Siria Idlib

Siria: verso la liberazione di Idlib e la riconquista dell’intera Nazione

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È un inverno estremamente caldo quello in Siria, dove le forze governative di Bashar al Assad si avvicinano sempre più alla liberazione di Idlib e la distruzione dei terroristi islamisti nel nord del paese. Da gennaio a questa parte, infatti, l’esercito siriano ha effettuato numerosi assalti verso le trincee di Al Qaeda e forze turche nella regione di Idlib, ottenendo grandi successi.

La situazione in Siria

Per essere ancora più precisi è da questo novembre che seguiamo la situazione in Siria. Dopo la cavalcata trionfale che ha portato alla liberazione della maggior parte del paese e l’evacuazione dalle sacche dei terroristi, la peggior feccia siriana si era tutta raccolta nella regione di Idlib. Qui si sarebbe combattuta la battaglia finale fra Assad, Putin, Iran ed Hezbollah contro i “terroristi moderati” di Al Qaeda ed Al Nusra teleguidati da Erdogan, sostenuti dagli USA e appoggiati da Tel Aviv.

La situazione si è evoluta nel corso dell’autunno e dell’inverno, con false partenze e sventate controffensive islamiste. Qualcosa “bolliva in pentola“, come scrivevamo, fino a che non si è scatenata la vendetta di tutto il popolo siriano contro i terroristi e finti ribelli. L’offensiva delle forze governative, appoggiate da massicci bombardamenti dell’aviazione russo-siriana, hanno completamente sopraffatto le difese innalzate dai terroristi, falciandone la resistenza e spingendole verso l’interno della regione.

Assad Idlib
A confronto la mappa della Siria come era nel 2015, all’alba della controffensiva governativa, e oggi, febbraio 2020.

Da sud/sud-est e da nord-est, l’esercito regolare siriano ha riguadagnato km su km quadrati di suolo patrio. Mentre i terroristi, armati e protetti dalla Turchia, si ritiravano sconfitti. Ora pure l’esercito regolare turco è sceso in campo, dando vita ad una vera e propria guerra fra Nazioni sotto l’egida della Nato e degli USA.

Il discorso del presidente Assad: Aleppo è libera!

Il presidente Bashar al Assad è comparso in televisione per parlare delle recenti vittorie. Il discorso, tenuto in un ambiente sobrio dove erano visibili solo il falco, simbolo della guerra, e degli olii profumati, simbolo di pace, verteva sull’importanza della città di Aleppo.

Quando la città di Aleppo è stata liberata alla fine del 2016, ho detto che Aleppo dopo la liberazione non sarà più come prima, e ho avuto la piena fiducia che il patriottismo del popolo di Aleppo e la loro lealtà verso la patria e l’esercito cambieranno i piani dei nemici, ed è quello che è successo“.

La cittadina di Aleppo ha avuto un ruolo storico nella guerra. L’assedio che le forze curde e siriane, insieme ai cittadini siriani, hanno subito è stato fra i peggiori e più violenti della guerra intera. Eppure Aleppo ha resistito ed è risorta dalle ceneri, come una fenice.

Tuttavia, Aleppo ha continuato a contribuire anche in minima parte all’economia nazionale, e sono sicuro che questo tipo di fermezza, che riflette la solida volontà, è ciò che farà sollevare Aleppo dalle ceneri della guerra per recuperare la sua posizione naturale e pionieristica nell’economia siriana”.

La città di Aleppo, dunque, rifletta lo spirito indomito del popolo siriano che, attaccato dalla superpotenza americana non si è arreso e ha continuato a combattere.

Assad Idlib

Aleppo è la Siria. Ed il giorno in cui essa ha resistito e non ha ceduto, è stato anche il giorno in cui nei cuori dei Siriani si è accesa la folle idea di vincere. Di difendere il proprio paese e scacciare la feccia islamista e wahabita.

Continua Assad: “…è vero che la liberazione della città nel 2016 non ha raggiunto la sicurezza desiderata in quel momento ed è rimasta sotto il giogo dei proiettili dei codardi e dei traditori, ed è anche vero che la vittoria in una battaglia non significa vittoria in la guerra nella logica militare astratta che si basa sui fini e sui risultati, ma nella logica nazionale, la vittoria inizia con il primo giorno di fermezza“.

