Omotransfobia

L’inesistente emergenza dell’omotransfobia

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Omotransfobia, la nuova frontiera. Nel 2018 un manipolo di coraggiosi deputati sprezzanti dell’incombente pericolo fasciomobitransfobico, in ragione dell “esponenziale aumento nel numero e nella gravità di atti di violenza nei confronti di persone omosessuali e transessuali” in uno ad “una vera e propria escalation di crimini d’odio legati all’orientamento sessuale ed all’identità di genere, azioni di una violenza inaudita…anche nel pieno centro di molte città italiane” si determinava a depositare una serie di proposte di legge “per il contrasto dell’omofobia della transfobia nonché delle altre discriminazioni riferite all’identità sessuale” ( n. 107 Boldrini- Speranza) “in materia di violenza e discriminazione per motivi di orientamento sessuale o identità di genere” ( n. 569 prima firma Zan), “ di contrasto dell’omofobia e della transfobia” ( n. 868, primo firmatario On.le Scalfarotto), “in materia di contrasto della violenza e della discriminazione per motivi di orientamento sessuale o identità di genere, nonché istituzione di centri antiviolenza e della Giornata nazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia” ( n. 2171 primo firmatario On.le Perantoni) al fine di scongiurare “nella popolazione LGBT la percezione che lo Stato non sia in grado di garantire una adeguata protezione a soggetti più vulnerabili rispetto alla maggioranza della popolazione”.

L’omotransfobia è un male di massa da combattere, a quanto pare. Una vera peste sociale. Un po’ come il razzismo.

Legge contro l’omotransfobia approvata alla Camera

Il disegno di legge contro l’omotransfobia è approdato in assemblea con la massima urgenza il 4 agosto ed è stato approvato alla Camera dei Deputati lo scorso 4 novembre con l’appoggio di un gruppetto di onorevoli di Forza Italia, in attesa del passaggio al Senato.

A leggere il preambolo del testo unificato Boldrini/ Zan/ Scalfarotto – la proposta Boldrini parla di “dimensioni impressionanti”- sembrerebbe in atto nel Paese una carneficina in danno di una indifesa minoranza di cittadini inermi senza tutele e protezione da parte dello Stato ed oggetto di continue violenze e vessazioni da parte di una popolazione, quella italiana, che – dopo santi, poeti e navigatori – pare essersi ridotta ad una pletora da omofobici, bifobici e transfobici.

L’idea che traspare dalle premesse al DDL in commento è che i reati commessi in danno della comunità LGBT siano destinati, in qualche modo e per qualche oscura ragione, a rimanere impuniti.

Quasi che nel codice penale non esistano fattispecie di reato atte a tutelare gli individui in quanto tali da violenze, minacce, atti persecutori e molestie: una narrazione distorta, secondo la quale non basta la tutela giuridica approntata per tutte le persone. È necessario, indispensabile, urgente predisporre “uno strumento speciale di protezione” (proposta 569 – Zan).

Niente, è l’omotransfbobia a costituire una novità.

L’emergenza inesistente

D’altronde, che sia in atto una vera e propria emergenza sull’omotransfobia risulta, con tutta evidenza, dai numeri: secondo l’Osservatorio per la sicurezza contro gli Atti Discriminatori (OSCAD) istituito presso il Ministero dell’Interno dal 10.09.2010 al 31.12.2018 sarebbero stati segnalati in Italia 2532 casi, tra cui 1114 “reati di matrice discriminatoria” (Hate Crime) e 368 “reati di matrice discriminatoria concernenti il web” (Hate Speech) per un totale di 1512: di questi ultimi 197 sarebbero stati determinati dall’orientamento sessuale.

Insomma, tra il 2010 ed il 2018, anno in cui sono state depositate le urgentissime proposte di legge contro l’omotransfobia, si sarebbero quindi verificati (non denunciati ma solo “segnalati”) in media 24,6 episodi di reati – non meglio specificati- determinati dall’”orientamento sessuale”.

24,6. Ventiquattrovirgolasei.

Sia chiaro, si tratta di “casi segnalati”, non di denunce né di dati aventi valore statistico, tanto che lo stesso osservatorio si premura di precisare che tali segnalazioni provengono in minima parte dalle forze di Polizia e, per circa tre quarti, da privati, enti ed associazioni ed il loro numero è “influenzato dalla sensibilità dei potenziali segnalanti oltre che dai risvolti mediatici degli episodi”.

È verosimile, peraltro, che tra i casi di omotransfobia segnalati rientrino anche vicende come quelle citate da Il Fatto Quotidiano.

Per apprezzare la portata di questa clamorosa escalation di violenza contro le minoranze LGBT, è utile passare in rassegna i dati ISTAT, quelli sì rilevanti a fini statistici, circa i reati commessi nel solo 2018, anno di asserita esplosione delle violenze omotransfobiche, che hanno condotto alla presentazione di beh 3 distinte proposte di legge: in quell’anno le Forze di Polizia hanno portato a conoscenza dell’Autorità Giudiziaria 495 casi di “atti sessuali con minorenni”, 151 episodi di “corruzione di minorenne”, 613 casi di “pornografia minorile e sfruttamento di materiale pedopornografico”.

È evidente come la vera emergenza non siano gli oltre mille reati denunciati in danno di minori ma i 24,6 casi segnalati all’OSCAD.

D’altronde, come autorevolissima stampa riporta, l’Italia si pone solo al trentaduesimo posto su 49 nella classifica arcobaleno (?) stilata dall’autorevolissimo ed imparziale osservatorio Rainbow Europe di Ilga sui diritti umani di persone omosessuali, bisessuali e transessuali, pertanto deve urgentemente dotarsi di una legge che risponda in modo duro all’emergenza in atto. Omotransfobia, se la conosci la eviti.

Se lo dice l’osservatorio Arcobaleno, non può essere che così!

(di Dalila Di Dio)

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