Beppe

Beppe, folgorato sulla via del garantismo

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Lui è Beppe. Beppe trasforma ogni cosa che tocca in una ridicola pantomima.

Lo ha fatto anche con il Parlamento della Repubblica che ha riempito, con la complicità di sprovveduti cittadini desiderosi di mancetta di Stato, di scappati di casa senza arte né parte. Ha portato in Parlamento Madamigella “dovete morire”, Lord monopattino elettrico per sfrecciare lungo il tunnel del Brennero, Lady più condizionatori per far crescere il PIL, Nostra Signora dei banchi a rotelle, il Ministro che visita Matera in Puglia ed il sottosegretario solidale con Beirut, capitale della Libia.

Beppe il giustizialista, quando non c’era il garantismo

Beppe ha trasformato la politica in un luogo di odio, insulto, offesa e dileggio dell’avversario. È l’uomo dei VaffaDay, quello che doveva aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno. Quello delle manette facili, dell’abolizione della prescrizione, dell’innalzamento della pena come unica forma di politica criminale.

È colui che ha spalato quintali di fango su chiunque, al di fuori della sua congrega di miracolati, sia stato raggiunto da una informazione di garanzia. E pazienza se poi è stato prosciolto.

Lui ed i suoi amici più invasati di lui, hanno convinto un italiano su tre che solo loro sono onesti e che chiunque sia contro di loro sia un delinquente.
Egli ha un esercito di seguaci che, qualunque argomento tu gli sottoponga, ti rispondono “Delinquente!”.

Beppe, giova ricordarlo, è un pregiudicato.

Ciononostante, è un feroce giustizialista che ha addestrato i suoi seguaci – che, per nostra sfortuna, sono anche senatori e deputati della Repubblica – all’idea che il garantismo sia una bislacca idea che favorisce i cattivi, che se non hai fatto niente di male non devi avere paura della giustizia, che non esistono innocenti in carcere, che il procedimento – come ebbe a dire il suo pupillo Fofò – comincia con le indagini, sfocia nel processo e termina con la condanna.
Succede, però, che il figlio di Beppe venga denunciato da una ragazza che sostiene di essere stata stuprata.

La scoperta improvvisa del garantismo

All’improvviso Beppe diventa garantista. E comincia a piagnucolare che suo figlio è innocente. Comincia ad accusare la presunta vittima. Minimizza. Solo una ragazzata. “Sono dei coglioni ma non degli stupratori”.

D’improvviso la sua ferocia giustizialista sparisce. “Un momento differente” direbbe Madamigella Taverna.

Beppe, stranamente, non crede più nella magistratura. Non pensa più che se sei indagato devi per forza aver fatto qualcosa di male, essere colpevole.
Beppe prova ad usare il proprio potere politico per influenzare chi ha la responsabilità di decidere le sorti del suo rampollo.

Beppe è diventato il paladino della presunzione di innocenza. Beppe non si vergogna.

Voi che leggete, abbiate un briciolo di dignità.

Non siate come Beppe.

(di Dalila di Dio)

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