Cinabro Edizioni

Oltre la linea intervista Cinabro Edizioni

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Abbiamo il piacere di intervistare Elio Della Torre, responsabile editoriale di Cinabro Edizioni, una casa editrice romana, attiva dal 2016, di cui abbiamo già avuto il piacere di recensire diversi libri. Cinabro Edizioni, con le sue mirate pubblicazioni e i grandi autori del suo catalogo, sta affrontando principalmente temi legati alla formazione e alla Tradizione.

Elio, ti andrebbe di parlarci della vostra storia e del vostro percorso? se non erro avete ereditato il nome da una precedente esperienza editoriale, giusto?

Innanzitutto vi ringrazio per aver dato spazio e voce al nostro progetto editoriale, non solo con questa intervista, ma anche con la promozione e la recensione di alcune nostre iniziative editoriali nei mesi passati. È importante che il pensiero “non conforme” cerchi di fare rete per compattare quanto più possibile un mondo, spesso al suo interno molto variegato ed eterogeneo, attorno a idee e valori fondanti e discriminanti, che possano, cioè, segnare la “linea”, tracciare il confine oltre il quale è da collocare il “nemico” ed entro il quale si possa riconoscere l'”amico”.

Siamo, infatti, sempre più chiaramente giunti al momento indifferibile delle “affermazioni sovrane” e delle “negazioni assolute” di evoliana memoria. Ed è anche per questo che il nostro gruppo ha deciso di assumersi la responsabilità di ricevere il testimone da un’altra e risalente esperienza editoriale, di origini siciliane, impegnata per decenni a diffondere i Principi della Tradizione, in particolare nel mondo della cosiddetta “Destra”.

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Dalla precedente esperienza editoriale abbiamo innanzitutto ereditato l’arduo e oneroso compito di dare alle stampe i manoscritti inediti del metafisico Guido De Giorgio, di cui per ora abbiamo pubblicato tre raccolte di scritti (“Studi su Dante“, “Tradizione e realizzazione spirituale” e “Il problema della scuola“).

Cinabro Edizioni intende, per tal via, ritagliarsi uno spazio poco battuto o per lo più lasciato scoperto dal nostro mondo: quello dell’affermazione (sovrana) della Weltanschauung tradizionale e della negazione (assoluta) del mondo moderno, coniugando l’approfondimento e la conoscenza della dottrina tradizionale – di cui è espressione in particolare la nostra collana “Sophia” – con i metodi e i riferimenti dell’azione tradizionale – di cui sono voce, invece, i libri pubblicati per lo più nella collana “Militia” – con l’unico fine di offrire strumenti formativi e bussole di educazione dell’anima ai nostri lettori – che trovano in particolare una summa nei testi editati sotto la collana “Paideia“.

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Nei giorni passati di ferrea quarantena i libri sono diventati fondamentali per molte persone. Chi non riusciva mai a dedicare parte del suo tempo alla lettura è riuscita a ritrovare spazi per darsi al piacere della lettura. Ma i libri non sono solo utili ad evadere dal ristretto mondo della quarantena, della casa o del lavoro: spesso infatti possono avere un valore paideutico, ovvero formativo. Voi avete diversi volumi che si occupano proprio di formazione. Ne parleresti?

Tradizione significa innanzitutto formazione, in quanto ogni trasmissione di valori coinvolge la necessità di intraprendere un progetto educativo. Come ci ha ricordato più volte Mario Polia – autore molto apprezzato dai nostri lettori che sta curando un filone di pubblicazioni per la collana “Paideia” – “educare” viene dal latino educere: “tirar fuori“.

Trasmettere valori e principi implica che questi ultimi siano “condotti fuori” dal profondo dell’anima di chi li trasmette ma anche e soprattutto di chi li riceve: acquisirli, interiorizzarli, viverli per poi trasmetterli e così riceverli, in un ciclo virtuoso che prende il nome di Tradizione.

