Fiat

Fiat, addio all’Italia rampante e vincente che non c’è più

Share on facebook
Share on twitter
Share on linkedin

La Fiat non è più italiana. Qualcuno aveva espresso dubbi già dopo la fusione con Chrysler, viste le modifiche della sede legale, ma con la ulteriore fusione verso il gruppo Peugeout anche gli ultimi scampoli d’italianità vanno a farsi benedire. FCA si fonde con l’azienda francese, la presidenza va a John Elkann, ma un membro in meno nel CDA dà la mazzata finale a una storia tutta italiana. E gloriosa, con buona pace dei detrattori secondo i quali il nostro Paese non abbia mai contato nulla. Nei giorni in cui anche Ilva si avvia a tirare le cuoia, la narrazione non può che essere tragica.

Fiat si vende a Peugeot: affarone per i francesi, sberla per gli “italoamericani”

La giusta riflessione di Riccardo Ruggero sul sito di Nicola Porro sintetizza abbastanza bene la tragedia di FCA, un tempo Fiat per il nostro Paese:

Alla chiusura di martedì 29 ottobre FCA valeva 18,5 mld, Peugeot 22,6. Sottraendo da FCA i 5,5 mld del “cedolone” e il valore di Comau (0,25 mld) e da Peugeot il valore di Faurecia (2,7 mld) si arriva alla capitalizzazione teorica di mercato, rispettivamente di 20 mld per Peugeot e di 13,25 per FCA. In pratica Peugeot si è “comprato” FCA pagando un premio del 25-32% (È stata brava Exor nella negoziazione). Chi ha fatto i conti in tasca agli azionisti della prima ora il moltiplicatore è stato 12 (sic!). Il deal maker  Sergio Marchionne, è stato per loro un “distributore di ricchezza”. Certo, per gli stakeholder non è andata così, e non poteva essere diversamente.

Peugeot ha comprato un’azienda americana (FCA) perché era interessata al mercato americano e ai brand Jeep-RAM (ricordo che una Banca d’Affari aveva rilevato che a fronte di una capitalizzazione di borsa di 20 mld $, Jeep/Ram da soli ne valevano 23, ergo gli altri marchi, Fiat, Alfa, Maserati, etc. erano a patrimonio negativo). Il Quartier generale di Peugeot-FCA sarà a Parigi, lì siederà Carlos Tavares, la sede fiscale sarà ad Amsterdam (Un dubbio romantico: il mitico tavolo dell’Avvocato di Corso Marconi dove sedersi di fronte a lui era un privilegio, dove finirà?). La governance ora è assolutamente chiara. Il management ex FCA o riconoscerà la leadership di Tavares o uscirà.

In 10 anni, è finito tutto. Se la mossa di Marchionne va contestualizzata per un’operazione che allora non poteva ancora essere definita in modo certo, quanto avvenuto in questi giorni è la pietra tombale definitiva su un pezzo di storia italiana

Fiat, un pezzo di storia italiana

Una storia vincente, e non c’è timore di essere smentiti. Dalla fondazione il 1 luglio 1899 allo sviluppo dagli anni Trenta, Quaranta, Cinquanta e Sessanta. La Fiat era un simbolo, non solo per l’Italia, ma per il mondo.

Fiat era l’Italia del boom. Fiat era la Nazione che si industrializzava. Fiat era lo Stivale che raggiungeva la quinta posizione tra le potenze economiche mondiali. Fiat ha dato lavoro e sviluppo.

Qualcuno ha detto, per decenni, che Fiat fosse uno “Stato nello Stato”. Ed ha senza dubbio ragione. Credo che, in ogni caso, sia difficile per qualunque italiano sostenere che il bilancio per il Paese sia stato negativo. Nessuno che non sia apertamente in malafede potrebbe sostenere che “ci abbiamo perso”.

Perché la Fabbrica Italiana Automobili Torino, ora che non esiste più, è la vera sconfitta di tutti noi.

(di Stelio Fergola)

Share on facebook
Share on twitter
Share on linkedin

Articoli correlati

Potrebbero piacerti

Galateo, ovvero l’educazione perduta: riscopriamolo
Galateo, una parola che sentiamo spesso. "Non riempire troppo il [...]
Nodi marinari: esempi e storia di una tradizione millenaria
Saper fare un nodo è una cosa che può risultare [...]
I figli sardine anti Salvini, i papà anti Berlusconi: quei flash mob revival
C'è il paese dei gilet gialli e quello delle sardine (che [...]
L’esercito Siriano avanza nei territori di Idlib occupati dai Jihadisti
Le forze governative del presidente Assad avanzano lentamente nella parte [...]
Ultime

NOTIZIE

Seguici su

Facebook

Ultime da

Twitter

Scroll Up