Sardine in fuga

Sardine in fuga: minaccia o promessa?

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Sardine in fuga, ma forse no, aspettiamo. “Se Giorgia Meloni diventa Premier, sarò costretta a lasciare il Paese. “ Con una minaccia che fa tremare i polsi, tale Jasmine Cristallo da Catanzaro, in una tranquilla domenica post Sanremese, ha gettato nello sconforto un’intera nazione.

Se fosse un film, sarebbe “Sardine in fuga”

Mentre stavamo ancora cercando di capire le ragioni recondite della pagliacciata del Nazareno, con tenda, sacchi a pelo e conferenza stampa per strada, la notizia destinata a cambiare le sorti del Paese ha fatto rapidamente il giro della penisola, suscitando reazioni al limite della disperazione nella cittadinanza.
Qualcuno ha valutato anche l’ipotesi di compiere un gesto estremo, inconsulto, incapace di accettare una realtà tanto dura all’orizzonte: la capA sardina vuole espatriare.

Ma andiamo con ordine: all’indomani dello straziante addio di Nicola Zingaretti alla segreteria del PD – tutti troppo interessati alle poltrone “mi vergogno!” – le sardine, ormai rimaste in tre, sfidando preclusioni e divieti, #PerIlBeneDellaSinistra si sono presentate a Roma, davanti alla sede del loro non partito, per protestare contro le posizioni assunte dalla forza politica a cui non fanno riferimento e perorare la causa della permanenza in carica del loro non segretario.
Dopo un incontro durato ore con il loro non presidente Valentina Cuppi, i tre eroi hanno rilasciato una serie di dichiarazioni di spiccato spessore politico: nove minuti per fare la storia.

Mani in tasca e piglio da leader, Jasmine Cristallo da Catanzaro prende la parola per dettare le condizioni al PD: “bisogna fare un lavoro enorme per andare contro corrente …un campo largo è fortemente necessario. Se non sono in grado di fare questo salto quantico (sic!) mi dispiace saranno assolutamente giudicati per come poi emetteranno il verdetto finale…”

Cosa deve fare l’assemblea? Chiede, allora, un giornalista, confuso da cotanto eloquio: “io non ho mai votato PD nella mia vita, non sono un attivista del PD, non ho mai sostenuto questo partito…”

E allora che vuoi, esattamente, dal PD? “la politica è totalmente commissariata…un partito che dovrebbe cercare finalmente di tirar fuori quella lì che è l’anima progressista che hanno promesso tante volte di voler tirar fuori e poi non è mai avvenuto…”

Si ma, allora, cosa siete venuti a domandare, per 4 ore, al presidente Cuppi? “l’assemblea è un’assemblea di eletti che vengono da quella storia…”

Eh, cosa chiedete in concreto? “il percorso che sceglie l’assemblea non è un percorso basato su una persona ma su un’idea di partito” interviene, allora, Santori “perché questo è come funziona il PD e per fortuna…è una delle poche cose che dentro questa struttura funzionano…”

Eh beh, come è magnanimo lei.

Ma cosa vogliono le Sardine?

“L’obiettivo è scegliere una linea, rendersi conto che abbiamo un centrodestra unito che supera il 50% e se non si capisce questa cosa e se non si guarda all’esterno che vuol dire 5 stelle, LEU, sardine…significa relegare questo Paese per i prossimi 50 anni alla destra e deve essere chiaro a tutti!”
Ah, ecco, ci siamo. La terribile minaccia fasciofascista incombe su di noi.

Le Sardine in fuga si passano la palla, Santori e Cristallo sotto lo sguardo attento di quella che, convenzionalmente, chiameremo sardina numero 3, collocata lì per annuire con supponenza.

“C’è una linea editoriale (eh?) che ha portato proprio una volontà di favorire un centrismo di cui noi non sentiamo assolutamente la necessità. Anzi! Siamo convinti che sia necessario portare avanti un fronte progressista, ecologista, femminista, antifascista…”

Giusto!

“Io sono convinta” conclude Cristallo “che il banchetto di Conte si debba trasformare in un tavolo operativo di massello di noce…”

Insomma, la missione di questo trio di intellettuali è chiara: protestare contro il PD, accampandosi sorridenti e al calduccio dentro la sede del PD, sostenendo che nel PD tutto è sbagliato ma solo il segretario uscente del PD può rimettere a posto le cose. Infine, minacciare di uscire da un partito in cui sostengono di non essere mai entrati, non prima di aver tentato di trasformarlo in un enorme centro sociale. Con tavoli di massello di noce, of course!

Un delirio che ha del poetico e si conclude con la foto di Mattia #LoSveglione Santori accampato dentro la sede del PD sotto lo sguardo angustiato di Berlinguer che si domanda, evidentemente, cosa sia andato storto. Ma non è ancora finita: c’è tempo per il colpo di coda.

L’annuncio shock della Cristallo: se la Meloni diventasse Presidente del Consiglio, dovrei lasciare il Paese.

Prego, quella è la porta. Senza ripensamenti, però!

Poi uno si chiede perché Orietta Berti vuole duettare coi naziskin.

(di Dalila di Dio)

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