Per questo la lettura di testi dalla forte carica educativa e formativa non si riduce – e non può ridursi – ad un semplice sfogo intellettualistico o ad una mera evasione mentale dalla realtà vissuta. Da questo punto di vista, la concentrazione fisica dovuta alle restrizioni adottate in ragione dell’emergenza sanitaria può essere un’utile occasione per riscoprire il valore della concentrazione interiore, al fine di “tirar fuori“, dal nostro profondo, quanto possiamo ricevere da libri che intendono promuovere, ad esempio, la rilettura degli “esempi” tramandati dall’epica greca e romana.

Avete dunque una linea editoriale ben improntata alla tradizione antica, unica, direi, su tutto il panorama dell’Editoria non Conforme. A proposito di questa etichetta, cosa ne pensi? Vi ci ritrovate?

I valori trasmessi dai poemi epici tradizionali sono qualificabili come “eterni”, e quindi né antichi né nuovi. Sono senza tempo, benché siano espressione di tradizioni che possono presentare specifiche connotazioni temporali o spaziali.

Sono eterni, in quanto il nucleo centrale, il “nocciolo”, da esse custodito, è espressione di verità universali e primordiali, nonostante la “scorza” possa assumere forme differenti a seconda dei tempi e dei luoghi. I testi curati da Mario Polia, ad esempio, sono incentrati sul commento ai poemi epici tradizionali, che spaziano dall’epica greca e romana (si veda il nostro – piccolo – “bestseller” “Exempla. L’ideale eroico nell’epica greca e romana“, giunto in meno di un anno ad una nuova ristampa) sino all’epica indù (“L’etica del guerriero. La via dell’azione nella Bhagavad Gita“).

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Abbiamo in cantiere con Mario Polia anche la pubblciazione di commenti all’epica nordica, opera che dovrebbe vedere la luce entro l’anno, e ai poemi epici dei nativi americani e dei popoli estremo orientali, che saranno pubblicati immediatamente a seguire.

Abbiamo, inoltre, da poco dato alle stampe un piccolo saggio postumo – destinato in particolare ai lettori più giovani – di Rutilio Sermonti dal titolo “Lo spirito di Roma in cinque episodi“, dove l’autore, con il pregio di accompagnare alle parole illustrazioni realizzate dalla sua stessa mano, ha inteso illuminare il valore metastorico della missione di Roma, attraverso il racconto immaginifico di alcuni episodi della storia romana, passaggi salienti dell’edificazione di una civiltà che fu innanzitutto espressione di un modello umano prim’ancora che affermazione di un modello militare, politico, giuridico o semplicemente urbanistico.

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Quanto all’etichetta “non conforme” – premesso che le etichette non ci sono mai piaciute – sicuramente potremmo definire la nostra iniziativa come non allineata al pensiero dominante e quindi “non conforme”, ma se dovessimo qualificare lo spirito con il quale cerchiamo di animare quotidianamente la nostra attività editoriale – senza retorica alcuna e sopratutto senza alcuna autoreferenzialità – potremmo rispolverare un aggettivo dalla forte carica valoriale: “rivoluzionario“, sempre nel suo significato autentico di “ritorno alle origini”, che non vuol dire, appunto, guardare indietro per tornare all’antico ma riscoprire le nostre radici per conoscere noi stessi.

Come Cinabro Edizioni avete da poco dato vita ad un convegno sulla disinformazione dei media, “Armi di distrazione di massa”, che ha avuto un ottimo successo e riscontro mediatico. È vero che siete stati intervistati dalla televisione iraniana? 

ParsToday, il servizio radiofonico internazionale dell’IRIB (la Radio Televisione della Repubblica Islamica dell’Iran) ci ha onorato della sua presenza al convegno sulle “Armi di distrazione di massa” del 22 febbraio scorso realizzando un servizio sull’evento e proponendoci di rilasciare un’intervista qualche giorno dopo.

Questo contatto ha rappresentato per noi il coronamento di un’importante kermesse a cui abbiamo dedicato tutte le nostre energie raccogliendo numerose adesioni. Abbiamo deciso di lanciarci in questa ulteriore avventura perché, oltre alla formazione, riteniamo che sia doveroso dare il giusto peso e l’opportuno spazio anche all’azione e alla politica tradizionalmente ispirate, a importanti e attuali battaglie culturali che sappiano calare i Principi tradizionali sul piano delle applicazioni contingenti, affinché la conoscenza, dunque, trovi conferma in un’azione orientata dalla prima.

