi, D’Alema, Gianni Letta, eventualmente il “nano d’Arcore”, fa ulteriormente il gioco di Salvini. Il nuovo Governo porterebbe solo disagi (anche se forse non la riapertura completa dei porti all’immigrazione, che irriterebbe troppo la popolazione nostrana).

Cosa manca al Capitano

Con Draghi premier – ieri sera Sallusti ha rivelato che questa è la sporca manovra che vorrebbe il suo “padrone”, a dimostrazione di come Salvini avesse ragione a non fidarsi minimamente di F.I. – si otterrebbe la complicità della UE ormai in convulsioni, ma non si riconquisterebbe alcuna popolarità. Per concludere, la debolezza di Salvini è semmai nella incapacità di organizzare l’ormai indispensabile radicale violenza per spazzare via i farabutti della “sinistra” tutta (compresi i “grandi riformatori” della LEU). E certamente sulla politica estera, egli resta legato agli USA e non a favore di un multipolarismo che va utilmente crescendo.

Tuttavia, non ci si dimentichi che quel paese non ha una politica “unitaria”. Logicamente vuole la supremazia mondiale, ma con metodi diversi e favorendo differenti gruppi sociali; la rottura interna così verificatasi è forte ed è in fondo una delle cause del caos creatosi anche in Europa. Quindi stiamo attenti quando parliamo di atlantismo della Lega. E’ vero, ma non esiste un atlantismo soltanto; ci sono contraddizioni gravi al suo interno, che giocano OGGETTIVAMENTE a favore del multipolarismo. In ogni caso, la situazione diverrà via via più difficile anche al nostro interno e si accentuerà pressoché sicuramente la rabbia dei ceti più popolari. Vedremo un po’, pur se ci vorrà del tempo. Oggi pomeriggio si chiarirà qualcosa, ma non si creda che ci sarà la soluzione definitiva.

(di Gianfranco la Grassa)

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