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Federico II di Svevia: lo stupor mundi del Medioevo

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Federico II di Svevia fu un grande protagonista del Medioevo, che da sempre viene considerato come un insieme di secoli bui, dove sono emerse poche figure storiche degne di nota, ma nessuna affermazione risulta essere più falsa.

Certamente l’impero romano era ormai crollato da parecchi decenni e la sua florida cultura era ormai un ricordo sempre più sbiadito. Eppure verso il XII secolo una figura si stagliava nel firmamento della storia, illuminando non soltanto la storia dell’Europa occidentale, ma anche quella della penisola italiana.

La personalità di Federico II

La figura di Federico II è una delle più affascianti di tutta la storia medievale. Fu l’ultimo imperatore medievale che seppe tener testa al papato e che cercò in ogni modo di dar vita ad un impero universale, il quale racchiudesse al suo interno tutti i suoi domini dell’Europa occidentale.

La sua fu una personalità assai poliedrica e forte, non a caso si dedicò ad apprendere ben sei lingue quali l’arabo, il latino, il siciliano, il tedesco, greco ed il francese, ma non solo. Fu anche un grande cultore delle arti e della poesia e contrariamente a quanto si possa credere non fu mai un amante della guerra, anzi lo fu della pace e fu anche un uomo molto tollerante, ragion per cui venne chiamato dai suoi contemporanei “stupor mundi”.

Allo stesso tempo però l’ambizioso progetto di cui si fece portavoce attirò l’ira di molti potenti e di conseguenze svariate critiche, al punto che alcuni lo definirono l’anti- Cristo.

La vita e le incoronazioni di Federico II

Nipote del leggendario Federico Barbarossa, figlio dell’imperatore Enrico IV e della normanna Costanza d’Altavilla, Federico II fu destinato fin da subito ad unire le sorti dell’impero tedesco a quelle del regno normanno nel sud italiano.

Sfortunatamente il giovane Federico rimase orfano all’età di quattro anni e venne così posto, per volere della madre, sotto la protezione e l’influenza del papa Innocenzo III, il quale lo educò con un solo obiettivo: farne un prezioso alleato dello stato pontificio.

Una volta divenuto maggiorenne, nel 1210 Federico venne eletto re di Sicilia e subito rassicurò il suo protettore il papa circa il fatto che non avrebbe mai unito il suo regno con il resto dell’impero.

Una volta rassicurato il papa, Federico partì alla volta della Germania per reclamare per se il titolo di re di Germania: vi riuscì finalmente nel 1215 ed a seguito di ciò si rimise in viaggio verso l’Italia, dove nel 1220 venne eletto imperatore dal nuovo pontefice Onorio III, al quale promise di condurre presto una crociata in Terrasanta.

Il governo pregevole del regno di Sicilia

Dopo essere stato nominato imperatore Federico si dedicò alla cura del regno di Sicilia con l’obiettivo di dotarlo di un assetto amministrativo moderno,  in cui il potere fosse ben accentrato nelle sue mani. Per potervi riuscire mise in atto una serie di riforme quali la riduzione del potere e dell’autonomia dei baroni, del clero e delle minoranze arabe, ma non solo: si dotò anche di un forte esercito composto prevalentemente da mercenari saraceni, questo affinché fosse possibile liberarsi dai vincoli feudali dei suoi vassalli.

Infine istituì uffici efficienti per ben amministrare il suo regno e li diede solo a funzionari altamente qualificati, ed aumentò la tassazione per poter sostenere il suo esercito e la nuova macchina burocratica in fase di allestimento.

L’importanza della cultura per Federico II

Federico II , dotato di innumerevoli interessi per i vari campi del sapere ed autore egli stesso di un trattato sulla caccia con il falcone “De arte venandis cum avibus”, si fece promotore di notevoli iniziative culturali.

Infatti nel 1224, all’interno del suo progetto per creare funzionari di stato efficienti, fondò l’università di Napoli, che ancora oggi porta il suo nome, dove vi furono insegnate discipline quali le scienze giuridiche. A Salerno invece promosse nel 1231 la scuola di medicina dove egli stesso fece istituire, primo caso in tutta l’Europa, la cattedra di anatomia.

Intorno alla sua corte poi radunò sapienti da tutto il mondo sia cristiani, sia saraceni sia ebrei facendo di Palermo un luogo d’incontri di civiltà differenti.

Infine il suo sconfinato amore per la cultura e le lettere fece si che si diede impulso alla formazione della prima scuola letteraria nella penisola: la scuola siciliana.

