In memoria di Giulietto Chiesa

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La notte tra il 25 e il 26 aprile si è spento a 79 anni Giulietto Chiesa. Chiesa è stato giornalista, saggista, dirigente politico e conferenziere. Oltre ad aver narrato la fine dell’URSS, ha lavorato per RAI, Mediaset, La Stampa, l’Unità, Il manifesto, e altri giornali. Nel 2004 è stato il fondatore di Pandora TV, la prima televisione Web a raccontare i fatti al di fuori della verità “ufficiale”.

 

L’uomo Giulietto Chiesa

 

Ci sono morti che pesano come una piuma, altre che pesano come una montagna, quella di Giulietto Chiesa appartiene alla seconda categoria. Le prime doti che vanno apprezzate sono quelle squisitamente umane, una persona modesta e austera, come nella “migliore” tradizione comunista dalla quale proveniva.

 

Chiesa non pretendeva compensi per le sue conferenze, solo rimborsi o donazioni per Pandora TV, la sua creatura televisiva on line, che dalla sua nascita ci ha deliziato di interessantissimi servizi, soprattutto riguardo la politica estera. E se vi è un’altra cosa da lodare nel personaggio è sicuramente la personalità. Una qualità trasversale che in qualunque campo politico, culturale o genericamente umano la possiamo riscontrare consente all’uomo di essere riconosciuto in quanto tale.

 

 

La lotta al mainstream, per un sano giornalismo d’inchiesta

 

Senza andare troppo indietro nei tempi, ci soffermeremo sulle ultime importanti questioni messe in campo dalla sua attività. La prima è quella per un sano giornalismo d’inchiesta, al di fuori della vulgata del cosiddetto mainstream, ovvero quel complesso di pensiero “unico” e “magmatico”, che in maniera costante e pervasiva detta l’agenda su informazione, politica, economia, politica estera e cultura.

 

Pandora TV ci ha offerto un’altra lettura degli eventi, in particolare sugli esteri, rompendo quello stupido clima antirusso e acriticamente filoamericano, ancora frutto di obsoleti stereotipi da guerra fredda o della retorica dei “diritti civili”. Il giornalista piemontese ha messo in crisi la narrazione dominante, secondo la quale tutto ciò che sta al di fuori delle democrazie liberali occidentali è automaticamente una tirannide sanguinaria. E in nome di questo principio che abbiamo avuto guerre del tutto inutili come all’Iraq, all’Afghanistan, alla Libia e alla Siria, per “esportare la democrazia” dei Bush, oppure i diritti occidentalisti dei Clinton e degli Obama.

 

Interessanti le sue ricostruzioni su taluni fatti della recente storia politica – es. l’11 settembre –, puntualmente attaccato da zelanti debunker, gli stessi che si prodigano in difesa dell’eurocrazia e del “pensiero unico”. È questa l’ultima parte del lavoro giornalistico di Chiesa: conoscere i retroscena del potere! Se in base a tutta una serie di processi storici (fine delle ideologie e primato del mercato sulla politica), le democrazie liberali si sono sempre più svuotate di senso, allora il potere “vero”, quello che decide, va ricercato “dietro le quinte”.

 

Certo le sue analisi nel più dei casi molto precise e scientifiche, si sono dimostrate alle volte sbagliate o avventurose, ma del resto non si può pretendere da un analista di indovinare sempre la scena. Di questa parte del suo lavoro va compreso che bisogna battersi per un’informazione libera, pubblica e non sottomessa al potere dei grandi gruppi. In più che è fondamentale non accontentarsi delle verità per lo più “fabbricate”, sempre da questi grandi gruppi.

 

 

Il superamento degli steccati ideologici

 

Dal punto di vista politico-culturale, il lavoro ultimo del giornalista piemontese si stava concentrando sul superamento degli steccati ideologici per affrontare le sfide epocali del presente e del futuro. Già con Pandora TV, Giulietto Chiesa aveva lanciato l’idea, ben raccolta in diversi ambienti, di alleare in un unico fronte tutte quelle forze che si opponevano alle oligarchie UE e al filo-atlantismo in salsa repubblicana o democratica.

 

Proprio su quest’ultimo punto, interessante la sua posizione attendista e “non critica” a prescindere nei confronti della presidenza Trump, ben sapendo che le frazioni di potere statunitense sono diverse e in lotta fra loro. In particolare il “deep state” – l’insieme di burocrazie governative, organismi e lobby di vario genere –, i democratici e buona parte dello schieramento repubblicano. Per questi Donald Trump è una vera incognita, da qui tutto il boicottaggio verso la sua azione, che rappresenta un duro colpo, con tutti i suoi pro e contro, al potere mondialista.

 

Questa capacità di vedere in maniera trasversale, Chiesa l’aveva già tirata fuori in precedenza, quando auspicava che, seppur di destra o di sinistra, andassero favoriti al potere tutti quei partiti anti-establishment (dal Front National a Podemos). Interessanti, a riguardo, anche le collaborazioni con Radio Padania, l’emittente radiofonica della Lega. Una capacità che riporterà anche in Italia dando vita ad interessanti esperimenti politico-elettorali (Lista del Popolo), o politico-culturali (AlterLab e Centro di Gravità), tesi a riunire il meglio delle scuole di pensiero italiane oltre gli schemi destra/sinistra. Un’apertura che ha visto coinvolti grandi personaggi della cultura, della politica e del mondo delle professioni, tutti di varia estrazione (Franco Cardini, Marco Tarchi, Guido Grossi, Adriano Tilgher, Enzo Pennetta, Glauco Benigni, Alberto Micalizzi, ecc.).

 

Una strada da perseguire con insistenza, poiché il futuro che c’attende non consentirà più litigi su schemi del passato, ma dovrà raccogliere coloro che sono portatori di un’idea in opposizione al grigiore del nichilismo mondialista. Buon viaggio “intorno al sole” Giulietto, ti onoreremo!

 

(di Roberto Siconolfi)

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