Il panzer che non ti aspetti: il carro L33 dell'esercito italiano

Il panzer che non ti aspetti: il carro L33 dell’esercito italiano

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Il panzer leggero L33 o CV33 per via delle sue caratteristiche era conosciuto dai soldati italiani come “scatola di sardine” o “bara d’acciaio” o, ancora, “cassa da morte“. Nomi non molto rassicuranti, dati dai carristi italiani a quello che doveva essere, nelle intenzioni dell’alto comando italiano all’inizio della seconda guerra mondiale, un carro d’assalto.

Dimenticate i Panzer tedeschi, i Tiger, i Panther o i più modesti Panzer III. Scordatevi pure il Carro Ariete dei nostri giorni, l’autoblindo Centauro e pure il colossale Fiat 2000. Dimenticate, insomma, il concetto stesso di “carro armato” o di “panzer”. Non pensate nemmeno agli elefanti da guerra di cui abbiamo da poco parlato in questa rubrica (link dell’articolo). E pensate ad una tankette, ovvero ad un’automobile corazzata.

Nato sulla base della tankette Mk VI di produzione inglese, il CV33, o L33, era un carro leggero dal profilo molto basso con due guidatori. Progettato e costruito nella prima versione nel 1929, fu ampiamente utilizzato in tutti i conflitti dell’Italia fascista.

Il panzer che non ti aspetti: il carro L33 dell'esercito italiano

Il panzer leggero L33

Sviluppato a partire dalla tanketta inglese, nel periodo fra le due guerre il carro leggero L33 fu il perno delle nostre divisioni corazzate. Prodotto in vari modelli, dal carro trasporto a quello lanciafiamme, di L33 furono costruiti circa 2000 esemplari. Il  CV33 fu pensato inizialmente per operare in ambiente montano, doveva essere dunque veloce, leggeroe dalle dimensioni ridotte.

Con 3,2m di lunghezza, 1,46 di larghezza e 1,3 di altezza, dal peso di 3,2 tonellate il carro poteva raggiungere i 43 km/h. Prodotto dall’Ansaldo, era armato di base con due mitragliatrici binate da 8mm ed era protetto da una corazzatura dai 6 ai 14 mm.

Il soprannome “scatola di sardine” o “bara d’acciaio” ben si addiceva a questo veloce e maneggevole “panzer” del regio esercito. Fintantoché affrontava i guerriglieri libici, l’esercito etiope o i comunisti spagnoli il CV33 diede prestazioni modeste, ma di fronte ad eserciti meglio armati e addestrati si rivelò inutile.

Il panzer che non ti aspetti: il carro L33 dell'esercito italiano

Il carro L33 in battaglia

Il panzer leggero L33 venne dispiegato su tutti i campi di battaglia in cui si trovò a combattere il regio esercito. Dalla guerra d’Etiopia alla guerra civile spagnola, dalla guerra in Africa del Nord fino alla Campagna di Grecia l’L33 fu utilizzato inizialmente come carro di sfondamento.

Le buone prestazioni date in Etiopia e in Libia erano dovute principalmente al fatto che gli Etiopi non avevano armi anticarro. Già in Spagna, nella battaglia di Guadalajara, gli L33 diedero prova della loro inutilità come mezzi di sfondamento. In questo scontro, l’unico vinto dalle forze anarchiche e repubblicane, il corpo di spedizione italiano venne sonoramente sconfitto. I panzer italiani infatti, utilizzati male dai comandanti, vennero impiegati al di là delle loro possibilità.

Questa sconfitta ebbe il grave impatto di far ritenere ai vertici del nostro esercito che i carri non avrebbero avuto un impatto decisivo nella futura guerra mondiale. Alle stesse considerazioni arrivarono i comandanti francesi, mentre i tedeschi non commisero lo stesso errore, ed anzi, capirono che il fallimento dell’offensiva fu dovuto all’incapacità dei generali italiani.

Il panzer che non ti aspetti: il carro L33 dell'esercito italiano

Il maneggevole e veloce carro L33 fu un fallimento su tutti i fronti. Dalla Francia alla Grecia fino al Nord Africa, si rivelò inadatto ad affrontare i carri nemici. Questi, meglio protetti, armati e corazzati erano bersagli troppo grossi per i male armati e corazzati CV33. In ogni caso, a ragion del vero, va detto che se utilizzati in gran numero con compiti di esplorazione o di fiancheggiamento questi carri si rivelarono ottimi. Grazie alla maneggevolezza, alla velocità ed al profilo molto basso erano infatti difficili da colpire.

In ogni caso, già nel 1942 gli L33 scomparirono dai campi di battaglia. Gli esemplari rimasti vennero utilizzati come mezzi di servizio antipartigiano o pattugliamento. Alcuni modelli, sopravvissuti alla guerra, vennero dati alle forze di polizia della nuova Repubblica Italiana.

(di Fausto Andrea Marconi)

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