F1: Ferrari, Elkann e la strana "fortuna" Mercedes

F1: Ferrari, Elkann e la strana “fortuna” Mercedes

Intervistato a fine gran premio, il presidente della Ferrari ha etichettato come bravi e fortunati gli avversari Mercedes. Alla quarta doppietta stagionale. John Elkann, presidente della Ferrari presente al muretto in questo weekend di gara a Baku, ha etichettato come “più forti e più fortunati” i rivali di Mercedes.

Facendo ben mostra di una vittoria di Pirro, come un terzo posto e il giro più veloce recuperato nel finale dal maggiordomo Leclerc. Una scuderia che arriva a quattro doppiette su quattro gran premi, forse non ha nella fortuna una amica casuale, ma “la fortuna se la crea”.

Se la crea con una superiorità tecnica imbarazzante, che le permette di giocare tranquillamente a due punte, mentre in Ferrari si fanno i giochi di squadra. Inutilmente, peraltro, mandando nel panico una delle poche certezze attuali di Maranello.

Quella perla trovata dalla Ferrari Driver Academy (Leclerc) sprecata nel ruolo di banale maggiordomo, immolato costantemente a una causa più grande. L’agnello sacrificale che in quattro gran premi ha, di fatto, dovuto aiutare il compagno quattro volte campione del mondo, per arrivare nella migliore delle ipotesi sul terzo gradino del podio.

Non si tratta di avere preferenze, si tratta di guardare lucidamente la realtà: in nessun caso, il sacrificio chiesto a Leclerc ha ricevuto in cambio per la scuderia Ferrari tutta, un effettivo benefico. Anche a Baku, tenere in pista inutilmente il monegasco con le gomme medie per rallentare il duo Mercedes, non ha sortito miglioramenti: Vettel terzo era, terzo è rimasto.

Il suo passo gara non era tale da permettergli di sopravanzarli e tantomeno di avvicinarli: di contro, lasciare in pista Leclec, lo ha inutilmente costretto alla quinta posizione, dietro Verstappen. E con un punto interrogativo sul caduto Gasly.

Maggiordomi dicevamo: Leclerc ora, Bottas nel 2018. Il finlandese quest’anno sta dimostrando di avere carta bianca: vista la supremazia schiacciante della Mercedes, l’unica maniera di tenere in vita un moribondo spettacolo, è la lotta interna.

Con il risultato di dimostrare che Hamilton sì, è un sei volte campione del mondo, ma con quella astronave grigia anche Bottas può forse fregargli il titolo. Come Rosberg prima: la prima volta può andare, alla seconda?
Qualcosa sulla teoria, può ricordarla Vettel nel suo passato in Red Bull: allora, alla fine, quanto pesa un campione vero?

Infine, a sconvolgere più di tutto, è l’aria di tranquillità che si respira dal presidente Elkann: lo stesso che solo poche settimane fa aveva gridato alla carica citando Enzo Ferrari: “nessuno ricorda chi arriva secondo”. A questo punto, avrà pensato, tanto vale arrivare terzi.  I tifosi scuotono il capo, il capo di accontenta delle piccole gioie.

(di Davide Passate)

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