E adesso dove finiranno gli ex combattenti ISIS?

E adesso dove finiranno gli ex combattenti ISIS?

Su Twitter, Donald Trump ha chiesto a “Inghilterra, Francia, Germania e altri alleati europei di riprendersi gli oltre 800 membri dell’ISIS catturati in Siria” provenienti da 44 paesi. Altrimenti, Trump “li rilascerà”, senza specificare dove e in quale paese. Il Presidente americano non è disposto ad “aspettare che gli altri paesi facciano il loro lavoro”.

Gli USA hanno chiesto ai paesi europei, al Canada, all’Australia e agli alleati mediorientali di inviare truppe in Siria per “combattere l’ISIS”, ma prima di ciò, alcuni anni fa, gli USA chiedevano ai paesi europei di permettere ai potenziali jihadisti di viaggiare verso la Siria e l’Iraq, e ai sauditi e ai giordani di aprire le loro prigioni e graziare i jihadisti convinti al fine di fargli raggiungere la loro destinazione, il Levante, e distruggere lo stato siriano per creare uno scenario di “stato fallito”.

Ma i loro desideri non si sono realizzati, e il Presidente Bashar al-Assad non è caduto “in 3 o 6 mesi massimo”, come previsto nel 2011. Oggi il mondo affronta una nuova sfida: cosa bisogna fare di coloro che l’Occidente ha aiutato a raggiungere la Siria al fine di terrorizzare, stuprare e massacrare il popolo siriano, e che oggi vogliono ritornare al loro paese di origine? È ovvio che l’establishment USA non abbia voglia di aiutare gli europei con i loro rifiuti umani che si sono uniti all’ISIS sotto richiesta degli americani.

Al momento centinaia di membri dell’ISIS sono riusciti a ritornare in Europa, e molto di più nei loro paesi d’origine in Medio Oriente, Asia e Africa. Questi sono combattenti che hanno risposto all’appello e hanno raggiunto la Siria e l’Iraq con l’aiuto delle intelligence occidentali per unirsi al Califfato del cosiddetto “Stato Islamico”.

Hanno viaggiato verso Levante per diverse ragioni: per unirsi ai famigliari o agli amici, per spirito di avventura, per l’adrenalina derivante dall’usare armi e uccidere, per avere una o più mogli, per appartenere a una società più aderente ai propri valori. Pochissimi sapevano qualcosa dell’Islam, prima di raggiungere la loro destinazione, e ancor meno avevano conoscenze dettagliate degli insegnamenti e delle leggi islamiche. Ma tutti hanno in comune una cosa: hanno ucciso migliaia di iracheni e di siriani.

L’Europa e i paesi mediorientali hanno facilitato i “corridoi jihadisti” verso la Siria, principalmente attraverso la Turchia, le cui autorità hanno favorito l’immigrazione dei jihadisti. L’aeroporto di Ankara aveva corridoi speciali per accomodare i nuovi arrivati e inviarli verso est. L’obiettivo era quello di dividere la Siria e l’Iraq.

Il mondo è rimasto a guardare, mentre l’ISIS guadagnava enormi risorse finanziarie. L’ISIS ha derubato centinaia di milioni di dollari dalle banche sotto forma di denaro e oro. Ha venduto petrolio, infrastrutture e aerei alla Turchia, e raccolto grosse somme derivanti dalle tasse sui servizi, sulla casa, sull’agricoltura, sui pedaggi, e altre fonti che gli hanno procurato grandi entrate dalle zone che controllavano.

Il Presidente Barack Obama ha avuto il “coraggio” di dire che ha voluto evitare di inquinare l’aria in Siria e in Iraq bombardando i camion dell’ISIS che trasportavano il petrolio. Dal 2014 al 2015 gli USA hanno teoricamente combattuto l’ISIS in Siria, ma nello stesso periodo il territorio del Califfato si è continuamente espanso. Ci è voluto l’intervento russo iniziato nel settembre 2015 per distruggere quei camion, riducendo il flusso diretto verso la Turchia e attaccando le fonti di guadagno dell’ISIS.

