ONG Helpcode: "Mai viste torture in centri libici. Soluzione è aiutare Paesi d'origine"

ONG Helpcode: “Mai viste torture in centri libici. Soluzione è aiutare Paesi d’origine”

Dalla caduta del regime di Muammar Gheddafi, come previsto dallo stesso Rais, la Libia si è trasformata in un enorme centro di smistamento di immigrati clandestini in rotta verso l’Europa. Inevitabilmente, giunti nella nostra ex colonia, i migranti vengono intercettati dai trafficanti di esseri umani che -sotto lauto compenso- si occuperanno di trasportare i loro “clienti” sull’altra sponda del Mediterraneo.

Al netto di ciò uno dei cavalli di battaglia degli immigrazionisti è il fatto che i “migranti” in Libia riceverebbero infernali torture, spesso paragonate dai progressisti ai campi di concentramento della Seconda Guerra Mondiale, e la cosa si protrarrebbe anche all’interno dei centri di detenzione governativi libici.

Questa visione è però assai discussa, tanto da spingere la ONG Helpcodein un’intervista per “Il Primato Nazionale”– a dichiarare: “Non abbiamo mai testimoniato né osservato, nemmeno tramite i nostri collaboratori che sono nei Centri di detenzione governativi libici ogni giorno, casi di tortura. Anzi, per me è necessario che si possa testimoniare che abbiamo trovato direttori dei centri di grande umanità e coraggio, che cercano di fare del loro meglio in una situazione di per sé complessa. Certo, i centri sono luoghi duri e difficili, dove ci si rende conto che ogni migrante ha una storia, un nome, un passato ed un dramma da raccontare; ma ciò non vuol dire che siano oggetto di tortura.”.

L’organizzazione non governativa ha poi anche speso parole in netto contrasto con la visione progressista dei “porti aperti”. Alla domanda “Grazie alla vostra esperienza in contesti internazionali ad elevata problematicità, quali potrebbero essere le iniziative italiane ed europee che potrebbero aiutare ulteriormente Tripoli nella gestione umanitaria dei migranti?” la risposta è stata: “Sicuramente rendere agili e rapidi i processi per rimpatrio dei detenuti, che per una complessa situazione di diritto internazionale, purtroppo ha tempi lunghi per la maggioranza delle nazionalità ospitate. E, inoltre, applicando il concetto della migrazione sostenibile: identificare i casi estremamente vulnerabili che possano essere accettati dagli Stati Europei, e sostenere i migranti detenuti nel difficile rientro a casa. E soprattutto, creare le condizioni, come già sta facendo l’European Trust Fund, per migliorar la vita nei paesi di origine.”.

Insomma per Helpcode la soluzione parrebbe quella ventilata da populisti ed identitari, in due concetti: provvedere ai rimpatri ed aiutarli a casa loro.

(di Pietro Ciapponi)

AGGIORNAMENTO: anche se in nessuna parte dell’articolo è scritto diversamente, la ONG Helpcode ha tenuto a precisare che la stessa “fotografa la situazione unicamente dei centri di detenzione governativi (solo 3) in cui è impegnata, non di tutti i centri di detenzione libici in generale, come quelli gestiti dalle milizie.” La riportiamo come richiestoci dall’Organizzazione.

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