Maduro

Venezuela, Maduro riprende il controllo dell’Assemblea Nazionale

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Maduro in Venezuela fa tre su tre. Le elezioni sudamericane di fine 2020 continuano a sorridere al blocco populista di matrice socialista e dopo le vittorie alle elezioni generali in Bolivia e al referendum costituzionale in Cile anche in Venezuela si profila un risultato di notevole importanza per il governo del Paese. A cinque anni dalla sconfitta la coalizione chavista riprende il controllo dell’Assemblea Nazionale, unica Camera della nazione.

Maduro e l’altissima astensione

I dati, non ancora definitivi, indicano il Gran Polo Patriótico (GPP), all’interno del quale figura il Partido Socialista Unido de Venezuela (PSUV), come sicuro vincitore con il 67% dei consensi, considerando l’enorme divario con la coalizione delle opposizioni Alianza Democrática (AD) ferma al 18%. Ancora più staccati Venezuela Unida, di poco sopra il 4% e il Partido Comunista de Venezuela fermo al 2,7%.

Nicolas Maduro, pur sottolineando l’importanza della vittoria sulla quale aveva ampiamente puntato per poter continuare il suo mandato presidenziale, non ha nascosto l’enorme astensione che ha colpito questa tornata. Solo il 31% dei quasi ventuno milioni di cittadini aventi diritto al voto si è, infatti, recato alle urne. Un dato che ha consentito allo zoccolo duro chavista di riconsegnare la maggioranza dell’AN ai socialisti con una certa facilità anche per via della decisione di alcuni capi della coalizione antichavista, tra i quali i più intransigenti come Juan Guaidó, il fuggitivo Leopoldo López (riparato da alcuni mesi in Spagna per sfuggire alla Giustizia venezuelana) e il già pluri-candidato alla presidenza Henrique Capriles di non prendere parte alle votazioni per evitare di legittimare le stesse.

Elezioni in Venezuela: il riconoscimento internazionale

Non a caso immediatamente dopo la diffusione dei primi dati da parte del Consejo Nacional Electoral (CNE) alcuni Stati, tra cui gli Usa, il Canada, la Colombia, Costa Rica e Panama si sono rifiutati di riconoscere la validità delle elezioni. Riconoscimento giunto immediatamente, invece, da Cina, Russia e dalle nazioni aderenti all’ALBA (l’Alleanza Bolivariana per le Americhe).

In attesa di conoscere l’esatta ripartizione dei 277 seggi che comporranno la nuova AN, i primi dati consentono un’analisi diversa da quella dei principali mass media internazionali soliti dipingere la popolazione venezuelana come stufa di quella che viene definita una “democratura”, che pure ha permesso lo svolgimento di 25 elezioni in ventuno anni, dalla prima affermazione di Hugo Chávez ad oggi riconoscendo le due sconfitte patite al referendum costituzionale e proprio cinque anni fa in occasione del voto legislativo.

I venezuelani chiedono una pacificazione ben lontana dalla volontà della maggioranza degli oppositori che, a più riprese, hanno chiesto l’intervento, anche militare, degli Stati Uniti con l’unico intento di sovvertire l’ordine precostituito, inasprendo il conflitto sociale e politico anche quando i dati elettorali gli avevano arriso. Un errore che dal 2015 non ha più permesso al variegato mondo antichavista di tornare ad avere la maggioranza. In questo senso vanno lette le parole del presidente Maduro come un nuovo tentativo di distensione sia nei confronti dell’ingombrante cugino nordamericano con l’apertura alla futura presidenza Biden sia nei confronti delle opposizioni che accettano il dialogo quando solo due giorni prima del voto aveva annunciato pubblicamente le dimissioni in caso di sconfitta elettorale.

(di Luca Lezzi)

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