L'europeismo distruttore: da Carlo Cottarelli a Saraceni

L’europeismo distruttore: da Carlo Cottarelli a Saraceni

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Non riconoscere che il termine “Italia” ha definito l’appartenenza a un territorio e alla sua storia ben prima del 1861 è una bestialità storica. Un revisionismo criminoso interno a quell’operazione di svuotamento delle identità nazionali a cui assistiamo ininterrottamente dal 09/11/1989.

Agli eurofanatici è sufficiente ricordare la cartografia antica di epoca romana, oppure la celeberrima dicitura “Ytalia” nella Basilica di S. Francesco ad Assisi, costruita nel 1228 (600 anni prima). Senza contare Dante Alighieri, che al nostro Paese dedica una terzina del canto VI del Purgatorio e una prestigiosa menzione nel primo canto dell’Inferno: “…di quell’umile Italia fia salute/per cui morì la vergine Cammilla”.

È storicamente vero che Leonardo si firmò come “fiorentino”, nulla da obiettare. Tuttavia, dato l’altissimo spessore intellettuale, non si può non credere che non avesse coscienza di quello che il Sommo Poeta avesse scritto su di noi. Era un lettore famelico e nei suoi taccuini sono stati trovati anche appunti che rimandavano all’illustre suo concittadino.

È sempre esistita un’identità italiana, sia a livello di cittadinanza che di nazionalità. Vi era un Regnum Italiae di cui, per esempio, fu incoronato Re a Bologna Carlo d’Asburgo nel 1530) e un’appartenenza etnico-linguistica risalente a secoli prima della nascita del genio da Vinci.

Il lavaggio del cervello della globalizzazione, negli anni, sta rendendo il termine “italiano” una vergogna. Quasi fosse sinonimo di chissà quali significati nefasti o peccati mortali. Occorre reagire con assoluta fermezza. Il nostro sangue ha radici troppo profonde e sacre per essere svenduto a qualche lustrascarpe di Bruxelles.

(di Davide Pellegrino)

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