Se alla sinistra rimangono solo i bambini da sfruttare

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Lo abbiamo imparato con la siriana Bana al-Abed, poi con Greta Thunberg e, infine, con l’impareggiabile quindicenne Simone. Alla sinistra cosmopolita e politicamente corretta, completamente rintanata nella Torre d’Avorio delle élite, sopraffatta elettoralmente dai «sovranisti» di varia natura e oramai incapace di leggere una realtà che non sa più decifrare, rimangono soltanto i bimbi.

Uno strumento di propaganda eccezionale per quanto cinico e disonesto, potenzialmente inattaccabile, i bimbi vengono mandati al macello dei media mondiali da una «sinistra» liberal senza idee: dopo il crollo dell’Unione Sovietica, come ha spiegato Francis Fukuyama in un articolo pubblicato su Foreign Affairs,«la sinistra si concentra meno sulla creazione di un’ampia uguaglianza economica e più sulla promozione degli interessi di un’ampia varietà di gruppi emarginati, come le minoranze etniche, gli immigrati e i rifugiati, le donne e le persone LGBT […]

Durante l’era della globalizzazione, osserva il politologo, «la maggior parte dei partiti di sinistra ha cambiato la propria strategia. Piuttosto che costruire solidarietà attorno a grandi collettività come la classe lavoratrice o gli sfruttati, ha iniziato a concentrarsi su gruppi sempre più piccoli […] Le diminuite ambizioni della sinistra per una riforma socioeconomica su vasta scala convergono con il suo spostamento verso una politica dell’identità multiculturale negli ultimi decenni del XX secolo. La sinistra continua a essere definita dalla sua passione per l’uguaglianza, ma il suo programma si è spostato dalla precedente enfasi per la classe lavoratrice alle richieste di un circolo sempre più ampio di minoranze emarginate».

E così su clima, guerre imperialiste e immigrazione, la sinistra liberale ricorre ai bimbi per cercare di ottenere ciò che oramai non ha più: un consenso oramai decimato in quasi tutte le grandi democrazie europee, sfruttando l’immagine di bimbi lanciati nel tritacarne dei media da spin doctor senza scrupoli. Se questa è la vostra superiorità morale e antropologica, cari sinistrati, tenetevela.

(di Roberto Vivaldelli)

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