È probabile che il leader dell’ISIS Abu Bakr al-Baghdadi abbia seguito l’esempio di Saddam Hussein e nascosto armi e risorse finanziarie. L’intelligence irachena crede che l’ISIS abbia stabilito molti business civili per continuare a far circolare il denaro e finanziare l’insorgenza e il reclutamento. Secondo i servizi di sicurezza iracheni, l’Unità di Intelligence irachena ha arrestato decine di cellule legate all’ISIS che gestivano ricchezze di centinaia di milioni di dollari.

L’ISIS è presente anche in molti luoghi posti nel deserto tra Siria e Iraq. Decine di attacchi meno spettacolari ma molto significativi avvengono ogni mese nelle province di Salahuddin, Nineveh, Diyala, Kirkuk e sulle montagne di Hamrin-Makhol, causando la morte di decine di iracheni. Per esempio, questo mese l’ISIS ha rapito 19 cittadini iracheni nella zona di confine tra l’Iraq e l’Arabia Saudita nel deserto di Anbar. Sei corpi, per adesso, sono stati ritrovati.

Infatti, l’ISIS in questo momento deve portare avanti il maggior numero di attacchi possibile per mostrare al mondo che è ancora vivo e in grado di colpire. Non sorprenderebbe vedere altri attacchi in Medio Oriente, dopo che l’ISIS perderà tutti i suoi territori.

Ma l’insorgenza dell’ISIS non è lontana dall’Europa, dove ogni attacco può portare più pubblicità al gruppo e aiutarlo nei suoi sforzi propagandistici. Gli attacchi di Bruxelles e Parigi hanno dato un grande senso di potere ai sostenitori dell’ISIS. Questi attacchi sono stati pianificati dal commando ISIS a Raqqa.

Dunque, il ritorno di centinaia di militanti ISIS in Europa creerà un dilemma per gli stessi leader europei che potrebbero essere dietro l’invio delle stesse persone in Levante, molti dei quali sono diventati dei killer prolifici. Molti sono stati uccisi negli attacchi terroristici, ma quelli rimasti sono coloro che hanno imparato meglio di tutti le tattiche di guerra e di omicidio.

L’ISIS è stato sconfitto, e le circostanze che gli hanno permesso di proliferare nel 2014 non sono più attuali. Molti si stanno arrendendo, oggi, nel loro ultimo bastione in Siria. Ma nonostante ciò, la scomparsa dei territori dell’ISIS non significherà che il gruppo non sarà più presente in Medio Oriente, in Europa e nel resto del mondo – principalmente in Africa occidentale, Libia, Iraq, Egitto, Yemen, Afghanistan e Filippine.

Trump sta gettando una patata bollente in mano all’Europa, quando chiede ai paesi europei di riprendersi i loro cittadini, indicando così che non vuole dare i prigionieri dell’ISIS in mano al governo siriano. Non ci sono, in Europa, prigioni adeguate per questo tipo di terroristi, nessun mezzo per “sradicalizzarli” e invertire il lavaggio del cervello cui questi europei sono stati sottoposti. Non c’è garanzia che i militanti ISIS arrestati non diffondano la loro ideologia e le loro capacità, né che non siano pronti a colpire alla prima occasione.

Ci sono modi per affrontare l’ideologia dell’ISIS usando gli stessi mezzi che ha usato l’ISIS. I suoi dogmi possono essere condannati intellettualmente e religiosamente dalle autorità religiose islamiche. Il gruppo è stato contestato dal religioso sunnita Ulema, che ha criticato sia la radicalizzazione che l’autoproclamato stato. Al-Qaeda è vulnerabile allo stesso modo. Ma l’efficacia di questa azione è, a sua volta, dubbia.

Anche se il Ministro della Sicurezza francese Christophe Castaner vuole far entrare i militanti ISIS in Francia, la maggior parte degli stati europei probabilmente lasceranno in Medio Oriente i propri rifiuti umani, perché mancano delle risorse e dell’esperienza per gestire il ritorno dei militanti ISIS. Heiko Maas, Ministro degli Esteri tedesco, ha commentato il tweet di Trump dicendo che “non è facile come pensano in America”.

Le autorità europee dovrebbero imparare dalla Siria e dall’Iraq come fronteggiare l’ISIS; altrimenti, sarà difficile per loro impedire l’espansione di questo cancro.

(da ZeroHedge – traduzione di Federico Bezzi)

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