La torbida notte delle Elezioni USA 2020

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Le elezioni USA 2020 sono discusse non ad uno, ma a ben due giorni dal voto. I motivi sono molteplici, ma tra tutti c’è il puzzo maleodorante delle cose non limpide. Perché di limpido – o quanto meno di bizzarro – in questa vicenda c’è poco. Giuliani è stato tra i primi a sottolinearlo, ma la sequela di avvenimenti dubbi della notte americana lasciano spazio a ulteriori considerazioni.

Elezioni USA 2020, le stranezze

Che il voto postale potesse essere un punto critico delle Elezioni USA 2020 si sapeva. Che avrebbe portato un buon numero di voti alla compagine dem pure. Ciò che non si immaginava è la strana tempistica con cui è stato effettuato lo spoglio delle schede in molti Stati decisivi, dalla Florida saldamente in mano a Trump alle 2 del mattino (ora italiana, ovviamente) per poi essere assegnata addirittura due ore dopo, agli stati blu assegnati alla velocità della luce, fino al Wisconsis e il Michigan dove all’improvviso giungono “lotti di voti” per Biden come se piovesse, come racconta Daniele Scalea del Centro Machiavelli:

Si è assistito, in Wisconsin e Michigan, ad aggiunte di massicci lotti di voti assegnati nella loro totalità a Biden. Si sono viste anomalie come quelle nella Antrim County in Michigan, dove Trump aveva battuto la Clinton con 30 punti di vantaggio ma nel 2020 avrebbe perso di 30 punti con Biden. Solo la denuncia di tali anomalie ha portato le autorità a indagare e rettificare alcune di esse, eppure Twitter, insistendo nella propria militanza partigiana, sta censurando ogni segnalazione e recriminazione, incluse quelle del Presidente Trump. Il sito di statistica “FiveThirtyEight”, d’orientamento progressista, non si è fatto venire dubbi nell’annunciare che un lotto di 23.277 schede da Philadelphia sia andato “tutto a Biden” (nemmeno un singolo elettore di Trump là in mezzo?!).

In Pennsylvania, se si concretizzerà il sorpasso di Biden, non vi saranno meno contestazioni. In quello Stato l’amministrazione (democratica), sostenuta dalla corte suprema (democratica), ha deciso che si potranno accogliere i voti giunti via posta anche dopo l’Election Day, anche se non avranno timbro postale a certificarne la provenienza e l’avvenuta spedizione prima della chiusura delle urne, e addirittura pure nel caso la firma che accompagna il plico non coincida con quella conservata nei registri per quell’elettore. In realtà è l’intero sistema del voto via posta a essere vulnerabile a irregolarità, come sappiamo pure in Italia per le varie contestazioni legate al voto dall’estero. Negli USA decine di milioni di schede elettorali sono state spedite in giro per il Paese, spesso anche all’ultimo domicilio noto di chi non ne faceva richiesta. In diversi Stati è consentito il ballot harvesting, ossia la possibilità per un attivista politico di raccogliere più schede altrui e recapitarle personalmente al seggio. Un sistema che si presta a pressioni sugli elettori, soprattutto quelli socialmente più deboli. In settembre un’inchiesta di “Project Veritas” prendeva di mira la deputata democratica Ilhan Omar accusandola di sfruttare la comunità somala (da cui proviene) per frodi elettorali.

Tutto ciò, ovviamente, non significa che per Trump sarà facile dimostrare i brogli e ottenere soddisfazione in sede giudiziaria, sebbene la maggioranza della Corte Suprema sia conservatrice. La strada che porta alla Casa Bianca passando per i tribunali è estremamente stretta. Forse nemmeno l’establishment repubblicano (appagato dalla tenuta al Senato) vorrà percorrerla fino in fondo assieme a Trump. Un leader che ha sempre percepito come imposto dalla base e mai veramente accettato fino in fondo.

Le situazioni inquietanti sono varie e in diversi territori, dall’Arizona allo stesso Michigan, che nella giornata di ieri era stato assegnato con larghissimo anticipo a Biden, colorandosi quindi di blu. Eppure, stamattina, il sito ufficiale dello Stato riportava dati di conteggio diametralmente opposti.

La torbida notte delle Elezioni USA 2020

Nel corso della giornata, tuttavia, le cose sono state “riportate alla normalità”, segnando Biden in vantaggio su Trump.Nel corso della notte il presidente stava vincendo in numerosi Stati, avviandosi a una riconferma che pareva ormai certa. Poi, tutto si ferma. Lo spoglio si blocca. Biden parla e dichiara di poter vincere, Trump parla e denuncia brogli elettorali.

Tutto molto surreale, ma che gli elementi controversi ci siano appare fuor di dubbio. Bisognerà vedere, semmai, se potranno essere portati come prove in un’ eventuale contesa legale.

Un nemico potentissimo: Trump può reagire?

A ciò che è accaduto, Donald Trump non ha fatto mancare la sua reazione. “Ci hanno scippato la vittoria“, tuona in conferenza stampa alle nostre 7 del mattino. Discorso anti-istituzionale per molti, ha comunicato quanto meno l’intenzione ferma di reagire anche per vie legali, minacciando un ricorso alla Corte Suprema che dovrebbe essere presentato in tempi molto rapidi. Senza contare, come citavamo prima, le possibilità, piuttosto scarse, che Trump sia appoggiato in pieno dal suo partito in questa operazione.

Stasera, il presidente ha comunque ribadito il concetto, nell’ultimo di numerosi tweet tutti incentrati sull’argomento.

La torbida notte delle Elezioni USA 2020

Nel frattempo, nel Paese si protesta. E le manifestazioni sono di ogni colore: i dem si sono organizzati nelle piazze: a New York, ma anche altrove. La cosa interessante è che anche i manifestanti pro-Trump abbiano fatto lo stesso.

Si è capito, insomma, che il gioco sia quello: i progressisti, d’altronde, ci dominano il mondo da 50 anni, presentandosi sempre come gli offesi, gli unici liberi e addirittura gli anticonformisti.

Un teatrino che va in scena dagli anni Sessanta, quando gli strumenti di tale approccio dissidente erano senz’altro anticonformisti, ad oggi, quando questo dissenso non solo non esiste, ma diviene l’unico motivo di legittimazione di una cultura che stradomina più di qualsiasi Chiesa o ordine tradizionale costituito nel passato.

Semmai il dubbio è che si riesca a togliergli il monopolio della “manifestatività democratica”, considerata la forza anzitutto strutturale che hanno.

Però qualche speranza c’è: la capacità di mobilitare di Trump, dimostratasi davvero strabordante in queste elezioni.

Al posto del presidente, forse converrebbe puntare molto su questo aspetto.

(la Redazione)

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