Io nego

“Io nego”. Il Covid secondo Emanuele Franz

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L’ultima fatica letteraria del filosofo Emanuele Franz dal titolo “Io nego. Pensieri di un filosofo davanti al Covid”, è appena uscita nelle librerie.

“Io nego”, dietro il titolo provocatorio, una profonda riflessione

L’autore si occupa da anni di saggistica, filosofia e storia delle religioni, questa volta ha voluto dare alle stampe un diario dalla quarantena che propone delle riflessioni filosofiche in chiave critica sulla gestione dell’emergenza sanitaria.

Abbiamo chiesto all’autore quando è nata l’esigenza di raccogliere delle riflessioni sul “periodo pandemico” in forma diaristica:

“Nel 2020 ero impegnato nella scrittura di due saggi: uno sulla storia delle religioni, Sottomissione. Storia e simbolo della sottomissione dai miti indiani a Leopold Von Sacher-Masoch, ed un trattato teologico sul mistero della trinità e sul concetto della generazione che mi tenevano assorto su temi mistici; nel frattempo il mondo subiva questo disastro. Essendomi occupato da sempre di filosofia, quindi interrogandomi sull’essere umano, sulla coscienza, il senso di appartenenza, il pensiero ecc. dare alle stampe Io nego è è stato per me un dovere morale. Un insieme di aforismi o riflessioni su fatti della quotidianità che mi hanno impressionato in merito alla gestione dell’emergenza. Mi chiedevo come si potesse tutelare la salute della collettività se le stesse norme costringono a delle pene disumane delle persone magari anche deboli ed incapaci di difendersi. Un uomo di pensiero non può non notare che da una parte le banche, le poste, i servizi finanziari ecc. erano aperti e dall’altra parte i parchi, le baite in montagna erano chiuse.

Vivere all’aperto, in un’ambiente naturale è positivo per il sistema immunitario e questo lo sa anche chi non è medico. Come si può curare un disagio del corpo con dei provvedimenti che aumentano lo stesso disagio? La via della negazione affonda le sue radici fin da Gorgia, per cui si è trattato di formulare una tesi contraria a quelle creduta dalla maggioranza. Io nego che la paura possa essere lo strumento per affrontare una qualsiasi emergenza sanitaria. Anche nel precedente saggio L’inganno della libertà procedevo verso una critica, in quel caso rivolta verso il concetto di libertà per come è propinata in Occidente. Gesti e pratiche come l’impossibilità di stringersi la mano fino al mascheramento del volto portano a delle conseguenze drammatiche. Una delle grande questioni che ho trattato nel libro è il rapporto tra fede e salute. Il mondo religioso anzichè rassicurare il fedele in un mondo ideale che ci sorregge, si presenta come complementare al pensiero dei medici. Anche certa critica ha utilizzato la forma mentis del potere a cui si è opposto.

Non si può fare critica con un linguaggio istituzionale, in base alle statistiche. Questa gestione ha limitato addirittura il culto dei morti. Il senso metafisico della vita ci è stato privato dalla gestione dell’emergenza. La mia non è un’obiezione dal punto di vista tecnico, ma accusa un’intera civiltà la quale ha perso un intero senso del trascendentale”.

(di Emilio Bangalterra)

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