Scuola in presenza

“Scuola in presenza” a Roma: una manifestazione spoglia

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Scuola in presenza…ma qualche centinaio di persone, non di più. Questo il sunto della manifestazione tenuta ieri alle 15.00 a Piazza del Popolo, Roma. Io, come ormai da qualche tempo, ci sono andato. Pur essendone venuto a conoscenza appena la sera prima.

Ma ci sono andato, perché me per me la questione della scuola in presenza è quella più seria, più drammatica. Il peggiore dei problemi venuti fuori da questa follia che tutti chiamano covid 19.

Scuola in presenza…ma a crederci sono in pochi

Non credo che le manifestazioni servano a qualcosa, a meno che non siano consistentemente finanziate e spinte da chi conta davvero. Ma ciò nonostante, le ritengo un “esercizio spirituale” essenziale per perseguire i propri ideali. È per questo che, pur non avendone seguite molte in vita mia, ho deciso di partecipare a quelle di cui condivido le istanze.

Ma quello che ho visto a Piazza del Popolo ieri pomeriggio, onestamente, mi ha sconfortato. Non per la classica lagna sugli “italiani che non scendono in piazza”, gli “italiani poltronari”, affermazioni che secondo me sono spesso, oltre che retoriche, anche inutili.

Ma perché ho visto che i genitori interessati davvero a far sentire la propria voce su un tema così importante sono davvero pochi. Entusiasti e genuini, ma pochi. Gli organizzatori della rete nazionale nata proprio a questo scopo, persone disponibili, gentili. Determinate. Lasciate sole, non supportate da nessuno.

Scuola in presenza

E non si tiri fuori il discorso del “poltronaggio”. Ho partecipato alle manifestazioni alla Bocca della Verità, o di nuovo a Piazza del Popolo. Di chi protestava contro la dittatura sanitaria, contro il massacro dei ristoratori. Ed erano state decisamente più partecipate.

Non sono un illuso. Sono perfettamente consapevole che, in questa società, il denaro è tutto (e non solo per bieco materialismo, ma anche perché è forzatamente portato ad essere totalizzante: siamo costretti a farvi i conti da quando nasciamo, quindi nessuna indignazione sotto questo profilo). E non avevo dubbi sul fatto che avrei trovato meno coinvolgimento sul tema della scuola.

Ma non mi aspettavo così poca partecipazione. E mi dispiace. Sono una persona realista ma che, al tempo stesso, trova futile perdere la speranza. Le cose, però, vanno denunciate quando è il caso di farlo. E questo è un problema da affrontare. Serissimo.

Non sono stato nelle altre 30 piazze italiane dove si è organizzata la stessa manifestazione. Parlo solo per Roma. A questo punto, però, non sono molto ottimista.

La Scuola, il dramma maggiore del Covid 19

Sul mio profilo facebook qualche settimana fa sono stato molto cinico. Comunque vada, a causa di questo periodo di stop forzato, avremo generazioni intere di giovani cariche di un deficit formativo impressionante.

Non ha molto senso rimarcare lo stato già pietoso della scuola italiana precedentemente al covid: anche la scuola più sciancata produce meno danni di quello a cui abbiamo assistito in questo ultimo anno.

Non ha molto senso nemmeno affermare quanto l’insegnante bravo sia importante: sono anche io consapevole di quanto sia importante. E penso che tutti dovremmo ringraziare i professori validi che, nonostante tutto, stanno dando il massimo per contenere i danni portati da questa situazione. Danni non solo formativi, ma anche psicologici, per i ragazzi, per gli insegnanti, per tutti.

Ma anche l’insegnante più bravo del mondo, purtroppo, non può fare miracoli. E non conterrà il fatto che da questa situazione si uscirà solo in due modi:

  1. Promuovendo praticamente tutti, studenti bravi e scadenti
  2. Facendo perdere l’anno a tutti, bravi e scadenti

Si tratta di una distinzione puramente ipotetica, è chiaro che la strada scelta sia già stata la prima. Ma entrambe le opzioni producono lo stesso effetto drammatico: studiare o non studiare, in questo contesto, è esattamente la stessa cosa. E per ripristinare il minimo di approccio formativo che una scuola in presenza può garantire, si deve partire da un dato antropologico fondamentale: i genitori devono desiderarlo. Cosa che, ieri, a Roma non si è vista.

(di Stelio Fergola)

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