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Chiusura ristoranti, perdite per 1,8 miliardi di euro: ecco l’effetto lockdown

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Una perdita di fatturato di 1,8 miliardi è l’effetto della chiusura per un intero mese degli oltre 85mila ristoranti, bar e pizzerie situati in Lombardia, Piemonte e Calabria. Come riporta l’agenzia LaPresse, è quanto emerge dallo studio della Coldiretti sulle conseguenze di un lockdown nelle regioni più colpite dal contagio da coronavirus in riferimento all’emanazione del nuovo DPCM. La Lombardia che è la regione italiana con il maggior numero di locali per il consumo di cibo e bevande fuori casa (oltre 51mila) è dunque – sottolinea la Coldiretti – quella che paga il prezzo più alto alle misure restrittive.
Gli effetti della chiusura delle attività di ristorazione – continua la Coldiretti – si fanno però sentire a cascata sull’intera filiera agroalimentare con disdette di ordini per le forniture di molti prodotti agroalimentari, dal vino all’olio, dalla carne al pesce, dalla frutta alla verdura ma anche su salumi e formaggi di alta qualità che trovano nel consumo fuori casa un importante mercato di sbocco. In alcuni settori come quello ittico e vitivinicolo la ristorazione – precisa la Coldiretti – rappresenta addirittura il principale canale di commercializzazione per fatturato.

Calo dei ricavi industriali: gli effetti del lockdown

Come riporta Il Fatto Quotidiano, le industrie italiane prevedono di chiudere il 2020 con un calo dei ricavi dell’11%. E’ l’obolo da versare alla pandemia secondo quanto emerge dall’ultima indagine del centro studi di Mediobanca sulla manifattura del nostro paese. Il parziale recupero della seconda parte dell’anno con vendite in aumento mediamente del 5,4% non sarà infatti sufficiente per recuperare il – 15,7% del periodo gennaio-giugno. L’indagine prende in esame 2.800 aziende di medie dimensione a gestione familiare. I settori più penalizzati saranno quelli della moda e dell’automotive con una flessione dei ricavi che supererà il 20%.

In particolare tessile e abbigliamento dovrebbero registrare a fine anno una contrazione del fatturato di circa un quarto. Pelli e cuoio un – 23%. Per le auto è atteso un calo delle vendite del 21,7% con effetti a cascata sul trattamento dei metalli (-17,7%) e il metallurgico (-16%). Cali sopra la media anche per il legno arredo (-14%) . Al contrario il comparto alimentare chiuderà l’anno con una fatturato in crescita rispetto all’anno prima. Al di fuori dell’industria flessioni importanti nel 2020 dovrebbero colpire l’edilizia (-20%), l’immobiliare (-22%), i trasporti (-19%), specialmente delle persone, il petrolifero (-13%), la fornitura di energia e gas (-12%) mentre il commercio non alimentare subirà cali di fatturato compresi tra il 20% e il 30%. Il commercio alimentare dovrebbe tenere, con fatturati invariati, ad esclusione del canale hotel, ristoranti e bar, pesantemente colpito dal lockdown.

Ecco gli effetti del lockdown

“Negazionisti della povertà”. Per correttezza: non è una mia definizione. Lo scrive una ragazza, Claudia, su facebook, a proposito della ormai insopportabile tiritera politicamente corretta sulla pandemia. Una predicozza insopportabile e – come al solito – totalmente lontana dalla realtà di chi lavora e rischia di finire molto male, non meglio di chi – tra l’altro in casi piuttosto rari e circostanziati – può senza dubbio perire di covid.

Negazionisti della povertà, il mondo lì fuori piange

Il mondo piange, ma anche l’Italia piange. Negozianti, ristoratori, operatori del turismo, ma anche aziende che vedono crollare il proprio fatturato. E quindi licenziare lavoratori. Il tutto mentre voi ve ne infischiate, convinti pure di fare la voce empatica e sensibile.

La vostra presunta sensibilità verso i malati di covid non vi scagiona, non vi rende migliori. E la gente se n’è accorta. Ha reagito. Anche con violenza, certamente. In certi casi, come quello di Torino di ieri sera, provocata da sciacalli che hanno approfittato del caos saccheggiando negozi. Come da sempre accade.

Ma anche da persone che hanno di fronte due alternative: la miseria e la morte da un lato, la disperazione della legittima difesa dall’altro. Questo senza dimenticare che la stragrande maggioranza della popolazione ha protestato senza mollare neanche uno schiaffo, cosa che andrebbe ricordata in ogni istante.

Non vogliamo citare per l’ennesima volta i numeri del covid, non vogliamo metterci a polemizzare su quanto sia stato interpretato malissimo questo virus. Vogliamo solo concentrarci su un aspetto: che una malattia, qualsiasi malattia, si cura. Non si evita. E per curarla, servono soldi che il sistema criminale che appoggiate non permette di avere. Ed è quella l’unica verità.

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