L'indegna strumentalizzazione dei ragazzini eroi

L’indegna strumentalizzazione dei ragazzini eroi

Anche nella storia del bus incendiato a Milano e dei ragazzini ostaggio molti non sono riusciti a resistere dal cadere nella solita, assurda strumentalizzazione.

Tra i giustissimi elogi ai ragazzini eroi, riusciti a sventare quella che poteva essere una strage, si è insinuato il germe della propaganda, stantia, inutile e decisamente fuori luogo in un’occasione del genere.

Abbiamo sentito le solite trombe dello ius soli squillare con furia per chiedere la cittadinanza per i due bambini stranieri, Ramy e Samir, che erano riusciti ad occultare un cellulare dal quale è partita la chiamata ai carabinieri.

Il tutto ignorando totalmente Riccardo, il ragazzino che è riuscito a liberarsi delle fascette ai polsi e a sgattaiolare sotto il sediolino per recuperare il telefonino. Troppo italiano, forse troppo biondo per essere usato in modo strumentale ed indegno come simbolo di una lotta squisitamente politica.

“Ramy, Samir e gli altri” titola Skytg24, “Ramy, il ragazzino eroe che ha salvato gli amici sul bus a Milano” rilancia il Corriere della Sera. Poche tracce di altri nomi, da cercare con cura e difficilissimi da trovare nei grandi giornali. Eppure sembra che questi “altri” abbiano avuto un ruolo a dir poco determinante.

Intendiamoci: non è una gara a trovare chi sia stato il più eroico e ad insistere sulla nazionalità o il Paese di provenienza. Questa è un’operazione inutile, palesemente ideologica, strumentale e senza senso. Non si può non notare però come, anche stavolta, approfittando della difficile ricostruzione dell’accaduto, proprio non si sia riusciti a resistere di fronte alla barbarie della strumentalizzazione di un evento tragico e di una situazione in cui dei ragazzini si sono dimostrati realmente eroici, al di là di ogni visione politica che se ne vuole dare facendo assurgere a generalità una particolarità.

Ci sarebbe materiale, d’altronde, per rispondere alle richieste di cittadinanza facile insistendo su quella concessa invece ad Ousseynou Sy, l’autista che ha compiuto il gesto, ma anche usare le azioni di un folle criminale in chiave politica sarebbe una altrettanto banale e strumentale pratica su un tema che ha bisogno di analisi generali, approfondite e serie e non di retorica, quella sempre pronta ad essere tirata fuori da certa squallida stampa mainstream.

(di Simone De Rosa)

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