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Draghi, più delusioni che possibilità in un governo monco

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Le opinioni su Mario Draghi della redazione di Oltre la Linea non coincidono necessariamente con quelle dell’autore, ma riteniamo l’analisi un interessante spunto.

Il governo Draghi sembra marcare uno spartiacque, non tanto nel paese, ma in tutto quello schieramento che possiamo definire “sovranista”. La Lega vi ha aderito, prestando il fianco a un inevitabile assorbimento all’interno dell’establishment UE.

Altre forze parlamentari vi si oppongono. Ma era possibile ragionare su questo nome tanto caro ai poteri forti, pur imponendo una svolta radicale all’Italia?
A nostro avviso sì, ma non certo nell’attuale direzione.

Il governo Draghi: un’occasione mancata?

Si poteva agire senza pregiudiziali sul nome di Draghi, pur tenendo una strategia ferma e volta al raggiungimento di determinati obbiettivi. Si doveva incalzare il “gigante” dell’economia sui suoi ultimi cavalli di battaglia: il mettere in discussione due dei dogmi dell’ordoliberismo, ovvero l’intoccabilità del debito pubblico e la possibilità/necessità che le banche (non quelle private però) finanzino l’economia reale. Si doveva cominciare a tambur battente, eliminando il coprifuoco e riaprendo scuole, chiese, locali, attività di ristorazione e ricreative in maniera graduale ma decisa e completa.
Non con il solito schema cervellotico fatto di statistiche, percentuali, cromodinamica e discrezionalità degli amministratori locali per “eccezionale gravità”.
Si doveva battere sulle cure domiciliari, non solo sui vaccini, riconsiderando tutti quei trattamenti immediatamente banditi dal dibattito pubblico e medico. E pure sui vaccini: fare un vaccino nazionale, pubblico, con tecnologia classica (non a mRNA) oppure approvvigionarsi da sé in tutti i canali disponibili (es. Sputnik).

E ancora toglier via l’odiosa mascherina, almeno all’aperto! Si doveva recuperare quel minimo di legittimità procedurale-democratica garantita dalla costituzione e finirla con lo Stato di emergenza (prolungato fino a fine luglio).

Bisognava mettere mano seriamente agli sbarchi di clandestini, aumentati a livello esponenziale negli ultimi mesi. Bisognava intervenire nella dialettica interna alle élite mondialiste, che fa della fazione di Draghi quella meno radicale, e “ostile” rispetto alla “grande opera” di ingegneria antropologico-sociale definita “Il Grande Reset”. E invece… la situazione è più o meno la stessa! In pratica il governo Draghi rappresenta la “maggioranza Ursula” con l’aggiunta della parte più europeista e nordista della Lega (Giorgetti).
Certo è ancora presto per dare giudizi definitivi, e qualcosa di buono (di minimo) comunque verrà fuori. L’inizio, però, non è dei migliori – eufemismo!

La squadra di Draghi: Recovery Plan, fanatismo scientifico e ideologia globalista

Già dal punto di vista istituzionale il governo Draghi si presenta con il prosecutore delle politiche e della mentalità “covidiota”: Speranza. Il quale sta lì non per un mistero della realtà, ma perché funzionale ai poteri forti rappresentati nel CTS e in quanto esponente di quella forma mentis “sinistrata” pienamente aderente al fanatismo scientifico e ai nuovi dogmi del progressismo (transizione ecologica e parità di genere).

E’ Speranza stesso a parlare dell’opportunità per la sinistra data dal Covid nel suo “celebre” saggio “Perché guariremo. Dai giorni più duri a una nuova idea di salute”. E’ questo il ruolo storico del “fesso” e dell’ideologicamente “convinto” in politica!

Poi abbiamo Lamorgese, con i trafficanti di clandestini che han ripreso a fregarsi le mani – sbarchi triplicati rispetto allo scorso anno, 1491% in più rispetto al 2019 (dati del ministero dell’Interno). Quella di “genitore 1 e genitore 2” sulla carta d’identità e sui moduli scolastici per i minori di 14 anni.
A completare il tutto comparse varie da circo equestre e ministri funzionali al “Grande Reset”, col ministero dell’ambiente che magicamente diviene “Ministero per la transizione ecologica”, miscelando ambiente e tecnologia, in virtù del nuovo culto “spiritualistico-postmoderno” della natura.

Interessante a riguardo notare l’abuso del termine “resilienza” riscontrabile nel Recovery Plan e un po’ dappertutto nel dibattito politico-culturale dei nostri tempi. Un termine tipico dell’armamentario New Age, e che appunto segna il passaggio di fase che la nostra epoca e il nostro Occidente sta vivendo anche in termini “spirituali”, e che la Chiesa di Papa Francesco sembra addirittura “guidare”.

Una fusione tra natura e tecnologia, con i livelli di artificialità oramai preponderanti sulla parte biologico-naturale dell’uomo e della natura stessa – e diciamo questo senza esprimere giudizi soggettivi.
Un ministero dato a Roberto Cingolani, un “fisico”, uomo vicino Renzi e a Colao – quest’ultimo dirigente Vodafone e “ministro per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale”.

Il ministero è stato ideato dai grillini. E non c’è da meravigliarsi! Sin dai video propagandistici iniziali, il MoVimento ideava scenari politico-planetari altamente tecnologizzati se non addirittura distopici – vedere il video “Gaia”. Un livello di artificialità che trova sfogo in tutte le disposizioni da “biopotere”, nelle quali il potere politico e i media “inducono” alla vaccinazione di massa, senza un adeguato servizio di informazione culturale e medico.

