Tradizione e/o nichilismo? Evola per chi lotta contro il mondo moderno

Tradizione e/o nichilismo? Evola per chi lotta contro il mondo moderno

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A oltre 30 anni dalla prima edizione (Edizioni Barbarossa, Saluzzo, 1988) viene ripubblicata, in una versione notevolmente accresciuta, “Tradizione e/o nichilismo?” – letture e ri-letture di “Cavalcare la tigre”(AGA Editrice, Milano, 2020) una delle opere più importanti di Julius Evola.

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Si aggiunge la nuova prefazione di Maurizio Murelli, che spiega il significato di un’interpretazione di un libro che è alla soglia dei 60 anni di vita e chiarisce il senso della pubblicazione anticipata di un anno rispetto allo scadere ufficiale del sesto decennio della prima edizione del libro del barone (Scheiwiller, Milano, 1961 e ora disponibile nella 7a edizione per le Edizioni Mediterranee, Roma, 2009).

Gli epigoni del pensiero evoliano

L’opera di Evola è sempre attuale e necessaria in un’epoca della dissoluzione – che ne contraddistingue il sottotitolo – e che profeticamente il filosofo romano prevedeva già appunto nel lontano 1961, anche se dagli interventi degli autori che contribuiscono alla seconda edizione di “Tradizione e/o nichilismo?” sappiamo che essa fu concepita parallelamente a “Gli uomini e le rovinescritto” e pubblicato nel 1953 dalle Edizione dell’Ascia ( ultima ed .Edizioni Mediterranee, Roma, 2001) con la prefazione del leggendario Comandante della Xa Flottiglia Mas, il principe Junio Valerio Borghese.

In “Tradizione e/o nichilismo?” troviamo gli scritti dei maggiori epigoni del pensiero evoliano che ebbe risonanza prevalentemente negli ambienti della “destra radicale” del secondo dopoguerra: Alessandra Colla, Carlo Terracciano, Omar Vecchio (con un nuovo apporto), Arthos, Titus Burckhardt, Franco G. Freda che di “Cavalcare la tigre” diede un’esposizione “operativa” nel suo “La disintegrazione del sistema” (1a ed, 1969 per le Edizioni di Ar, Padova, ultima ed. 2010) – interpretazione che sembra non piacque a Evola per via dell’ideazione da parte dell’editore padovano della realizzazione di uno Stato comunista (ma depurato dalle intossicazioni marxiste) nazional-popolare-.

Poi abbiamo Adriano Romualdi (anch’egli con due elaborati e autore di una biografia autorizzata dal barone, “Julius Evola: l’uomo e l’opera del 1968”, ora nella 4a ed. Su Evola, Fondazione Julius Evola, Roma, 1998).
Le riflessioni di Colla, Terracciano, Vecchio Arthos, Burckhardt, Freda e Romualdi erano già presenti nella prima edizione.

Come detto il volume è arricchito da nuovi e preziosi contributi a partire sa quello del noto filosofo russo Aleksandr Dugin di cui sono da ricordare i recentissimi lavori sempre editi da AGA Editrice, “Il Soggetto radicale. Teoria e fenomenologia” (2019), libro in cui il pensatore di Mosca riprende in concetto di uomo differenziato di “Cavalcare la tigre” e lo riattualizza per il XXI secolo affermando che il mondo post-moderno è il mondo in cui il sovvertimento dei valori tradizionali ha definitivamente preso il sopravvento e tutto ciò che esso ha generato, in primis la globalizzazione capitalistica consumista e la riduzione a merce persino dei rapporti umani, è da rigettare completamente per dare all’uomo la sua dimensione normale e naturale.

Successivamente al “Soggetto radicale” è stato tradotto in italiano “Platonismo politico” (2020) dove la riflessione politica del filosofo greco è presa a modello per la gestione della res publica anche nell’età contemporanea e per Dugin ogni buon politico dovrebbe aver letto e capito Platone. L’appendice di questo volume è molto interessante in quanto viene riportato il duello intellettuale che Dugin ha intrattenuto con Bernard Henri-Levy, altrettanto noto pensatore francese di origine ebraica, sostenitore dell’ideologia dei diritti dell’uomo e della democrazia liberale, tenuto in grande considerazione dall’élite cosmopolita globalista. Come è ovvio i due filosofi pur rispettandosi sono divisi su tutto ciò che riguarda i destini del mondo.

Infine “Noomachìa. Rivolta contro il mondo postmoderno” (2020) costituisce un’introduzione a un’opera enciclopedica, anzi antienciclopedica visto l’origine illuministica del termine che Dugin, “il filosofo più pericoloso del mondo”, avversa e si basa sull’analisi del Logos di Apollo, quello di Dioniso e per concludere quello di Cibele e vengono studiati anche i Logos della civiltà indoeuropea, base di ogni organizzazione umana ancestrale, quello cristiano e il Logos serbo. Noomachìa è nata infatti come un resoconto di un corso introduttivo tenuto nel 2018 a Belgrado.

Quindi proseguendo nella lettura di “Tradizione e/o nichilismo?” ci sono gli interventi di Francesco Marotta (referente del G.R.E.C.E. di Alain de Benoist per l’Italia), Andrea Scarabelli (vice presidente della fondazione Julius Evola), Giovanni Sessa (con un originale scritto sulla musica e la Nuova essenzialità), Luca Siniscalco (giovane professore universitario) e Gianfranco de Turris (curatore delle edizioni critiche delle opere di Evola per le Edizioni Mediterranee e presidente della fondazione).

