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Cecchi Paone insulta i ristoratori: “La modernità è il delivery, adeguatevi!”

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Cecchi Paone non la manda a dire a ristoratori. Poco conta se sono stremati e quasi in miseria. Scienziato, medico, astronomo, letterato, matematico, storico, virologo, ma anche economista: Alessandro Cecchi Paone è questo e molto altro.

Titoli tutti conseguiti grazie alla sua laurea in scienze politiche che gli consente di pontificare sull’intero scibile umano – forse non solo umano – con competenze assolute ed ineguagliabili e senza che alcuno sia in grado di contraddirlo perché, semplicemente, egli sa le cose e gli altri no.

Cecchi Paone, l’insulto ai ristoratori

Ieri sera, il nostro eroe è disceso dall’Olimpo della conoscenza, in cui divide un trilocale con Leonardo da Vinci ed Einstein, per venirci a svelare la soluzione ai problemi del settore ristorazione.

Poca roba, per una mente come la sua.

Ma lui è generoso e ha pensato di beneficiarci condividendo con noi la – non una, la – soluzione al problema: rapida, efficace ed inoppugnabilmente corretta, come solo le sue sanno essere.

Ma andiamo con ordine: Firenze, esterno sera.

Siamo già oltre le 22.00 e una banda di ristoratori, delinquenti e sovversivi, sta protestando contro il coprifuoco e le riaperture farlocche.

Non è ancora chiaro perché il Governo, tutto ad eccezione dei Ministri della Lega, non abbia considerato la possibilità di allungare almeno di un’ora la libera uscita dei sudditi tricolore.

Il CTS si è bellamente lavato le mani della questione.

La decisione non ha alcun fondamento scientifico – è chiaro, ormai anche alle pietre, che il punto era non concedere una vittoria a Matteo Salvini – e questo suscita ancor maggiore frustrazione in chi sperava di poter rifiatare.

Cecchi #IlSapiente Paone, scalpita un po’ ma attende che sullo schermo appaiano dei ristoratori un po’ più d’èlite per offrire la soluzione a ogni problema della ristorazione in Italia, anzi nel mondo.

Coi poveracci di piazza non parla nemmeno – stanno violando il coprifuoco, quei fuorilegge – ma quando appare, collegato da Napoli, Enrico Schettino – titolare di 18 ristoranti del gruppo Giappo – il genio che è in lui non riesce più a contenersi: “ci conosciamo e sai quanto ti stimo” esordisce – menomale, dai, immaginiamo che Schettino abbia passato notti in bianco preoccupato di avere la stima di Cecchi Paone – “volevo chiedere perché voi imprenditori non prendete il posto di una politica miope che si litiga su un’ora di coprifuoco che non cambierà nulla” e già qui emergono i primi barlumi delle sue sconfinate competenze in materia di ristorazione “voi vi siete messi d’accordo capendo che è cambiato il modo di lavorare?” domanda, sconcertato, agli inesperti ristoratori napoletani “ascoltami, ascoltami, sta cambiando il modo di lavorare…i tanti italiani che hanno imparato a farsi mandare da mangiare a casa…molti di loro non cambieranno idea, non cambieranno abitudini…così com’è successo nel resto del mondo!” evidentemente, solo noi non vediamo l’ora di mettere le gambe sotto al tavolo nel nostro ristorante preferito. “Ci state pensando a questo?”

La mafia delle società di delivery

Un esasperato – quanto ignorante, ça va sans dire – Gianluigi Paragone prova ad opporgli qualche obiezione sulla mafietta delle società di delivery, sul trattamento dei dati dei consumatori, sulla speculazione, ma il nostro rintuzza l’attacco “ Sei matto tu che non conosci il mondo. Il delivery è normale, nel mondo il delivery è normale…tu a me non puoi spiegare nulla” urla, interrotto dalla voce suadente di Alessia Morani che sussurra “chiedete a Paragone se si vaccina” (WTF?) come se la scelta di vaccinarsi o meno possa inficiare la bontà delle sue osservazioni.

“Tu a me non puoi spiegare nulla, perché tu non conosci il mondo. Nel mondo il delivery è normale da decenni” incalza con la sua proverbiale umiltà “noi siamo stati costretti…non mi interessi, tu non conosci #IDati (che insieme a #IDiritti e #LaScienza sono le tre divinità del terzo millennio nda)…non mi interessa questo qua, questo è un anti industriale è un anti nudista è un anti### è un antimodernista…io so che se la gente da retta a te non riapre mai più” insiste, con lo sguardo perso mentre Paragone gli oppone argomenti, come la vendita dei dati personali e l’avanzata delle dark kitchen “i settantamila esercizi di cui parlo nel mio libro” – oh, ecco, finalmente il suo libro – “ non ri##nno più perché hanno dato retta a te. Tu parli di un’economia dell’anno scorso, del secolo scorso, col delivery ci campa tutto il mondo avanzato…tutto il mondo avanzato…”

Ora, noi non abbiamo la presunzione di spiegare alcunché all’economista-ristoratore Cecchi Paone: giusto se fossimo ardimentosi all’inverosimile, se avessimo la faccia tosta di confutare le sue inoppugnabili teorie, potremmo rilevare che la ristorazione non è asettica distribuzione di cibo ma un’esperienza fatta anche, e soprattutto, di socialità; potremmo anche svelargli – udite udite – che il reale guadagno nella ristorazione arriva dal servizio e dal beverage, dal vino d’annata, dalla grappa pregiata servita a fine pasto o dal piatto che il cliente non avrebbe mai ordinato, se non su suggerimento del maitre di sala.

Potremmo spiegare a Sua Incommensurabile Cultura che il ristorante è un luogo di socializzazione in cui non si rintuzza la fame da isola dei famosi (di cui lui sarà pure molto esperto), ma si assaporano pietanze preparate con professionalità, passione e cura e che non possono essere messe in una scatola e recapitate come un panino di Mc Donald’s.

Ma, se gli dicessimo tutto questo, ci risponderebbe che non abbiamo #IDati, che non conosciamo il mondo, che siamo rimasti al secolo scorso, anzi all’era AC: Avanti Covd. Ci risponderebbe, come ha fatto a uno dei ristoratori durante la trasmissione: “Lei di economia non capisce niente, vada a fare la pasta con le vongole!”.

Ma il mondo è andato avanti spedito, verso il sogno di modernità che Alessandro Cecchi Paone, dalla sommità da cui scruta disgustato l’umanità povera ed ignorante, in appena due minuti, ha svelato.

Due minuti per significare al mondo le prospettive che lui e l’èlite intellettuale che pretenderebbe di incarnare, sognano per noi: anestetizzati, sui nostri divani prodotti in serie, davanti ad una serie TV LGBTQ+ friendly (tanto, ormai, esistono solo quelle) a consumare il nostro cibo in cassetta, consegnato a casa da un poveraccio in bicicletta che per tre euro all’ora, sotto la pioggia, rischia di finire sotto un autobus un minuto sì e l’altro pure, con i ristoratori che pagano il pizzo alle multinazionali del delivery, per riuscire appena a sopravvivere e pagare le tasse.

Ah, la modernità!

(di Dalila di Dio)

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