Fascismo rivoluzione antiborghese

Il fascismo come “rivoluzione antiborghese”: il libro di Cristian Leone

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Il libro di Cristian Leone dal titolo “Fascismo: storia di una rivoluzione antiborghese 1929-1940″ edito per la prestigiosa casa editrice Libreria Europa di Roma é un saggio corposo che, con estrema linearitá e pregevolezza di stile, affronta la questione del rapporto libertá e Stato portato avanti dal fascismo, in particolare nel periodo dal 1929 al 1940.

Fascismo e rivoluzione antiborghese: dal 1929 al 1940

Gli undici anni presi in esame dall’autore non sono il frutto di una scelta casuale, ma la fase in cui il fascismo, dopo l’entrata in vigore della legge 03 aprile 1926, n. 563, ha cercato e in buona parte realizzato quella saldatura tra aspirazioni ad una nuova formula di convivenza socio-politica ed una precisa concezione dello Stato. Le conseguenze della crisi dell’ordinamento liberale con la sua visione monadica della persona ridotta ad individuo e la rottura del patto di non interferenza tra apparato statale e societá sono state l’occasione per la realizzazione di un “progetto di Stato nuovo”, per dirla con un’espressione rocchiana, fautore di un ordine originato dalla revisione complessiva delle modalitá del rapporto tra la dimensione individuale, sociale e statuale.

Fascismo, terza via, corporazioni

Ed é proprio attraverso questo paradigma (la c.d. “terza via”) che il regime é riuscito non, come sosteneva il Navarra nel suo articolo La corporazione,  pubblicato nel 1933 nella rivista di Diritto del Lavoro, a raggiungere “l’invisibilitá di tutti i poteri in concorrenza con lo Stato (ed in questo risiederebbe per il giuslavorista l’elemento di transizione dalla fase sindacale a quella corporativa vera e propria), ma a realizzare quella “libertá nello Stato e non dallo Stato” che costituisce il cuore e l’essenza della sua rivoluzione antiborghese. Leone scalfisce finalmente il dogma dell’autoritarismo fascista, mettendo in luce la sua reale natura “policratica”.

Esistevano centri di potere, certo organici alla decisione del vertice, rappresentata dal Capo del Governo (non più “Primo Ministro” all’inglese specialmente dopo le leggi fascistissime del 1925 e del 1926), ma non in maniera esclusiva. Similmente a quanto accadeva nel caso del Nazionalsocialismo, anche il Fascismo, al di sotto del ruolo carismatico di Mussolini, presentava luoghi di relativa indipendenza, in cui la decisione politica poteva esprimersi con sorprendente autonomia e con una vivacitá dialettica che, se studiata senza i pregiudizi dell’antifascismo di maniera che innerva le contemporanee democrazie procedurali nel senso habermasiano del termine, mostra il “pallore” dell’attuale quanto sterile “argomentare parlamentare”.

Ora, poiché nessuna rivoluzione esiste senza una “fede” nella ragionevolezza delle idee che propugna, ecco il ruolo congruente, rispetto al modello statuale proposto, della scuola di mistica fascista cui l’autore dedica un capitolo ad hoc. Non si tratta, infatti, come la storiografia maggioritaria sostiene, di un annullamento del fascista nel fascismo, ma, e questo é molto chiaro nell’opera del Leone, di un’azione rapida e dinamica determinata da una profonda conoscenza ed assimilazione dei presupposti della rivoluzione fascista e, dunque, anche del rapporto persona/Stato che intende nettamente contrapporsi al liberalismo materialista di quell’ “Europa del toro” nata dalla Francia rivoluzionaria a partire dal 1789. Il grande merito di questo lavoro e della casa editrice che vi ha fermamente creduto sta proprio nell’aver sollevato “il velo di Maya” sui troppi e vuoti luoghi comuni della maggior parte degli studi storici sul fascismo. P.S. Il testo é reperibile consultando il sito web www.libridelbardo.com

(di Daniele Trabucco)

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