La scomunica e la crociata

Avendo rimandato molte volte la crociata, promessa al pontefice anni prima, si per dedicarsi all’organizzazione interna del suo regno, sia per la sua ammirazione verso la società araba, Federico venne scomunicato nel 1227 dal nuovo papa Gregorio IX, il quale non seppe più tollerare i continui rinvii dell’imperatore.

Colpito dalla scomunica Federico si vide costretto ad intraprendere questa crociata e partì alla volta della Terrasanta nel 1228.  Tuttavia questa crociata, alla cui testa si pose Federico, fu alquanto atipica dal momento che l’imperatore cercò di ottenere i luoghi scari alla cristianità non attraverso battaglie campali, bensì attraverso una serie di negoziati, tanto è vero che firmò una pace decennale con il sultano d’Egitto Al Kamil, la quale prevedeva la cessione da parte di quest’ultimo della città di Gerusalemme e la garanzia di non ostacolare i pellegrinaggi dei cristiani in Palestina.

Nel 1229 Federico riuscì a varcare la soglia della città santa senza nemmeno spargere una goccia di sangue e fu incoronato re di Gerusalemme, eppure nonostante la grande conquista ottenuta il papa  non ritirò la scomunica anzi mandò le sue truppe contro il regno di Sicilia, questo perché il pontefice vedeva l’accordo con il sultano un atto indegno e profano.

Federico fu così costretto a tornare in patria ed affrontare in battaglia le truppe pontificie, che furono abilmente sconfitte,  in questo modo impose al papa il ritiro della scomunica ed una pace nota come pace di San Gennaro.

Il consolidamento del potere

Dopo aver risolto la questione pontificia, ma solo momentaneamente, l’imperatore decise di riprendere la sua opera di consolidamento del regno in questo senso ne è un esempio lampante  “il Liber Augustalis” del 1231 noto in tutto il mondo come costituzione di Menfi. Attraverso questa costituzione Federico affermò la superiorità regia rispetto a quella papale, a quella dei baroni ed a quella dei comuni. Inoltre, una volta eliminato ogni particolarismo di stampo feudale, Federico dotò il regno di una legislazione unificata costituendo  per ogni circoscrizione in cui era diviso un tribunale presieduto da un funzionario regio.

Nel progetto dell’imperatore di creare un impero universale il regno di Sicilia costituiva un eccellente punto di partenza, tale regno difatti doveva unirsi ai territori dell’Italia settentrionale e della Germania, controllati dalla corona imperiale e divenirne fulcro e modello.

La guerra coi Comuni del nord Italia e col Papato

A differenza dell’Italia meridionale però il settentrione era composto dai comuni divenuti oramai realtà politiche ed economiche di rilievo, ragion per cui non erano disposti a perdere la loro preziosa autonomia.

Quando Federico II cercò di imporre la sua autorità, i comuni dell’Italia del nord reagirono unendosi in una lega, la quale venne comunque sbaragliata dall’imperatore nella battaglia di Cortenuova del 1237, ma non fu sufficiente poiché alcuni comuni come Milano e Brescia continuarono a contrastare con forza l’imperatore e chiamarono in loro aiuto il papa Gregorio IX, Il quale a sua volta temeva una sottomissione dello stato della chiesa all’impero.

Il contrasto tra Federico ed il papato assunse toni ancora più accessi quando vi fu l’elezione alla soglia pontificia di  Innocenzo IV, quest’ultimo scomunicò subito l’imperatore e convocò nel 1245 il concilio di Lione dove dichiarò deposto l’imperatore sciogliendo così i suoi sudditi dal vincolo dell’obbedienza.

Questa mossa danneggiò moltissimo Federico infatti i principi tedeschi colsero l’occasione fornitagli dal pontefice per ribellarsi e nominare un nuovo sovrano, mentre a loro volta i comuni del nord riuscirono a sconfiggere l’imperatore in ben due battaglie presso Parma e Fossalto nel 148.

La morte di Federico II e del suo progetto

Federico non poté neppure tentare di arginare queste rivolte che la morte lo colse improvvisamente il 13 Dicembre 1250 a Castiglion Fiorentino in Puglia.

Con la morte di Federico II tramontò per sempre l’idea di dar vita ad un impero universale che raccogliesse al suo interno l’eredità dell’impero romano e di quello di Carlo Magno dando il via in Italia ad un periodo di lotte interne e fratricide, al potere papale che porterà molta arretratezza al centro Italia, ed infine all’invasione di potenze straniere che avrà fine solo nel 1861 con l’unità nazionale.

(di Severiano Scarchini)

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