La Tradizione e l’uomo differenziato

Il punto che tutti gli interventi osservano è che il barone, nella sua definizione di uomo differenziato, cioè di colui che si sarebbe dovuto elevare e porsi oltre il «punto zero» del nichilismo e riaffermare i principi della Tradizione che sarebbero risorti dalla fine del Kali Yuga e ritornare, secondo la teoria dei cicli cosmici dell’induismo a una nuova Età dell’Oro, fu premonitore e preveggente. Inoltre altro argomento di punta di “Cavalcare la tigre”è che l’apolitìache è stata spesso fraintesa in una sorta di ritiro “autistico” in sé stessi, mentre rappresenta una forma di concentrazione e fermezza interiori che devono essere sfruttati nel migliore dei modi per il consolidamento delle proprie posizioni spirituali. Per cui di conseguenza l’affermazione evoliana che non esistono attualmente dei partiti, dei movimenti e degli schieramenti a cui aderire è da intendersi solamente in questo in senso.

La teoria dei cicli cosmici hindu è per certi versi è paragonabile all’eterno ritorno dell’uguale di Nietzsche, su cui Evola si formò da ragazzo oltre che sui libri di Carlo Michelstaedter e Otto Weininger, filosofi morti suicidi in giovane età per delle crisi esistenziali che anche il barone ebbe dopo l’esperienza artistica come teorico, poeta, pittore dadaista considerato dai critici come il più importante esponente di questa corrente d’avanguardia fondata dal romeno Tristan Tzara con il quale Evola intrattenne anche un epistolario riportato in Teoria e pratica dell’arte d’avanguardia. Manifesti, poesie, lettere, pittura (Edizione Mediterranee, Roma, 2018) ma riuscì a superare attraverso la lettura di un passo del Buddha sull’estinzione e che lo illuminò consentendogli di aprirsi una nuova via in solitudine nella filosofia come è riportato nell’autobiografia “Il cammino del cinabro” (1a ed. Scheiwiller, Milano, 1963 attualmente ripubblicata in una nuova 4a edizione accresciuta e ampliata per le Edizioni Mediterranee, Roma, 2018).

In effetti in “Cavalcare la tigre” e nel suo libro celebrativo la possibilità di togliersi la vita volontariamente è vista come un’eventualità per chi decide di escludersi completamente da ogni aspetto della nostra epoca, anche ricorrendo al gesto estremo come nei casi di Yukio Mishima di cui il 25 novembre di quest’anno ricorre il cinquantenario del seppukuo del più recente evento eclatante nella sua drammaticità di Dominique Venner, il samurai d’Occidente.

Tradizione contro materialismo capitalista e marxista

Di Nietzsche Evola ne apprezza l’opera fondamentale per la sua crescita intellettuale ma ne avvertì i limiti, come spiega in due articoli compresi nell’appendice e apparsi sul Meridiano d’ Italia nel 1953 e sul Roma nel 1971.
Questa nuova edizione è perciò di fondamentale importanza per comprendere la poliedrica opera di un pensatore e artista complesso e di primo piano nel panorama culturale del XX secolo, i cui libri continuano ad essere letti da chi vuole avere una visione del mondo, della storia e della vita che non siano quelli prodotti dalla società materialista, priva di ogni afflato spirituale e trascendente, sia che essa abbia origine dal capitalismo che dal marxismo, entrambi due facce della stessa medaglia, come il Nostro anticipò fin dal 1934 con “Rivolta contro il mondo moderno” (Edizioni Mediterranee, Roma, 1998).

In quello scritto Evola intravvedeva nell’americanismo e nel bolscevismo una tenaglia che si stava chiudendo sull’Europa, che attraverso il fascismo, il nazionalsocialismo e movimenti affini – come la Guardia di Ferro di Corneliu Zelea Codreanu con cui il filosofo ebbe un incontro che lo impressionò favorevolmente per la personalità del Capitano e l’originalità del movimento legionario romeno che aveva dei tratti mistico-ascetici – venivano parzialmente avversati da Evola per la loro demagogia e la concessione a quelle che lui definiva istanze “plebee”, ma di cui apprezzava alcuni aspetti riconducibili alla loro opera di rettificazione nella concezione dell’uomo nuovo da considerarsi nella sua totalità e integralità, per la loro opera di restaurazione dell’idea tradizionale dello Stato organico.

“Tradizione e/o nichilismo?” in questa seconda e nuova edizione è pertanto un libro assolutamente da leggere perché attraverso gli apporti, vecchi e nuovi, degli studiosi che si sono cimentati nella corretta lettura e ri-lettura di questo autentico livre de chevet fa comprendere che Evola anticipò di parecchi decenni il «che fare» nei confronti di una società e più in generale di un’epoca in cui la resistenza alla dissoluzione, da intendersi in ogni campo della vita sia individuale che sociale, dove prevalgono la demonìa dell’economia, del sesso e il mito del progresso citati da Adriano Romualdi nello scritto presente in quest’antologia e cioè “Cavalcare la tigre”: negazione di una negazione, considerato l’esegeta più caro al filosofo tradizionalista precocemente e misteriosamente scomparso nel 1973 poco più che trentenne, non sono il nostro destino.

(di Franco Brogioli)

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