I piani Neottomani di Erdogan si sciolgono di fronte ad Idlib

Se Assad può parlare della fermezza, della costanza e dell’indomito spirito del suo popolo; Erdogan non può fare lo stesso. I suoi protetti filoturchi, i terroristi di Idlib e la feccia turco-saudito-wahabita da lui armata è infatti nella rotta più totale. Non bastano le armi turche e americane infatti a forgiare un esercito, serve lo spirito ed il sacrificio.

In questi anni le politiche di Ankara sono state quasi incomprensibili. Prima il sostegno al Daesh, poi l’accordo con la Russia. L’operazione ramo d’ulivo contro i Curdi e poi l’appoggio esplicito ai tagliagole islamisti nella regione di Idlib. Oggi, le politiche Neottomane in Siria di Ankara sono arrivate al giro di boa.

È molto difficile per l’élite turca giustificare ai propri cittadini gli scellerati interventi in Siria che costano denaro e vite umane. Fino a qualche mese fa l’esercito turco aveva a che vedersela con i Curdi – con successi e insuccessi- ora, invece, è sceso in campo contro Russia e Siria. Soldati veterani siriani, temprati dalla guerra, e aviatori russi, martellano incessantemente le postazioni turco-jihadiste non lasciando alcuna possibilità di vittoria.

La sconfitta è alle porte, e per questo Erdogan è andato a supplicare aiuto a Germania e Francia, Nazioni che aveva già manipolato anni or sono. La scusa utilizzata? che il “regime” di Assad sta “perseguitando” i civili ad Idlib.

Quello che vuole Erdogan? non solo la ritirata delle forze siriane dai territori liberati, ma anche una zona cuscinetto in terra siriana controllata dai Turchi. Ecco il vero obiettivo di Ankara. La reazione di Russi e Siriani? risa.

Scontri sul saliente Idlib

(L’ultima parte di questo articolo è un estratto tratto  e tradotto da Southfront, ottima fonte di informazioni sulla guerra in Siria)

Il 20 febbraio, il 2^ esercito della Nato e i suoi proxy hanno ancora una volta fallito di riconquistare il villaggio di Nayrab, ad est di Idlib, dalle forze siriane. L’attacco turco ha coinvolto una trentina di veicoli ed equipaggiamento militare, fra cui carriarmati, artiglieria, circa 200 soldati turchi e 300 terroristi di Hayat Tahrir al-Sham.

L’attacco turco, iniziato intorno le 13:00, è stato accompagnato dalle notizie dei media di Ankara che parlavano del collasso del fronte e delle difese Siriane sotto il potente assalto dei Turchi. Alle 14.00 miliziani filoturchi hanno addirittura detto di essere quasi arrivati ad Aleppo e di essere pronti a devastare Damasco.

Ciononostante, già alle 17:00 l’assalto era cessato. A nulla è servito il massiccio uso di missili ed artiglieria e la partecipazione della fanteria turcha. Forze turche hanno addirittura lanciato un MANPAD contro un SU-24 russo che era venuto a dare manforte ai soldati siriani.

Una volta fallito l’attacco, i Mass Media turchi hanno subito dichiarato che l’intento dell’esercito non era quello di catturare il villaggio di Nayrab, ma di lanciare un “messaggio” ad Assad. Dopo questo fallimento, però, Erdogan ha richiesto agli USA i sistemi di difesa Patriot per poter arginare l’aviazione siriana ad Idlib.

Febbraio sta finendo e l’ultimatum che i Turchi avevano inviato ai Siriani di liberare le zone riconquistate sta volgendo al termine. L’incapacità dell’esercito turco di ricatturare uno solo dei villaggi riconquistati dalle forze governative siriane è palese, ed è stato molto d’impatto sull’opinione pubblica. Il discredito è andato tutto sul governo Erdogan. Nonostantetutto, è molto probabile che l’esercito Turco continuerà gli assalti contro le forze siriane ad Idlib. Pagando quindi con il sangue i sogni Neottomani del presidente Erdogan e della sua cerchia.

(di Fausto Andrea Marconi, ultima parte tradotta da Southfront)

 

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