Esauriti i bambini, gli immigrazionisti giocano la carta De Falco

Esauriti i bambini, gli immigrazionisti giocano la carta De Falco

Dopo averci ossessionato per settimane prima con l’ambientalista Greta, poi con l’egiziano Ramy, infine con il bullo pro-rom dall’italiano incerto Simone, la “sinistra”, in questo caso ovviamente immigrazionista, torna a puntare sugli adulti. Perché sarà Gregorio De Falco a salire sulla Mare Jonio per la prossima virata verso il “salvataggio” dei migranti.

Una personalità la quale – in modo del tutto ingiustificato – era balzata agli onori delle cronache per quel “Salga a bordo, c…o!” riferito al comandante Schettino nella notte del naufragio della Costa Concordia, a ridosso dell’Isola del Giglio, il 12 gennaio 2012.

Quel rimprovero verso Schettino, sceso dalla nave invece di restare (come i suoi doveri di comandante gli imponevano) fino all’ultimo per prestare soccorso ai passeggeri, fece proclamare da mezza stampa De Falco addirittura come un eroe, quando nessuno rifletté sul fatto che l’ufficiale non fece molto altro se non impartire un ordine al telefono – assolutamente sensato, per carità – verso un disubbidiente, minacciandolo penalmente. In parole povere, fece semplicemente il suo dovere, nulla di più.

In ogni caso, la fama di eroe ha accompagnato De Falco negli anni successivi, fino a condurlo in politica e all’elezione al Senato nelle fila del Movimento 5 Stelle. Tutto legittimo, tutto corretto. Magari un po’ esagerato, ma fin qui niente da dire.

Il 31 dicembre 2018 i pentastellati lo espellono dal partito insieme ad altri “dissidenti” sul contratto di governo. Inevitabili condanne di derive autoritarie nei giorni successivi, democrazia in discussione, eccetera. Era qualche mese che De Falco aveva iniziato a prendere di mira la politica di sicurezza del Ministero degli Interni.

Ed ecco che casualmente arriva il “matrimonio” con la ONG Mediterranea, annunciato oggi. De Falco starebbe “definendo gli aspetti tecnici” secondo l’ANSA (sembra quasi si parli di un contratto d’appalto, ma vabbé) della sua collaborazione di soccorso.

Dall’esterno la strategia pare chiara: puntare su una figura di peso mediatico forse dimenticato, ma potenzialmente molto popolare. Per rilanciare l’immagine delle ONG nello scontro con Salvini. Un scontro che sarà fatto di botte e risposte.

Il tutto mentre in Libia la situazione è tornata infuocata, con il generale Haftar che sembra in netto vantaggio per la presa di Tripoli. Un conflitto che, se dovesse continuare, avrà i soliti vincitori e una sola sconfitta:  i trafficanti di esseri umani e l’Italia.

(di Stelio Fergola)

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