Europeisti destra

L’utopia degli europeisti di destra spacciata per realismo

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Europeisti e sedicente realismo: dell’Unione Europea conosciamo, dal punto di vista economico, ogni – per lo più disastroso – aspetto. Ciononostante si parla spesso, anche a destra, di un ruolo che Bruxelles svolgerebbe – o meglio dovrebbe svolgere – sul versante geopolitico.

L’utopia degli europeisti di destra

Si leggono quindi analisi, di certo interessanti, su un presunto blocco europeo capace di tenere testa tanto agli Stati Uniti quanto alla Cina, ricalcando uno storico sogno romantico di certa destra sull’Europa da contrapporre un tempo ad americani e sovietici ed oggi a Washington e Pechino.

Le idee, che si inseriscono nel solco dei Romualdi e dei Drieu La Rochelle, sono di certo affascinanti. Tuttavia cadono vittima di un enorme errore: cercare, tramite l’UE, di voler far passare per realtà imminente qualcosa che è lontana dall’esistere almeno quanto lo era negli anni 70, ammantando di realismo pragmatico quella che resta semplicemente una bella utopia. L’utopia degli europeisti di destra.

La realtà che gli europeisti non vogliono vedere

L’idea degli europeisti di destra, molto affascinante, di un’Europa forte, unita e che si lanci verso il mondo continua a non esistere. E non ne esiste nemmeno il progetto.

Quello che esiste – e che viene scambiato per progetto europeo – è un disegno (legittimo dal punto di vista di Berlino, beati loro) di impero della Germania, stanca di fare il vassallo americano, che si accompagna (e a volte contrasta) a quello molto più grottesco e irrealizzabile in salsa francese.

Tuttavia gli europeisti a priori commettono lo stesso identico errore dell’atlantismo sfegatato che tanto denigrano. Errore comune a chiunque finisca per idolatrare una potenza straniera sia essa la Germania, gli USA, la Russia o la Cina. Quale? Credere, in un manicheismo grottesco, che una nazione sia dotata di una missione salvifica del mondo, e di conseguenza dell’Italia. Cambiano solo gli attori. In un caso i santi stanno a Berlino, in un altro a Washington, in un altro ancora a Pechino.

Un piccolo dettaglio rimane trascurato da queste visioni, la Germania se ne infischia dell’Europa. Berlino fa i suoi interessi, non i nostri. Così come gli americani, i russi o i cinesi. Così come i francesi del super europeista Macron, tanto figlio di questa comunità continentale da proteggere (e, di grazia, a buona ragione!) coi denti i propri cantieri navali nazionali dagli acquisti italiani. Nessuno pensa a salvare “l’Europa”. E non si può che sorridere quando da alcune parti si parla, ad esempio, di “difendere l’Europa dall’islam” facendo contemporaneamente l’elogio di Angela Merkel, che è il maggiore sponsor della Turchia di Erdogan nel Vecchio Continente. Lo stesso Erdogan che, col suo progetto di imperialismo neo-ottomano, ci frega da sotto il naso la Libia che abbiamo prima bombardato per seguire i desiderata di Parigi e poi colpevolmente abbandonato, rimanendo inermi ad aspettare chissà cosa mentre Russia e Turchia si spartivano il bottino.

E anche dal punto di vista economico non versiamo in acque migliori, inseguendo il miraggio della Mitteleuropa, che, nonostante tanto galvanizzi la destra (in particolare settentrionale), è evidentemente un progetto contrario agli interessi dell’economia italiana, che verrebbe risucchiata e trascinata nell’area di influenza tedesca.

L’assenza di pragmatismo

Dimostrazioni su dimostrazioni che non c’è alcun pragmatismo nell’accodarsi ad un sogno imperiale che non ci appartiene e che non si capisce per quale motivo sia preferibile a quello americano di cui siamo già parte e provincia. Soprattutto quando prassi vuole che davanti alla scelta di due potenze si scelga sempre di sottostare al potere geograficamente più lontano, che di conseguenza lascia giocoforza molta più libertà tattica ed economica. E non a caso, ritornando alla Libia, Obama disse all’allora premer Renzi di intervenire per portarla sotto influenza italiana, mentre gli “amici europei” di Parigi tentavano in ogni modo di metterci i bastoni tra le ruote.

Vogliamo sognare l’Europa dei libri e favoleggiare? Bene. Vogliamo sognare un imperialismo italiano o – ancora più utopico – un’Italia completamente indipendente da tutti? Benissimo.

Ma non vendiamo queste posizioni per realistiche, perché, se proprio dobbiamo dirla tutta – ed è detto con dispiacere –per puro spirito pragmatico sono molto meglio gli americani dei tedeschi, e l’Italia non può fare altro che restare nella sfera atlantica. Certo, può farlo, nel suo piccolo, in modo meno inerme e vassallatico. Sarebbe ora, ad esempio, di mettere in atto una politica estera, di cercare di ritrovare un ruolo (ormai del tutto sepolto) di mediatore tra le potenze, di coltivare interessi regionali che Washington ha ormai abbandonato (Libia, Balcani, parte del Mediterraneo), di sfruttare il mare che ci circonda e inspiegabilmente consideriamo il male assoluto.

Ma dobbiamo farlo noi. Nessuno verrà a darci una mano. Nessuno verrà a fare i nostri interessi, né da Berlino, né da Washington, né da Mosca o da Pechino.

(di Simone De Rosa)

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