Insegnare ignoranza

Insegnare l’ignoranza? Il rifiuto della cultura dei tempi odierni

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Insegnare l’ignoranza è possibile? Ecco una riflessione nel merito.

Impara ciò che serve concretamente, lavora apportando un valore aggiunto tangibile, consuma il provento delle prime due azioni. Sii cosciente, non folle. Sii razionale, non illogico. Sii felice, non rancoroso. Sii disinteressato e superficiale. Sarai felice senza vivere. Quanti di noi hanno avuto un’istruzione scolastica indirizzata all’amare la cultura tout court, ad averne fame?

Per insegnare l’ignoranza? Puntare sulla frenesia e la pigrizia intelletuale

Quanti di noi hanno (ri)letto opere novecentesche sommariamente e maldestramente analizzate a scuola? Quanti poi, hanno approfondito determinati autori, tralasciati per le note ragioni di tempo e programmi superficialmente stilati, ovvero periodi storici non affrontati per le medesime cause? Tralasciando il tema dell’analfabetismo funzionale – uno dei fenomeni più diffusi e preoccupanti del nostro Paese degli ultimi anni con effetti negativi che si riflettono nell’odierno presente- e ponendo l’attenzione sugli interrogativi posti precedentemente, sopravviene oggi un senso di impotenza ed inettitudine nell’approcciarsi alla filosofia, all’arte ed alla storia: materie mai come oggi bistrattate e considerate inutili.

Istituti classici e scientifici nonché ore di lezione di storia, di filosofia, di arte, di diritto, sono in via di estinzione, la causa imputata alla scarsa utilità economica ed alla nulla spendibilità di tali competenze nel mondo lavorativo. Lingue come il greco ed il latino considerate oramai superflue, quasi ostili al presente, celano una sostanziale privazione della reale comprensione letterale delle opere classiche, dell’arte greca, della filosofia strettamente intesa, della storia medievale e del cristianesimo. Procediamo secondo il mantra: meglio utili stupidi che sapienti disoccupati.

Insegnare ignoranza. La protervia persuasione nell’indirizzare forzatamente la formazione delle nuove generazioni secondo dettami utilitaristici discernenti dall’evoluto homo oeconomicus (John Stuart Mill nel saggio Sulla definizione di economia politica – 1836) del XXI secolo rafforza l’idea del benessere individuale astante nell’amenità di luminosi uffici openspace posti alle sommità di grattacieli solenni, invidiosi l’un dell’altro della propria altitudine ed imponenza ove “massimizzare la propria ricchezza pecuniaria, da conseguire a prescindere da qualsiasi valutazione percepita come estranea al dominio dello studio dell’agire economico, siano esse valutazioni di carattere sociale, morale o relazionale”. I gradi di valore delle “carte scolastiche” discendono d’importanza anno dopo anno, così il tanto (una volta) ambito diploma diviene oggi un formale lasciapassare per gretti lavori manuali, la laurea triennale uno strumento necessario per accedere ad impieghi d’ufficio e la laurea magistrale una fortificazione per un accesso prioritario alle professioni precedentemente detti. Si parla di università pubbliche, popolari, ovviamente.

La discesa verso l’orizzonte “lavoro sicuro-stabile” prevede poi master di primo e secondo livello, corsi di specializzazione, workshop curricolari ecc. insomma più si arricchisce il curriculum con competenze tecniche ed abilità e più si saprà fronteggiare le richieste del mercato (del lavoro). Si tralasciano le attitudini personali, le passioni, le curiosità, le vocazioni a mestieri pleonastici, i desideri di conoscenza, la propensione a creare, ideare, inventare: sono inutili, economicamente infruttuose.

Insegnare ignoranza. Ed ecco l’arte, la letteratura, non sono remunerative si sa. Mettetevelo in testa. Vi è la necessità di economisti, operai, ingegneri, meccanici, web-marketer, influencer, informatici e non di filosofi, storici, scultori e poeti. Si ha quasi timore ad ambire a qualcosa di diverso, a delinearsi un percorso d’istruzione atipico, perplessi da reazioni di sdegno e sbigottimento generale; meglio tenere nascoste queste incomprensibili inclinazioni a smanie di sapienza. “Voi morirete, ma non potrete mai comunicare a nessuno la sostanza più intima della vostra idea.” Fëdor Michajlovič Dostoevskij Ve l’immaginate voi, sciatti parvenu discendenti da un ceto medio del quale certamente non nascondete i tratti più deprecabili, postulanti manager di megaditte fantozziane, un’istruzione obbligatoria in ogni istituto sui fondamenti di filosofia e sociologia? Scommetto non riuscireste nemmeno a concepirla. Addurreste all’inattualità ed all’inutilità di certe materie, alla “perdita di tempo” di solfe antiche in quanto inservibili economicamente ed insignificanti nell’età contemporanea. Deridereste tale idea.

Verrebbe da compatirvi, eppure la storia vi da torto: ogni volta che ha dovuto scegliere tra l’uomo ragionevole e il pazzo, il mondo ha sempre seguito il pazzo senza esitare. Perché il pazzo lusinga quello che è fondamentale nell’uomo, le passioni e gli istinti; la filosofia non si rivolge che a ciò ch’è superficiale e superfluo: la ragione. Aldous Huxley Malgrado ciò, oggi più che mai va rimarcata ed elevata l’importanza assoluta dello studio della storia, della filosofia, della sociologia, dell’arte: conoscenze essenziali per comprendere il presente ed indirizzarci nella direzione meno errata possibile. Scovate professori e fateli vostri maestri. La mente umana ha bisogno, ha fame di cultura, noi stessi, esseri pensatori -caratteristica che ci eleva come essere viventi al mondo animale- dobbiamo respingere e combattere questo rifiuto alla conoscenza esterna la caverna instillatoci.

Insegnare ignoranza è il risultato finale.

Reagire al rifiuto della cultura

 

Leggiamo, rileggiamo, approfondiamo i grandi pensatori, apriamo la mente amando la letteratura, la saggistica, immedesimiamoci nei personaggi dei romanzi, viviamo illogicamente, impariamo il latino ed il greco a dispetto dei dogmi. Ascoltate! Ne va della nostra sopravvivenza. Ripudiamo l’uniformità, l’adeguamento ad un presente/futuro ignorante il passato, andiamo controcorrente, dubitiamo di tutto, interroghiamoci su ogni aspetto della vita quotidiana: pensiamo ed osserviamo, senza paura di stupidi pregiudizi. Infondiamoci quel desiderio non trasmessoci a scuola, re-analizziamo Socrate, Platone, Spinoza, Epicuro, Kant, Hegel, Nietzsche, Heidegger e tanti altri, entriamo in quel mondo di folli geni che hanno studiato e creato il modo contemporaneo d’intendere la vita, la morte, la ragione e Dio; scopriamo l’origine dei pilastri fondanti la visione del mondo moderno, pilastri sui quali seduti, osiamo farci beffa di Loro, reputandoli inutili e boriosi.

Opponiamoci al rifiuto della cultura inculcatoci! Rinneghiamo l’homo oeconomicus, il razionalismo, l’utilitarismo! Fermiamoci, abbiamo accelerato anzitempo l’(in)evoluzione, non possiamo divenire l’espressione di algoritmi, non dobbiamo essere il prodotto drogato di questo svilente sistema socialeconomico. Siamo stati la meravigliosa manifestazione dell’arte, della scienza, della letteratura, della filosofia, della fisica, e possiamo ancora esserlo. Possiamo e dobbiamo, è un dovere il nostro, siamo noi il futuro e l’avvenire è nelle nostre mani.

(di Alessio Caselli)

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