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Proteste per l’ambiente: nuove tasse e la questione valoriale

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Le proteste per l’ambiente hanno condizionato la finanziaria del governo Conte Bis, ovverosia l’esecutivo giallo-rosso. Cercare di comprenderne le fattezze, le scaturigini e le ricadute, è quanto mai importante, al fine di poter avere una visione d’insieme della realtà.

 

La rete internazionale dietro alle proteste per l’ambiente

È necessario avere un quadro d’insieme degli eventi politici, economici e culturali mondiali, per una corretta lettura anche di quelli nazionali. Il nuovo movimento ambientalista, che ha come paladina la sedicenne Greta Thunberg, è un complesso di forze di varia natura, che si articola in più piani. Quello più visibile è di tipo culturale, che promuove una nuova forma di ambientalismo basata su una serie di credenze, più o meno veritiere, quali il “surriscaldamento globale/cambiamento climatico”, l’inquinamento e il processo di distruzione della natura grazie alla mano dell’uomo.

Dopo questo livello, si presenta l’interesse di alcuni settori importanti dell’economia multinazionale, che sostengono la riconversione del capitalismo alla sua fase “verde”, la cosiddetta “green economy“, come nuovo settore di espansione. Dato interessante è l’impennata di vendita di automobili elettriche – +120% nei primi 6 mesi 2019, +220% nel solo mese di giugno (statistica Anfia/Acea) -, o di prodotti “ecologici”, proprio in virtù di questa ondata di protesta.

Interessante, oltre a tutta la gigantesca operazione di marketing, è anche il sovvenzionamento, verso il movimento della Thunberg, di grandi gruppi come la Fondazione One, finanziata: dalla Bank of America; la multinazionale dell’agroindustria Cargill; la Coca Cola; la Open Society Foundation. Da tenere conto delle personalità di spicco della élite e dello star system statunitense che gravitano attorno al fenomeno Greta, a cominciare dalla madre Malena, celebre cantante e scrittrice.

 

La colpevolizzazione dell’uomo

Quest’ultimo discorso è fondamentale per comprendere l’orientamento “panteistico-naturalista” che costituisce uno dei substrati “spirituali” di taluni circoli elitistici americani e occidentali. Di solito, legati al complesso ideologico-politico “socialdemocratico totalitario” (Democratici americani, politicamente corretto, lobby degli “pseudo diritti” o “diritti cosmetici”, ecc…). La radice ultima di questo ragionamento è basata sul “primato della natura sull’uomo”.

Questi non viene più visto come prodotto di una superiore creazione “divina”, bensì delle forze materiali e naturali, le quali possono tranquillamente “fagocitarlo”, nel caso egli sia “di troppo” – concezione dell’uomo come “parassita”, “cancro del pianeta” e soluzione neo-malthusiana (drastica riduzione della popolazione mondiale). Di qui, le politiche volte alla colpevolizzazione dell’uomo, all’angoscia per una specie di “apocalisse verde” e di una nuova “falsa saggezza” verso le idee, e gli uomini, che fanno le “veci della natura” – i circoli elitistici sopramenzionati.

 

Le nuove tasse “ambientali” nel governo Conte Bis

La politica economico-finanziaria del governo Conte Bis, in taluni dei suoi provvedimenti, rientra perfettamente in questo schema, ove rientrano le proteste per l’ambiente diffusesi anche in Italia. Tra essi, infatti, abbiamo:

  • le penalizzazioni per alcune categorie di auto “non ecologiche” (tra cui quelle aziendali);
  • la “plastic tax” (imposta su prodotti monouso come bottiglie di plastica, buste e vaschette in polietilene, polistirolo, tappi delle bottiglie, etichette e materiali plastici usati per protezioni e imballaggi);
  • la “sugar tax” (tassa sulle bevande zuccherate);
  • microtasse su cartine e filtri per sigarette rullate.

Tutte incombenze rivolte ai cittadini e in ricaduta alle piccole e medie imprese nazionali, che producono alcuni di questi beni – ad esempio, la Cooperativa COPROB di Minerbio (Bologna), produttrice di zucchero, e la International Tobacco Agency di Treviso. Provvedimenti che costituiscono una dimostrazione pratica di questo orientamento, che impoverisce il cittadino, colpevolizzandolo di fatto, e che colpisce anche il sistema industriale nazionale, a vantaggio di quello multinazionale. Provvedimenti, tra l’altro bocciati anche dall’ex Ministro dell’Ambiente Ronchi, perché utili semplicemente a fare cassa e non inseriti in un meccanismo virtuoso di riciclo. Critico pure l’ambientalista Realacci, che sostiene che le risorse recuperate con la leva fiscale vadano reinvestite “effettivamente” nell’economia verde, in cambiamenti “graduali”, “favoriti e non forzati”.

 

Le proteste per l’ambiente e la questione valoriale

Tornando all’impianto ideologico di tali scelte – spinte dalle proteste globali per l’ambiente -, la sostanza di tutto è la seguente: “L’uomo, ovverosia l’uomo comune, è il cancro del pianeta e quindi deve pagare per la sua condotta, a cominciare dalle tasse“. La questione – il rapporto uomo-economia-ambiente – in realtà esiste, ma andrebbe affrontata in maniera esattamente capovolta. 

È l’uomo a “creare la sua realtà” e ad essere anche dominatore della natura, che in una concezione organica dell’esistente, non è nient’altro che il riflesso della sua interiorità. Un uomo interiormente “ordinato“, “equilibrato” e “consapevole” del suo ruolo di programmazione della vita delle comunità sulla terra, recupera in maniera corretta la correlazione con l’economia e la natura. In realtà, il discorso del Ministro Di Maio sullo “statista che progetta a lungo termine” è giusto.

Ma qui si scontrano, oltre alla semplice bega politica nazionale, due concezioni del mondo. Da un lato, quella delle élite mondialiste attualmente al potere, che vedono nel governo Conte Bis – soprattutto nel M5S – il massimo rappresentate possibile a livello nazionale. Dall’altro, il sovranismo, questa forza “spuria”, ancora giovane, che talvolta si mischia col populismo, talvolta vi rientra come cosa sola, categorizzato spesso in etichette formali e mediatiche. Il sovranismo deve diventare “adulto”, produrre la sua concezione del mondo “integrale” e le sue “nuove élite”. E bisogna farlo proprio a partire dai principi, quella che volgarmente viene definita la “questione dei valori”.

Quale tipo di mondo vogliamo costruire? Quello del primato dell’uomo o della natura? Delle forze dello spirito o di quelle della materia? Del mito del progresso – lo stesso che poi porta alla soluzione “falso-ambientalista” – oppure del “ritorno alle origini”? Dell'”economia al centro di tutto” o del “bene superiore dello Stato e della comunità”? E poi, a carattere politico-governativo, si vuole ricostruire una visione d’insieme a lungo termine oppure continuare con le manovre di piccolo calibro? Questi gli interrogativi da porsi, anche nel caso in cui talune forze politiche sovraniste vadano al governo, l’alternativa è il rimasticamento di esperienze già fatte, come quelle della “Seconda “Repubblica”.

–> LEGGI ANCHE “IL CLIMA E LA PISTA DEI SOLDI: CHI STA DIETRO THUNBERG ED OCASIO-CORTEZ”

(Roberto Siconolfi)

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