Miseria e morte in Grecia: per Fubini è meglio non parlarne

Miseria e morte in Grecia: per Fubini è meglio non parlarne

Prima di riferirci a ciò che il Vicedirettore del Corriere della sera ha spudoratamente ammesso in televisione, poniamo la lente d’ingrandimento su ciò che hanno passato la Grecia e il suo popolo a causa della mannaia dell’austerità targata Unione europea.

Il Lancet, rivista britannica che funge da faro nell’ambito della pubblicazione di studi scientifici e medici a livello mondiale, l’anno scorso pubblicò un paper così titolato: “Il fardello delle malattie in Grecia, la perdita di salute, fattori di rischio e finanziamento della sanità”.

La catastrofe della Grecia

Parlando con chiarezza, il giornale inglese elencò dati preoccupanti uno dopo l’altro, tutti frutto della procedura alla quale la Grecia fu sottoposta dal 2010 per “curarsi” dai debiti: nel 2008 si spendeva il 9,8% del PiL per la sanità mentre nel 2014 si arrivò a 8,4%; l’analisi della salute complessiva del popolo greco dimostrò un crollo nel periodo preso in analisi (dal 2010 al 2016, l’era dell’austerità) rispetto al periodo precedente (2000-2010); riduzione della popolazione e aumento conseguente dell’anzianità in percentuale; l’aumento della mortalità dei bambini di età inferiore ai 5 anni, assieme agli adulti bisognosi di esami preventivi o cure urgenti.

Miseria e morte in Grecia: per Fubini è meglio non parlarne

In generale i tassi di mortalità salirono in alto, condannando il popolo greco a malattie e morte, rispetto al passato recente quando la “cura europea” ancora non c’era. Una catastrofe disumana e un trattamento che può ricordare il belgio coloniale o qualche Reichskommisariat nazista durante la Seconda guerra mondiale: tutto avvenuto a poca distanza dalle nostre coste, oltre il Mar Adriatico, all’interno dell’Unione europea.

In Occidente, e in generale in tutto il Mondo, la cosa non passò in secondo piano e furono numerosi i grandi giornali a occuparsene, a volte versando lacrime di coccodrillo o magari anche sottolineando la mostruosità in atto.

L’americano Forbes, bisettimanale economico, non tacque e analizzò con attenzione lo sfacelo greco targato Unione europea; il titolo era “Il terribile costo umano del piano di salvataggio della Grecia”: si disse, infatti, che mentre la mortalità nell’Europa occidentale era in declino, in Grecia aumentava.

Miseria e morte in Grecia: per Fubini è meglio non parlarne

Vi era un lungo elenco: più morti di cancro, per l’HIV, le cirrosi, problemi cardio-vascolari, e altro; gli adolescenti e gli adulti si suicidano, mentre i neonati muoiono per malattie facilmente curabili. Si potrebbe aggiungere che nel passato la peste nera “sbarcava” col suo esercito di ratti dalle navi commerciali e diffondeva la morte, invece oggigiorno è semplicemente sbarcata la UE col suo piano economico.

L’articolo si concludeva così: “Smettiamola di incolpare i greci. Bambini, adolescenti e giovani adulti non hanno causato il disastro del debito greco, ma stanno pagando con le loro vite”.

Federico Fubini e la stampa libera: cortocircuito

In generale, del resto, la finalità della stampa “libera” nei Paesi “liberi” dovrebbe esser quella di riportare le notizie e, se gravi e rilevanti, evidenziarne gli aspetti clamorosi, storici perchè magari macchiati di lacrime e sangue. Ma qui viene il “bello”: Federico Fubini si è comportato in modo assai diverso e, siccome non è vicedirettore di un giornaletto scolastico o del foglietto dove affermava di scrivere Felice Caccamo, il suo modus operandi ha avuto sicuramente un effetto deprimente non solo sulla pubblica opinione – da anni annientata moralmente e con la censura preventiva o la disinformazione – ma anche sul livello informativo generale della nostra nazione: una duplice villania.

Fubini, infatti, ha dichiarato in una trasmissione televisiva su TV2000 quanto segue: “Faccio una confessione, c’è un articolo che non ho voluto scrivere sul Corriere della Sera. Io sono appassionato di dati: guardando quelli sulla mortalità infantile in Grecia, mi sono accorto che, facendo tutti i calcoli, con la crisi sicuramente sono morti 700 bambini in più in Grecia di quanti ne sarebbero morti se la mortalità infantile fosse rimasta quella di prima della crisi.

Dunque la crisi e il modo in cui è stata gestita in Grecia ha avuto questo effetto, drammatico: ci sono altri dati che confortano questa mia conclusione perchè si vedono i bambini nati sottopeso e altri aspetti del genere… Ho deciso di non scrivere”.

