"Che brutta gente", così il giornale del Pd insulta le periferie

“Che brutta gente”, così il giornale del Pd insulta le periferie

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«Certo quanto sono brutti questi cittadini di Torre Maura. Sembianze orrende proprio». Così scrive Mario Lavia, Vicedirettore di «Democratica», il giornale online del Partito Democratico in riferimento agli abitanti della periferia romana insorti in questi giorni contro la presenza del centro di accoglienza che avrebbe dovuto ospitare alcune famiglie di nomadi. «Non andremo via da qui fino a quando non sarà stato trasferito l’ultimo rom – avevano dichiarato alcuni – ci sentiamo abbandonati dalle istituzioni. Non possiamo stare a guardare».

"Che brutta gente", così il giornale del Pd insulta le periferie

Un disagio vero e sentito, quello delle periferie, che la sinistra chic sta tentando di addomesticare in questi giorni con la propaganda forsennata e ignobile sul giovane Simone. Che il Partito Democratico abbia completamente dimenticato le periferie delle grandi città è un dato di fatto acclarato anche dai risultati delle ultime elezioni: a Roma, l’unica vera roccaforte del Pd è il quartiere Parioli e il Centro storico, il che la dice lunga sull’elettorato di riferimento dei liberal che, proprio come i democratici negli Stati Uniti, è quello delle classi più adagiate, ricche e (semi)colte del Paese. Non certo i disperati che, oltre a tutti i disservizi che può offrire una periferia di una grande centro urbano, devono anche essere «buoni» e «accoglienti».

"Che brutta gente", così il giornale del Pd insulta le periferie

Come scrive L’Inkiesta  dopo il voto del 4 marzo 2018, «Parioli è rossa e rossa resterà, ultima enclave del potere terrazzaro e quasi tenera nel suo attaccamento al voto di sinistra. Principi e principesse di Salina, ma all’amatriciana: con i mignon di Euclide al posto della messa domenicale, i minuscoli bulldog francesi invece dell’alano Bendicò, che occuperebbe troppo spazio, sarebbe intrasportabile a Sabaudia, a Cortina, a Ponza, ovunque la tribù si sposti seguendo i suoi riti migratori stagionali».

(di Roberto Vivaldelli)

 

 

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