Un superficialissimo foglio di carta non fa di Ousseynou Sy un italiano

Un superficialissimo foglio di carta non fa di Ousseynou Sy un italiano

Per la mente irrimediabilmente malata degli immigrazionisti Ousseynou Sy è “italiano” perché ha la cittadinanza. Il Post semplifica, in un articolo, il sentore del pensiero di massa sull’argomento. “È italiano da 15 anni” perché ha un pezzo di carta che lo certifica da 15 anni.

Se Sy fosse italiano, anche uno di quei rari casi acquisiti, non avrebbe mai tentato di compiere una strage in nome di ciò per cui ha tentato di compierla. Per di più disinformato anche dai media di massa, che insistono sui morti del mediterraneo – ormai quasi a zero – solo per non ammettere che la loro dannatissima politica dei porti aperti ne produceva dieci volte tanto.

Ma per loro è tutto un foglio di carta, non importa se concesso in modo leggero o approssimativo, ce l’hai e hai una nazionalità. Non riescono nemmeno vagamente a capire che essere parte di un Paese è frutto di circostanze plurisecolari e, nei casi eccezionali, molto peculiari, come può essere un matrimonio o scelte dettate da volontà personali (e soprattutto di livello culturale) completamente sconosciute al loro mondo di plastica fatto di nulla. E a volte neanche un matrimonio può essere sufficiente, visto che a quanto si sa Ousseynou era sposato con un’italiana, da cui poi si è separato.

Si tratta di questioni molto delicate, profonde. Un pezzo di carta non è sufficiente, ci vuole molto di più perché un allogeno sia autenticamente pronto ad integrarsi in una comunità completamente diversa dalle sue origini.

Chi difende tutto ciò è frutto di una cultura, insisto, pericolosa. E coloro che la diffondono sono pericolosi.

Un insieme di cose che peggiorerà sempre più i rapporti tra italiani e stranieri. Che genererà altri Breivirk e Tarrant per farli contenti in modo da poter di nuovo urlare al razzismo, altri Sy per spingerli a nascondere la testa sotto la sabbia dalla vergogna.

(di Stelio Fergola)

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