Miseria e morte in Grecia: per Fubini è meglio non parlarne
Federico Fubini a TV2000

Il giornalista gli chiede il motivo che lo portò a non parlarne e Fubini risponde così: “Ho deciso di non scrivere perchè il dibattito in Italia è così avvelenato, tra anti-europei che sono pronti ad usare qualunque materiale, come una clava, non solo contro l’Europa ma anche contro ciò che l’Europa rappresenta: un principio di democrazia fondata sulle regole e le istituzioni…

Dunque usare come una clava qualunque materiale contro la democrazia fondata sulle istituzioni e le regole, istituzioni anche indipendenti dal potere esecutivo da un lato, e dall’altro gli anti-europei che appunto come dicevo prima rifiutano di affrontare questi argomenti. Dunque mi sono detto: se scrivo questo vengo strumentalizzato dagli uni, gli antieuropei, e in qualche modo ostracizzato dagli altri e la sostanza del problema si perde.

Dovrei passare il tempo a difendermi da attacchi assurdi sui social-network… Ricordo che sono stato anche denunciato in procura da un senatore della maggioranza… Per dirti il clima di oggi. Mi è passata la voglia. E’ un grande problema e spero di essermi ripreso dedicando un capitolo [del libro ultimo che Fubini ha scritto, n.d.A.] a questa vicenda”.

Purtroppo non siete stati avvisati, prima di questo virgolettato e questo video, a tenere un secchio per il vomito vicino. La cosa non è passata inosservata, suscitando la reazione anche di Matteo Brandi.

Da questa triste faccenda e dalle stesse dichiarazioni di Fubini si apprendono molte cose, tutte gravi: innanzitutto confonde, non si sa se volontariamente o meno, l’antieuropeismo con l’euroscetticismo giacchè il primo è un comportamento di avversione all’Europa da intendersi continentalmente, come entità avversa nel suo complesso, mentre il secondo riguarda unicamente l’avversione all’Unione Europea che non andrebbe mai confusa col concetto di Europa.

In secondo luogo, seguendo la mesta ombra dei suoi ragionamenti, si evince che spesso la stampa main-stream preferisce tacere e non parlare nel nome di un attegiamento fideistico, verso la UE in questo caso: in realtà, affinchè qualsiasi problema si possa affrontare, è necessario avere onestà intellettuale, schiena dritta e dati certi da esporre.

Senza che le cose si sappiano, non possono essere trattate: Fubini, che sembra giocare a nascondino fra “anti-europei” e “altri” (ossia gli europeisti) ha ammesso di non aver voluto trattare un tema, vero e tragico, perchè ciò avrebbe esacerbato il dibattito pubblico italiano e sostiene persino senza vergogna che ciò avrebbe potuto compromettere il suo ruolo.

Stampa main-stream o propaganda?

Non c’è da stupirsi se, a livello internazionale, la nostra stampa non è considerata realmente libera: immaginate se, su vasta scala, in una nazione non si parlasse della realtà dei fatti, ma tutto fosse filtrato nel nome di una “fede” assoluta. Alcuni scribacchini da strapazzo fecero la stessa cosa negli Stati Uniti, durante le tragiche guerre “umanitarie” sponsorizzate dal Pentagono, facendo un danno clamoroso ai cittadini americani e dell’Occidente, comportandosi da maggiordomi del Potere.

Costoro non sono considerati come giornalisti, ma come propagandisti, ripetitori di concetti falsati e dogmatici, difesi dalla censura o dal silenzio, e ovviamente pubblicamente ritenuti come non attendibili, inaccettabili, da allontanare come appestati.

Miseria e morte in Grecia: per Fubini è meglio non parlarne

Federico Fubini, invece, resta al suo posto e la sua ignominiosa affermazione untuosa su TV2000 non scatena la condanna ferma di tutto il mondo della stampa o del pensiero: quieta non movere et mota quietare insomma (ciò che è fermo non sia mosso e ciò che si muove sia fermato), tutto resti calmo, in una palude melmosa dove la realtà triste del popolo di Grecia dev’essere omessa nel nome della “fede” europeistica o di qualche malcelata agenda politica, personale magari.

La pubblica ammissione di Fubini e il fatto che abbia deciso di parlarne in un suo libro servono a poco: chi non ha stomaco, schiena dritta e coraggio sarebbe opportuno che smettesse immediatamente di fare il giornalista. Col giardinaggio potrebbe, forse, fare meno danni.

La Deutsche Welle, di sicuro non un organo di stampa filo-ellenico o anti-europeista, si occupò della tragedia vissuta dal popolo greco nel nome dell’austerità, così come l’europeo EuObserver: “L’austerità in Grecia ha violato il diritto alla salute”. Un titolo così, per Fubini, non andava fatto e probabilmente non poteva neanche farlo.

(di Pietro Vinci)

 

 

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