La farsa del #MeToo: perché la guerra fra sessi è inutile

La farsa del #MeToo: perché la guerra fra sessi è inutile

Diceva il filosofo Costanzo Preve: «Laddove la guerra fra le classi disturbava pur sempre l’economia, la guerra fra i sessi non la disturba affatto», dal momento in cui «la correlata diminuzione della solidarietà fra maschi e femmine» è esattamente uno degli obiettivi del sistema capitalistico.

Lo ha sottolineato anche Giulio Trevisani: parlando delle «due concezioni» con cui si è storicamente delineata la questione femminile, ha infatti affermato che quella «borghese [è] caratterizzata dalle rivendicazioni delle donne della borghesia, che si sforzano di raggiungere la parità di diritti con gli uomini», mentre «la seconda, proletaria, [è] caratterizzata dalla consapevolezza che non basta strappare alcune concessioni, ma che bisogna sopprimere lo sfruttamento di cui soffrono sia gli uomini che le donne e che impedirà sempre il conseguimento di una piena uguaglianza fra i due sessi».

E continuava: «Mentre la prima corrente si pone su una posizione di antagonismo con gli uomini e rappresenta una lotta interna della borghesia, la seconda corrente, invece, afferma la sua piena solidarietà con gli uomini della propria classe e lotta, insieme ad essi, per il raggiungimento di migliori condizioni di vita». Non è difficile capire quale delle due concezioni si sia sviluppata nell’isteria del femminismo attuale e quale, purtroppo, sia stata messa a tacere da entrambi i tipi di sessismo, opposti ma ugualmente discriminatori e per questo, de facto, complementari.

Invece di seguire la soluzione socialista e comunitarista, infatti, il maschilismo e il femminismo contemporanei non hanno fatto altro che alimentarsi a vicenda, gettando fuoco su questa dinamica oppressiva che va ai danni di tutti e a vantaggio di nessuno, o meglio, ad esclusivo vantaggio di chi tiene sotto scacco tanto gli uomini quanto le donne, anche se in modi spesso diversi.

È infatti sotto gli occhi di tutti che ogni volta che una femminista si lancia in affermazioni misandriche, la naturale (seppur istintiva e dunque non ragionevole) reazione degli uomini è un arroccamento verso posizioni speculari e misogine; e ancora, è altrettanto chiaro che quando un maschilista si lancia in dichiarazioni misogine, la naturale (seppur istintiva e dunque non ragionevole) reazione delle donne è un arroccamento verso posizioni speculari e misandriche.

È esattamente così che si è creato – e continua a crearsi incessantemente – questo circolo vizioso altamente tossico e per giunta del tutto irrazionale (poiché non fondato su un ragionamento ma sull’offesa e il risentimento) che non sta portando a nulla tranne che a un eterno stato di lotta tra uomini e donne. Lotta che, come abbiamo detto, trascina chi vi si trova invischiato a dimenticare che il nemico non è chi appartiene al sesso opposto, ma chi trae beneficio da questa tragica disgregazione del tessuto sociale e della solidarietà tra i membri (uomini e donne) della stessa classe.

Per questo motivo dovrebbe essere chiaro a tutti che il femminismo cosiddetto “millennial” (quello delle Femen, del #MeToo, di Non Una di Meno e via discorrendo) sia un movimento organico al sistema capitalistico, esattamente come il maschilismo lo era nell’Ottocento (si vedano, anche in tal caso, le parole di Preve). Allora perché, invece di imparare dal passato e dal presente e allearci, perseveriamo negli stessi errori? Perché molte donne gioiscono quando la Finocchiaro parla di “uomini tutti pezzi di merda”? Perché molti uomini esultano quando Collovati e Dotto affermano che le donne che parlano di calcio “fanno rivoltare lo stomaco” o peggio, “smettono di essere donne”?

O ci si indigna per tutti questi tipi (speculari) di offesa o si lascia correre sempre, non “a targhe alterne”. Coerenza. Niente di più, niente di meno. Insomma, se si vogliono cambiare davvero le cose, se si decide di lottare per una società più giusta e rispettosa di tutti, se si ritiene che tanto le donne quanto gli uomini abbiano diritto a una vita dignitosa e al giusto rispetto tanto in famiglia quanto sul posto di lavoro, semplicemente in quanto persone, non si può cedere alla tentazione della guerra tra i sessi.

(di Camilla Di Paola)

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