Mario Draghi

Comitato di Liberazione da Mario Draghi, dictator della finanza

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“Comitato di ricostruzione nazionale”: è così che il governo Draghi è stato ribattezzato dalla Lega di Matteo Salvini, pardon di Giancarlo Giorgetti, il vero artefice della virata finale verso Bce, mercati e Berlino (la triade che detiene l’ultima parola sul nostro Paese, un Paese di sudditi in cui le elezioni sono ormai diventate un periodico sondaggio di valore del tutto secondario). Non c’è troppo da stupirsi per la giravolta leghista: il partito-camaleonte ha cambiato pelle tante di quelle volte che una più, una meno, la differenza non si nota.

Il suo mandato è sempre quello: fare il pieno di voti di un elettorato, un tempo solo del Nord Italia e che ancor oggi resta soprattutto del Nord Italia, che ambisce soltanto a una cosa: più soldi in tasca, cioè meno tasse, meno regole, meno “pesi morti” (leggi: immigrati, utilissimi però in certi settori economici). La spudorata cialtroneria, dal punto di vista della coerenza politica, è una virtù, specie in Italia che le incoerenze e i giri di valzer ce li ha nel dna. Il calcolo di Salvini pardon Giorgetti è semplice: stare al tavolo di gioco per poter dire poi, al momento delle elezioni, di aver fatto il possibile per condizionare le decisioni, e magari sfilarsi giusto in tempo per tornare a indossare la maschera dei barricadieri. Strategie da magliari appena un poco meno, ma veramente un poco meno spudorate delle giocate a tavolino dell’altro Matteo, il Renzi autore di tutto questo apparente casino, in realtà scientificamente premeditato da mesi, complici Mattarella, il cambio della guardia negli Usa e, naturalmente, l’Europa.

In Europa, l’altro partito di destra italiano, i Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni, si sono speditamente avviati sul cammino dell’integrazione nel sistema con la presidenza del Partito Popolare Europeo. Con tutte le rassicurazioni e contro-rassicurazioni di un’opposizione non preconcetta, la Meloni stando fuori dal fritto misto della nuova maggioranza sta molto semplicemente presidiando lo spazio di opposizione a destra così, anche lei, fare incetta di consensi e riunirsi poi alla Lega alle urne. Non potrebbe fare altrimenti, del resto. A meno di non consegnarsi al ruolo eroico, ma inutile, di una destra “anti-sistema”, che è esattamente il contrario della conversione marcata Ppe. Cioè una forza sovranista sì, ma diciamo di tipo neo-gaullista, che non fa la guerra permanente ma viene a patti con i poteri forti sovranazionali. La Meloni e Salvini (pardon Giorgetti) stanno insomma impersonando una commedia delle parti, con il primo dentro e la seconda fuori, ma con l’obiettivo comune di massimizzare il bacino di centrodestra e alla fine sbancare il redde rationem elettorale.

Il Movimento 5 Stelle, partecipando all’orgia trasversale con il paravento delle proposte tecno-ecologiste di Grillo, ha confermato la trasmutazione genetica avvenuta già da tempo, almeno a partire dall’abbraccio contronatura con il Pd (il “contratto” con la Lega nel Conte 1 lo era molto meno, essendo il Carroccio in quella fase osteggiata dai reali centri di potere esattamente quanto il M5S). E’ un partito non solo liquido ma anche di gomma, che si adatta a ogni evenienza non solo in ottemperanza all’adagio che il palazzo non si abbandona mai, specialmente se si è certi di perdere due terzi degli elettori, ma anche perché la questione dell’identità è sempre lì, irrisolta, e se alla base non c’è un’identità stabile non c’è neppure una meta sicura, e quando manca la meta, la rotta procede a vista, alla ‘ndo cojo cojo.

Nel sigillare con il bacio del Drago la definitiva normalizzazione, la ragione sociale del Movimento, anzi la sua stessa ragione di esistere diventa a questo punto ridursi a versione appena più ardita ed ecosostenibile del Pd, una Leu meno sfigata, i Verdi del 2000 a rimorchio dei rosè dorotei di Zingaretti, Franceschini e company. Sedersi al fianco della mummia Berlusconi è soltanto la ciliegina sulla torta di feci che simboleggia la funzione odierna degli ex rompi-scatolette di tonno: fare i portatori d’acqua, gli utili idioti, la riserva di parlamentari di un ministero Draghi che non assomiglia per nulla, come vaneggiano i leghisti senza vergogna, a quello uscito dal Cln antifascista dopo il ’45, ma piuttosto al primo ministero Mussolini, in cui c’erano tutti (anche parte dei Popolari di don Sturzo), tranne il Partito Socialista.

Ecco, nell’Italietta cogliona che si lascia ipnotizzare dai cinegiornali Luce (con tante scuse all’Istituto Luce, che era una cosa seria), che si fa ammaliare dall’Uomo della Provvidenza, l’emissario della finanza sola guida del mondo, a mancare è un soggetto politico che faccia quello che in democrazia è essenziale: l’opposizione. Non à la Meloni, cioè finta. Un’opposizione vera e credibile, che oggi, a.D. 8 febbraio 2021, non si vede da nessuna parte. Un Comitato di Liberazione Nazionale contro i ricostruttori che, come l’Anticristo di Vladimir Solov’ëv, si presentano da persone perbene, veri competenti, parecchio competenti, competentissimi, amanti di tutte le sante cause, nascondendo la loro reale natura di commissari liquidatori a mezzo Recovery Fund. Sua Perfezione, Mario Draghi l’Altissimo e Beato, è stato chiamato per questo: garantire che tutto si svolga secondo i piani, evitando conflitti anche minimi nella distribuzione dei quattrini in modo da non disturbare i nostri padroni, i mangianebbia nordeuropei. Ma esistono ancora italiani degni di tal nome, o ci meritiamo la dittatura finanziaria? No, perchè se si sono estinti, allora non avrebbe più senso nulla, non diciamo impegnarsi, ma neanche star qui a fare considerazioni, esercitare il diritto di parola, immaginare che esista una minima possibilità di non fare la fine che fanno i servi: perdere ogni residua dignità. E allora Draghi ce lo saremo meritato. Strameritato.

Ps: tanto di cappello a Famiglia Cristiana, l’unica voce che non ha suonato lo spartito unico di osanna nell’alto dei cieli per il Salvatore della Patria, facendo quanto meno presente che aver studiato dai gesuiti, nota su cui hanno calcato gli agiografi in questi giorni, non costituisce di per sé titolo di merito. Ci voleva un organo cattolico per bilanciare il venefico clima di santificazione che non poteva, naturalmente, non sottolineare la cattolicità del Lucifero di Goldman Sachs, Mario Draghi.

(di Alessio Mannino)

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