“Le mani sul corpo”, l’ultimo atto invasivo della sfera della persona adottato dallo Stato e dai suoi processi di burocratizzazione e modernizzazione, che già Max Weber definiva come “gabbie di ferro”.

I sovranisti e i loro spazi di manovra

In tutto ciò la Lega è quasi del tutto rifluita nell’establishment – in maniera simile al M5S – conservando pochi spazi di agibilità nelle figure dei vari Bagnai, Borghi, Siri, Fontana, nei tatticismi di Matteo Salvini, e in quest’incontro con Orbán e Morawiecki

Spazi e manovre di piccolo cabotaggio che in caso di ingigantimento saranno ampiamente inglobati o bastonati dall’insieme dei poteri extra-democratici presenti sul territorio, secondo lo schema che già conosciamo – ma spazi che vanno comunque utilizzati! Un monito che va rivolto a quei gruppi e centri studi che vedono di buon occhio questo rinnovamento delle politiche di “destra”, che mette via sovranismo, salvinismo e trumpismo in favore di una grandeur italiana guidata da Mario Draghi.

Il campo di azione di una tale svolta potrà estendersi al massimo in due direzioni. La prima geopolitica: “divenire provincia della Germania” – non alleato –, in quanto la linea Giorgetti è incentrata sui ceti produttivi del Nord, non sull’Italia “tutta” che “sfocia sul mediterraneo”. In tal guisa il Nord beneficerebbe certo della nuova politica economica UE, che nuova non è ma solo contingente a un periodo storico particolarmente critico, ma conterebbe nello scacchiere europeo come un paese del Benelux.

La seconda possibilità di estensione attiene alla battaglia per le idee. E’ inconcepibile una nazione a rimorchio dei nuovi USA di Biden a trazione iperglobalista, è inconcepibile una nazione che prenda ordini dalla Germania della Merkel e dalle altre autocrati di Bruxelles (Von der Leyen e Lagarde). La battaglia per le idee, dalla parte dei “popoli sovrani”, è prioritaria rispetto a quella dei posizionamenti geopolitici e alle pur importanti migliorie economiche – vere o presunte.

Il massimo risultato raggiungibile in tale ottica sarebbe quello di fare dell’Italia una specie di Francia di Macron, con un’economia più competitiva, ma nella quale dovremmo dire “intelligentA” in caso di donna e cambiare le storie o il colore della pelle dei personaggi della letteratura per non urtare le minoranze etniche. Da vedere poi questo “boom economico” su quali basi reggerà, perché è ovvio che laddove c’è una grave crisi, il passo successivo sia una ripresa.

Ma questo non è un boom, bensì un’ordinaria amministrazione del contingente – ricordiamolo a tutti coloro che in ambito sovranista o ex sovranista ritengono che la UE abbia cambiato le sue politiche economiche!

Per quanto riguarda le opposizioni – FdI, Italexit e L’Alternativa c’è (il gruppo che si è scisso dal M5S) –, esse vanno valutate secondo un duplice aspetto, lo stesso che ci portò ad agire ai tempi del governo giallo-verde. Da un lato bisogna essere ben consci che nel caso tali partiti diventino molto forti, saranno quantomeno “inglobati” dall’establishment. Dall’altro essi vanno utilizzati in maniera spregiudicata, a vantaggio della sovranità e del bene del popolo italiano. “Costringendoli” a rappresentare, ad esempio, le proteste dei ristoratori.

Agire in maniera scientifica, per certi versi “machiavellica”, esattamente come fanno le élite: “usando” con intelligenza ed elasticità le pedine che sono sullo scacchiere, senza estremismi umorali o ideologici. In un’azione che è sia di difesa dalla tirannide neototalitaria globalista, sia di preparazione verso un nuovo modello politico e statale, che a mio avviso va ancora costruito se non addirittura immaginato!

Non sappiamo ancora, infatti, cosa ci attende nella nuova fase non solo politica ma epocale della storia dell’uomo. Gli scompaginamenti sono tanti. Certo è che alcune entità collettive stanno portando avanti interessanti politiche di potenza e alla luce di valori ed elementi fortemente “imperiali”.

Pensiamo oltre alla Russia e alla stessa Cina (da valutare da vari punti di vista), all’Ungheria e alla Turchia. Oppure all’Egitto dove la sera del 3 aprile si è celebrata un’interessante parata “folkloritstico-mediatica” nella quale si inscenavano i simboli della tradizione dell’Egitto predinastico, in quello che a un occhio più “sottile” è sembrato un vero e proprio “rituale” volto al risveglio del genius loci egizio.

Ciò che ci chiediamo è se un tale scenario sia possibile nell’Occidente decadente e nichilistico, se davvero la fase imperiale delle nostre terre sia affidata a uomini quali Draghi, Merkel e Macron, e alla luce dei valori da noi brevemente descritti. E se invece sia possibile andare in tutt’altra direzione, investendo a questo punto sul rinnovamento antropologico delle nostre genti, o di parti di esse, creando su questa base comunità e reti di comunità che per certi versi si “separino dall’interno” dagli scenari oscuri del nostro tempo.

(di Roberto Siconolfi)

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