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Ufficiale: chi osa criticare Meghan Markle è razzista

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Meghan, duchessa di Sussex , al secolo Rachel Meghan Markle, moglie del principe Henry, duca di Sussex, e madre di Archie Harrison Mountbatten-Windsor, rispettivamente sesto e settimo in linea di successione al trono di Gran Bretagna, è la prova vivente del fatto che non importa chi tu sia, quali siano le tue abilità e credenziali e quanto nobili e meritevoli siano i tuoi scopi: se appartieni alla categoria giusta e sai approfittarne a dovere, non conoscerai altro limite che il cielo.

E questa mediocre attrice di serie televisive, diventata duchessa per uno sciagurato caso del destino, lo sa bene.

Meghan, nera e afroamericana: non manca (quasi) niente

Meghan Markle, per cominciare, appartiene a ben due delle categorie intoccabili: è donna ed è afroamericana. Certo, solo per metà, ed è anche eterosessuale. Ma quando sei un talento della manipolazione, può anche bastare.

E la duchessa, bisogna riconoscerglielo, dimostra un’innata abilità politica: sì, perchè la sceneggiata a favore di telecamera messa in scena con l’aiuto di Oprah Winfrey è molto più che un paio d’ore di gossip e qualche badilata di fango alla Corona.

Quello a cui abbiamo assistito appena pochi giorni fa dal soleggiato patio di una lussuosa villa di Santa Barbara è l’atto primo della terza – forse quarta – vita di questa ambiziosissima e spregiudicata donna americana.

Un’infanzia faticosa in una famiglia difficile, la breve ma intensa carriera da attrice, il salto a Londra per le nozze in pompa magna, un paio d’anni a stringere mani proletarie e poi, d’improvviso, la Megxit.

Per gettare le basi di questa nuova carriera, Meghan – unica vera protagonista di un’intervista solo apparentemente a due – nel momento più basso della propria popolarità, ha calato il jolly:il vittimismo in salsa razzista.

Ma da brava politica, consapevole di quanto sia inflazionato il tema, ha puntato dritto alla giugulare: la Corona, l’istituzione, The Firm, sarebbe stata razzista ma non – non solo, almeno – nei suoi confronti quanto in quelli di un indifeso bambino ancora non venuto al mondo.

Un’affermazione deflagrante: il finto stupore misto a sdegno dell’intervistatrice – cui la cosa pare abbia fruttato qualche decina di milioni – lo testimonia.

Due donne afroamericane conversano, lacrime agli occhi, di quanto la Corona britannica, simbolo di colonizzazione, dominio, sfruttamento in lungo e largo per il mondo, abbia discriminato un bimbo ancor prima della sua nascita, privandolo del titolo di principe e della conseguente protezione.

Ma c’è di più: l’Istituzione avrebbe privilegiato Kate Middleton – incredibile, in fondo è solo destinata a diventare regina – non intervenendo per smentire il gossip su chi avrebbe fatto piangere chi – questione fondamentale per il Capo dello Stato e della Chiesa anglicana – e non le avrebbe offerto l’aiuto necessario quando, travolta dal peso del tutto inaspettato, imprevisto ed imprevedibile dei doveri conseguenti al suo ruolo, la duchessa avrebbe meditato – confessa ad Oprah – di togliersi la vita.

In fondo, aveva solo sposato un principe, figlio dell’erede al trono, nipote del monarca: non poteva mica immaginare di dover rispettare un protocollo, rinunciare a qualche libertà o inchinarsi in presenza del Capo del Commonwealth!

Meghan Markle prova dipingere sé stessa come una giovinetta inconsapevole che entra a palazzo senza rendersi conto delle responsabilità a cui va incontro: vi ricorda qualcuno?

E perché proprio The England Rose?

Forse perché fin dagli esordi nella famiglia reale ha tentato maldestramente di evocare Diana, madre di suo marito ma, soprattutto, la donna più amata dai britannici?

Ora, senza voler santificare Diana, non serve spiegare perché il tentativo di entrare nel cuore dei britannici emulandola sia fallito miseramente. E la Megxit altro non è che un fallo di reazione: la risposta dell’americana al no che la stampa ed i cittadini britannici hanno opposto alle sue velleità di rivoluzione, primato, protagonismo nella famiglia reale.

L’istituzione ha le sue gerarchie e chiunque pensi di scardinarle manipolando il minore dei figli dell’erede al trono ha già fallito in partenza.

Ritirata e contrattacco, dunque: e non importa che Meghan sia stata accolta senza un battito di ciglia a palazzo – divorziata e americana, come quella Wallis che cambiò la storia del regno – con concessioni di cui nessuna prima delle nozze aveva beneficiato. Non importa che la corona abbia soprasseduto sugli scandali della sua famiglia d’origine e sugli strali che quotidianamente giungevano da oltreoceano da padre e sorelle.

Non importa che sia stato il principe Carlo in persona a scortarla all’altare con un gesto storico ed altamente simbolico.

Non importa neppure che sia stata lasciata libera di gestire un fatto di stato come la nascita di un erede al trono alla maniera di un fast food di terz’ordine – ciò che Meghan vuole, Meghan ottiene, pare abbia affermato, in un’occasione, il principe Harry.

Ma ciò che meno importa è che al piccolo Archie il titolo di principe con il relativo trattamento, semplicemente non spetta.

La verità, in questa brutta storia, è un optional.

Critichi Meghan? È razzismo

Evocando il razzismo, la duchessa ha compiuto il capolavoro: ogni sua accusa sembra essere diventata inconfutabile per decreto. Ella ha parlato, nessuno osi dubitarne.

Lo sa bene il giornalista Piers Morgan, conduttore da 7 anni di Good Morning Britain, invitato alle dimissioni per aver messo in discussione la sincerità della duchessa.

Ne sa qualcosa anche Sharon Osbourne, costretta alle scuse per aver preso le parti del giornalista.

Lo sanno bene i dem americani, pronti a schierarsi con la povera Meghan, vittima di razzismo: «Il razzismo dei reali non è stato una sorpresa» ha sentenziato Michelle Obama.

Piatto ricco, mi ci ficco.

Progressisti per la duchessa bullizzata: non importa se dall’altra parte ci sono Elisabetta II ed il Regno Unito al completo.

(di Dalila di Dio)

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