Nell’era in cui le guerre si combattono sul terreno dell’informazione, dominando i circuiti informativi mainstream o screditando le notizie che da essi prescindono, le masse vengono “distratte” o condotte verso il sostegno attivo o la semplice ricezione passiva di “nuove verità”.

L’evento ha accolto un parterre qualificato e variegato, che ha visto interventi, su temi e ambiti altrettanto variegati, di uomini e personaggi della controinformazione provenienti da ambienti tanto lontani quanto vicini, da Toni Brandi di “Pro Vita e Famiglia” sino al da poco compianto Giulietto Chiesa di “Pandora TV“, ad esempio.

Anche qui, l’etimologia può venirci in soccorso: “guerra” (polemos, in greco) e “politica” hanno in comune la medesima radice rintracciabile nella parola polis. La politica è una guerra (polemos) fondata sull’appartenenza ad una comunità (polis) contro chi a questa comunità si oppone, è uno scontro tra diversi e antitetici modelli culturali scaturito dalla partecipazione attiva ai medesimi. Questa “guerra” oggi deve tendere soprattutto a smascherare l’inganno tessuto dalle macchine produttrici delle “nuove verità”, che aspirano a manovrare e suggestionare le menti, in particolare quelle più libere e ribelli.

La nostra collana “Politikón” intende innanzitutto svolgere questa delicata e fondamentale funzione: il suo titolo di punta è, ad oggi, il manifesto collettaneo “Inganno Bannon“, con il quale gli autori hanno tentato – speriamo con successo – di offrire un valido contributo allo smascheramento del piano ordito dall’alt-right a stelle e strisce per fagocitare, dirigere e manovrare (fino addirittura a creare) alcuni movimenti cosiddetti “sovranisti”, innanzitutto europei, al fine di tenerli agganciati al guinzaglio atlantista.

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Sempre sulla stessa lunghezza d’onda, abbiamo iniziato, proprio in questi giorni, a lavorare alla pubblicazione di un brillante studio sulle relazioni tra la geografia sacra e la geopolitica contemporanea, che rappresenta una particolare sintesi di questa prospettiva, in quanto l’autore intende coniugare, con equilibrio, questo duplice orientamento, potremmo dire, “verticale” e “orizzontale“.

So che si è da poco aggiunto al vostro catalogo un nuovo libro incentrato sulla figura di Guénon, ti andrebbe di parlarcene?  

Con la pubblicazione di “A chi fa paura René Guénon?” abbiamo innanzitutto inaugurato una collaborazione con il noto studioso di metafisica e cultura islamica, Carlo Corbucci, con cui ci auguriamo di editare ulteriori studi del medesimo calibro. Il saggio intende concentrarsi su una domanda: chi, oggi, ha paura di René Guénon, il massimo interprete e testimone della Tradizione dei nostri tempi? Chi oggi ha paura della sua funzione e della sua opera?

La risposta contenuta in questo saggio, scorrevole ma denso di riflessioni profonde, condotte con maestria dall’autore, fornisce una valida quanto necessaria chiarificazione su chi siano i nemici – coscienti e incoscienti – della Tradizione.

I tempi che siamo stati chiamati a vivere sono sempre più bui e solo bussole e stelle polari di questa natura possono permetterci di non smarrire la “retta via”. L’insegnamento di René Guénon è per il nostro gruppo editoriale un punto fermo, attorno al quale stiamo cercando di far gravitare tutti i nostri sforzi per attuare un progetto editoriale informato il più possibile alla “qualità”, che non rincorra affannosamente le ammalianti sirene della “quantità” con cui un’iniziativa editoriale deve purtuttavia fare i conti.

Ti ringrazio vivamente per il tempo che ci hai donato e per i numerosi spunti e le riflessioni a cui hai fatto cenno durante la nostra chiacchierata. Ci tengo anche a ringraziare te e tutti i tuoi colleghi di Cinabro Edizioni per il lavoro di trasmissione che vi vede impegnati con grande dedizione. Buon -timido- rientro alla vita della Fase2!

(La Redazione)

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