Vienna sotto attacco

Vienna sotto attacco e l’Occidente verso il baratro

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Vienna sotto attacco in una modalità che conosciamo già. Sembra di assistere a una sorta di “Parigi 2”. Una Parigi del 13 novembre 2015, che cominciò con lo Charlie Hebdo e terminò per le strade della capitale francese. Sequestri, uccisioni di massa, poliziotti e terroristi per le strade. Il tutto in un periodo in cui decapitazioni e violenze anche nel sud della stessa Francia si sono consumati appena qualche giorno addietro.

Vienna sotto attacco ai tempi del covid

L’Occidente “distratto” dall’emergenza coronavirus si fa cogliere ancora più impreparato del solito. Attentatori che sbarcano spacciati per rifugiati sulle nostre coste e poi, indisturbati, giungono sul suolo transalpino con il solo scopo di compiere atti di guerra. Ma fino a quel momento, eravamo ancora nella modalità “cani sciolti”: non più le azioni collettive di stampo militaresco, ma azioni singole, considerate una sorta di progresso dal clero progressista e globalista.

La Vienna sotto attacco rispolvera invece l’azione militare. In una misura minimamente paragonabile alla Parigi del novembre 2015, per ora (sarà interessante vedere se accadrà qualcosa in questi giorni), ma strutturalmente simile.

La Vienna sotto attacco è un tripudio di spari per strada, di sequestri di persona, di poliziotti che in pieno centro danno la caccia a uomini armati e determinatissimi a uccidere.

La Vienna sotto attacco riproporrà le solite reazioni deboli e completamente inutili: aspettatevi i #PrayFor ma, visti i tempi, anche gli “andrà tutto bene” che ormai fanno tanta tendenza.

Vienna e i soliti benpensanti

Se il copione della Vienna sotto attacco richiama ad una delle modalità che tristemente si sono ripetute qualche anno fa, anche la reazione di stampa, media generali e politici di ogni estrazione non pare dissimile. A sinistra non usano l’aggettivo “islamico” neanche per sbaglio, a destra sono terrorizzati solo dall’idea di inserirlo anche tra le note, impauriti dal solito fuoco dittatoriale del pensiero unico.

Come se il fatto che esista indubbiamente un islam moderato – con cui si può e si dovrebbe senz’altro trattare in vie politiche ufficiali, invece che tentare di deporlo continuamente dai luoghi del potere come avvenuto in Libia o come stava per avvenire in Siria – cancellasse il fatto che questo terrorismo sia di quella matrice ormai da decenni.

Vienna è sotto attacco come l’Europa è sempre stata sotto attacco. Negli ultimi anni c’è stata una fase dormiente, molti benpensanti esultavano, si beavano dei “cani sciolti” delle ultime fasi (Berlino ma anche Nizza di qualche giorno fa), convinti che il superiore modello dell’apertura sempre e comunque (ad eccezione di un’influenza un po’ più seria che rischia di mandarci tutti a vivere sotto i ponti, ma questi sono dettagli) avesse sconfitto il terrorismo molto più di chi, come noi, da anni riflette sulla decadenza di una società che non fa più figli, che fa entrare orde di persone senza identificazione, che sguazza nell’idea folle del multiculturalismo sempre e comunque, che in parole povere viaggia verso il baratro.

E che si illude pure per una pausa di qualche anno di aver smentito il malvagio populismo razzista e xenofobo: magari facendo pure la gradassa, se si ricordano le sentenze convintissime di Alessandro Orsini, docente di sicurezza internazionale alla LUISS.

La realtà, però, nel tempo prevale sempre. E ci ricorda quanto questo modello sociale, economico, ma soprattutto culturale sia fallimentare in ogni singolo aspetto.

(di Stelio Fergola)

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