Sostenere Trump

Impossibile non sostenere Trump, ma vietato cantare vittoria

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Che sia impossibile non sostenere Donald Trump in questo giorno della verità dovrebbe essere una cosa ovvia. Utilizzo il condizionale perché qualcuno sembra non averlo capito, anzi forse qualcuno non lo comprenderà mai, guidato in larga parte dal proprio feticismo astratto e zero (sì, zero) dalla concretezza della risoluzione dei problemi che attanagliano non soltanto gli USA, ma proprio quell’Impero yankee che con Trump ha quanto meno “congelato” alcune delle sue attività.

Sostenere Trump è un imperativo categorico

Sostenere Trump. Lo abbiamo sempre fatto. Ce ne freghiamo altamente di chi ci ha etichettato quale “giornale poco serio” perché – e non da oggi – abbiamo manifestato apprezzamento e supporto all’attuale presidente statunitense. Non pensiamo sia nemmeno il caso di rispondere a tali considerazioni parimenti prive di concretezza: primo perché dimostrative di una scarsa lettura della nostra testata (abbiamo criticato eccome Trump, soprattutto durante il primo anno del suo mandato) e secondo perché appartenenti a una visione del giornalismo lontana anni luce dalla realtà.

Il giornalismo è rappresentazione imparziale dei fatti, ma proprio sulla base di essi è anche metodo per diffondere idee e visioni del mondo. Chi nega questo secondo punto, sta mentendo.

E noi, che non mentiamo, vi diciamo chiaro e tondo quale sia la nostra idea, che è patriottica, antiglobalista, antifiscalista, antiimmigrazionista, multipolare, statalista ma senza nulla togliere alla sacrosanta complementarità della iniziativa privata, sia di medie che di grandi entità. Siamo eticamente tendenzialmente conservatori, pur tra le differenti vedute esistenti tra noi.

Donald Trump ha favorito, in soli quattro anni, buona parte di questi processi. Lo ha fatto con la lotta – per ora ancora piuttosto limitata – al vergognoso fenomeno delle delocalizzazioni. Lo ha fatto riducendo la pressione fiscale in modo significativo e portando gli USA su livelli di piena occupazione prima che il maledettissimo covid mutasse di parecchio il quadro economico. Lo ha fatto favorendo de facto il multipolarismo (sfido chiunque a sostenere che lo abbia anche soltanto ostacolato) riuscendo a sfuggire alle pressioni interne bellicose di consiglieri come John Bolton, a stringere accordi fondamentali con Iran, Corea del Nord, ad avvicinarsi nonostante tutto alla Russia (intenzioni che aveva dichiarato già in campagna elettorale), a non muovere gli eserciti contro il Venezuela di Chavez.

Lo ha fatto contrastando l’immigrazione clandestina, nonostante i suoi primi mesi di mandato siano stati parecchio difficili e ostici.

In materia etica, Trump non ha potuto concretizzare molto, ma qualche segnale lo ha comunque dato: tra questi, senza dubbio aver tentato di tagliare i fondi alle cliniche abortiste, fermato dalla Corte Suprema.

Certamente, Donald Trump è pur sempre uno statunitense. E in quanto tale, non è culturalmente formato all’idea di un reale e costante interventismo statale nell’economia. Ciò non toglie che i liberisti Stati Uniti d’America in questo momento storico si possano permettere più interventismo di qualsiasi sfigatissimo Stato membro della zona Euro, schiacciato dai parametri di Maastricht, da una moneta presa a prestito e da interessi sul debito i quali, in pratica, impediscono qualsiasi tipo di reale autonomia statale.

Certamente, Donald Trump non si è tirato fuori dai conflitti militari iniziati dai suoi predecessori. Ma in 4 anni era veramente difficile, se non impossibile. Senza contare la solita questione: puntare sui difetti di un sistema, di un’amministrazione e – stringendo ancora – in questo caso di un presidente, resta sempre un’operazione miope. Farlo senza contestualizzare il momento, senza tracciare un reale bilancio tra costi e benefici è l’errore in cui si cade sempre quando non si analizzano serenamente le questioni.

In questo momento storico, non esiste alternativa migliore di Donald Trump. Il che – lo capirebbe chiunque dotato di media intuitività – non significa che Trump stesso sia perfetto o esente da critiche. Il successo di Biden rapprenterebbe un ritorno in grande stile delle èlite peggiori che hanno governato questo pianeta. Sostenere Trump non è un’opzione, ma un imperativo categorico.

Sostenere, ma mai cantare vittoria

I social network sono lo specchio delle aspettative. In questi giorni ho letto – non certamente tra gli esponenti dell’area “progressista – dem” – svariate ironie sulla fallacia dei sondaggi. Richiamando alla figuraccia clamorosa che gli analisti incassarono nel novembre 2016, quando dopo aver diffuso per settimane stime su vittorie a dir poco esorbitanti della candidata Hillary Clinton, si trovarono a ricevere una sberla senza precedenti con il successo di un evento che, all’epoca, era non solo esordiente della politica americana, ma una novità assoluta su scala mondiale: Donald Trump presidente degli Stati Uniti d’America.

Le cose, oggi, sono un attimino diverse. Se non ci fosse stata l’emergenza mondiale del covid, probabilmente, imbastiremmo discorsi differenti. Ma la realtà è che il coronavirus ha ammazzato il risultato più tangibile della politica trumpiana, ovvero quello economico: da dati di piena occupazione, oggi gli USA si ritrovano con oltre il 10% di cittadini senza lavoro.

Questo, lo sappiamo da tempo, ha dato ossigeno alla compagine dem. Tanto ossigeno. Nonostante il candidato più improponibile mai esibito, quel Joe “Sleepy” Biden, a momenti impresentabile perfino ai comizi.

Ma non è solo questo. Ai tempi dei tweet sull’Obamagate, avevo avuto la sensazione che Trump, in qualche maniera, stesse vincendo la guerra tra èlite attualmente in corso negli USA. Il presidente sembrava molto sicuro di sé e intenzionato a diffondere ogni possibile accusa contro l’ex-inquilino della Casa Bianca. Mi sbagliavo. O forse, semplicemente, era una contingenza favorevole: quella di un uomo sfuggito miracolosamente a due impeachment (di cui uno soltanto ufficialmente richiesto e votato) e in grande ascesa sul piano comunicativo e mediatico.

Quella contingenza, in questo momento, è molto più incerta. E non si dimentichi con chi abbiamo a che fare, con quale potere e di quali dimensioni. Non si può escludere niente, nemmeno cose poco pulite. Faranno di tutto per sconfiggerlo. Ogni cosa.

Ma anche qui, non possiamo fare altro che esprimerci in via ufficiale: sostenere Trump non è un’opzione, ma un imperativo categorico.

(di Stelio Fergola)

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