Tradimento

Il tradimento: una parola reale, non da libri di fantasia

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La parola “tradimento” vive una fase di straordinaria sottovalutazione. Quasi di vilipendio, oseremmo dire, considerato il suo portato sempre attuale, slegato da un periodo storico ma assolutamente pratico e concreto. In queste settimane siamo venuti a conoscenza di un tradimento, l’ennesimo, della nostra politica verso l’Italia e il suo popolo.

L’avvocato del popolo e il tradimento

Giuseppe Conte è il primo traditore. Incontestabile e incontrovertibile. Il presidente del Consiglio, autoproclamatosi avvocato del popolo, è proprio colui che ha tradito il suo popolo. Lo ha fatto senza vergogna, nessun tipo di ripensamento o imbarazzo, quando in estate ha apparovato da sè il nefasto accordo sul MES che potrebbe costringere l’Italia ha versare altri 111 miliardi in un fondo da cui potrebbe attingere, in pratica, solo portando quasi alla fame i propri cittadini (perché questa è la sostanza, al netto delle idiozie di maniera), una formula magica di rimembranze greche che in lingua europeista si pronuncia come “ristrutturazione del debito”.

Gli europeisti si barcamenano, certo, parlano dei cavilli, dei casi limitati in cui la ristrutturazione potrebbe non essere necessaria.

Intanto l’avvocato del popolo se n’è fregato bellamente della risoluzione del Parlamento italiano datata 19 giugno 2019,  quando Molinari della Lega e D’Uva del M5S chiesero esplicitamente a Conte di non procedere all’approvazione del MES senza un passaggio parlamentare.

Quanto sarà passato dalla colossale noncuranza di quella risoluzione? Una settimana? Dieci giorni? Macché, il giorno dopo il signor Conte “invita a procedere” per usare le parole dell’altro traditore, Roberto Gualtieri.  Complimenti.

Roberto Gualtieri e il tradimento

Il ministro dell’economia Roberto Gualtieri è il secondo traditore. Colpevole meno del primo, non esecutore materiale di un atto vergognoso contro i voleri della già disgraziata sovranità italiana, calpestata da decenni senza ritegno con vari artifizi, magari puntando sul singolo caso di corruzione per distrarre un’opinione pubblica ovviamente confusa e distratta dalle proprie pene quotidiane. Ma comunque colpevole di tradimento. Accordo chiuso, dovrà farsi. Anche senza discussione in Parlamento. Che a quanto pare va bene solo quando si tratta di discutere di aspetti non direttamente interessati dai voleri di Bruxelles, o per discutere di tasse sulla plastica o sullo zucchero. La democrazia delle banane, garantita dalla nostra splendida Costituzione.

Non quando si tratta di impegnare la Nazione in un versamento multimiliardario da cui è quasi matematicamente impossibile riuscire a trarre qualche vantaggio, ma solo un’ulteriore spesa che va ad aggiungersi al nostro debito galoppante e alla schiavitù economica che ci attanaglia da 30 anni.

Chi tradisce dovrebbe pagare

Condizionale d’obbligo, dubito fortemente che mai avverrà. In ogni caso, l’articolo 264 del codice penale parla abbastanza chiaro:

Chiunque, incaricato dal Governo italiano di trattare all’estero affari di Stato, si rende infedele al mandato è punito, se dal fatto possa derivare nocumento all’interesse nazionale, con la reclusione non inferiore a cinque anni.

L’avvocato del popolo dovrebbe essere messo agli arresti, lo dice la legge. Che questo avvenga realmente è un altro discorso. La Costituzione va bene solo a fasi alterne, in questo Paese.

“Tradimento”: una parola da riportare in auge

La parola “tradimento” è divenuta una macchietta o addirittura una cosa ridicola agli occhi dell’immaginario collettivo. Invece ha un senso, non è roba del Medioevo o dell’Ottocento, ma che esiste in qualsiasi epoca storica. Esiste nei confronti di Conte, come esisteva verso Napolitano, verso Ciampi e come è esistita per tanti, troppi rappresentanti di questa Repubblica.

Ma la maggioranza delle persone non lo recepisce: per loro, il tradimento si legge in un libro, si guarda in un film di fantasia, o al massimo è roba da gioco di ruolo online. Va anzitutto invertita questa convinzione basata sul nulla.

(di Stelio Fergola)

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