Tweet sovranisti: la LUISS caccia Marco Gervasoni

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La libertà di parola pare oggi assolutamente sotto attacco. Dopo la chiusura di numerose pagine Facebook legate ad alcuni movimenti politici a finire sotto la scure del pensiero unico sono profili ben più moderati come quelli del prof. Marco Gervasoni.

Chi è Marco Gervasoni

Marco Angelo Gervasoni è uno storico, saggista e professore di storia comparata dei sistemi politici all’università LUISS Guido Carli di Roma. Ha, tra le tante attività, collaborato con numerose testate tra cui “Il Corriere della Sera”, la rivista “Ventunesimo Secolo”, “Il Riformista. È inoltre professore di prima fascia di Storia contemporanea Università degli Studi del Molise.

Marco Gervasoni e la “colpa” sovranista: i fatti

Perché, ci si chiede, una personalità con un curriculum del genere dovrebbe essere di punto in bianco estromessa dall’università? Ebbene la colpa del prof. pare essere tutt’altro che accademica, ma di natura politica.

Sul suo profilo twitter infatti, Gervasoni si era espresso a favore di una considerazione di Giorgia Meloni sulla necessità di affondamento (da vuota!) della nave Sea Watch scagliandosi, in maniera decisa, contro l’immigrazione irregolare.

Apriti cielo. Il prof, reo di aver espresso la sua legittima opinione, si è visto scagliarsi contro il solito circo del politicamente corretto, in particolare l’ANPI del Molise che ha chiesto all’università di “valutare i comportamenti”.

La LUISS ha quindi richiesto spiegazioni a Gervasoni, il quale, dal canto suo, e rivendicando il suo diritto alla libertà d’espressione, ha chiarito che si trattava di opinioni espresse con un mezzo assolutamente personale e che mai e poi mai in aula aveva osato tenere discorsi di natura politica.

Ragioni che non hanno convinto però l’ateneo che lo ha accompagnato alla porta.

Caso Gervasoni: la libertà d’espressione è in pericolo?

Per legge, quali soggetti di natura privata, la università private decidono autonomamente con quali professionisti collaborare. Nonostante ciò, sul piano squisitamente “etico/politico” della vicenda appare assolutamente preoccupante il clima di censura e di repressione che si sta instaurando all’alba del governo Conte bis.

Nonostante infatti si senta spessissimo citare a pappagallo la famosa frase di Evelyn Beatrice Hall (erroneamente attribuita a Voltaire) “Non sono d’accordo con quello che dici, ma darei la vita perché tu possa dirlo”, sembra che molti ancora non ne abbiano colto il senso.

La libertà d’espressione resta ancora, in questo Paese, un concetto facilmente alterabile. Tutti, a parole, bravi a batterci per essa; tutti pronti a farne bandiera; tutti “Je suis Charlie” con le proprie idee, ma su quelle degli altri i fatti ci raccontano una realtà diversa.

Certo, è fuori discussione che le idee violente in un regime democratico debbano trovare censura. Ma far rientrare all’interno di questo spazio censurabile tutto ciò che non è in linea col pensiero unico dominante è senza ombra di dubbio un abuso, e non fa altro che aumentare sempre più la puzza di dittatura culturale in cui l’Italia (e non solo)  è costretta a vivere da molti, troppi anni.

(di Simone De Rosa)

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