Kamala vicepresidente donna

Kamala vicepresidente donna: siamo indietro, i dem ci suggeriscono come “andare avanti”!

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Kamal Harris è il primo vicepresidente donna! Con l’elezione di Joe Biden, ecco una notizia splendida per tutte le femministe del mondo. Un piccolo dettaglio in mezzo alle gambe, per le nostrissime, fa la differenza. Ovviamente, Repubblica, PD e Huffington Post guidano la marcia della parità di genere a prescindere.

Kamala vicepresidente donna, ma noi siamo indietro!

Affrontiamo, da subito, l’emergenza. Come quella razzismo, fascismo e omotransfobismo. Repubblica lancia l’allarme, godendo al tempo stesso per la grande conquista sociofemminista di genere raggiunta dagli USA. “Una emozione incredibile per tutte le donne che credono che l’affermarsi di una donna è una vittoria di tutte. Una emozione incredibile anche per quegli uomini che credono che l’avanzamento delle donne sia un elemento di crescita e sviluppo”, scrive Linda Sabbadini sulle pagine del progressistissimo quotidiano, lanciando un appello accorato al nostro retrogrado Paese fatto di maschi che fanno politica e donne a casa a cucinare il ragù.

Kamala vicepresidente donna

Dunque, bando alle ciance o ciancio alle bande, non possiamo perdere questa occasione storica: cominciamo dai cognomi! Storica battaglia degli attivisti dem-femministo-progressisti di tutto l’arcaico stivale, la richiesta di mettere insieme i cognomi maschili e femminili ora sembra trovare un punto di svolta.

Kamala è il primo vicepresidente donna, non possiamo non seguire l’onda (anche se non si capisce cosa c’entri il doppio cognome, visto che la Harris, a prescindere da attribuzioni ufficiali, usa pubblicamente quello del padre, ma siamo progressisti, va bene tutto, l’importante è diffonderlo e comunicarlo con tanto sole, cuore e amore, e forse anche un po’ di mare).

Ma non c’è solo Repubblica. Non potevano mancare i social media manager del Partito Democratico i quali, presi dalla solita sbronza quotidiana, si sono scatenati, in questa battaglia per la competenza, la capacità e l’esperienza politica. Ed ecco che, citando una mente petalosa, ne viene fuori un meraviglioso meme illustra tutti i vicepresidenti precedenti alla vicepresidenta, gongolando per la incontestabile conquista appena realizzata.

Kamala vicepresidente donna

Kamala vicepresidente nera, quanto progresso!

Kamala vicepresidente donna, sì, sì! Ma non solo: è anche nera. Un bonus impossibile da ignorare. Anche se non si capisce in base a cosa venga attribuita la razza nera alla prima vicepresidenta donna del mondo petaloso, arcobalenato e progressista liberal americano, considerato che la suddetta Kamala non ha alcuna ascendenza africana, ma semmai indiana (per parte della madre, la scienziata Shyamala Gopalan). Ma tanto è, l’abbronzatura è piuttosto accentuata, eppoi dopo il primo presidente nero mancava la prima vicepresidenta (usiamo i termini in senso progressisticamente corretto).

Quindi fa niente, diamo definizioni casuali, Kamala primo vicepresidente nera, e diciamolo pure, una tintarella se serve può sempre essere utile allo scopo. Dunque voi che seguite con attenzione queste raffinate analisi socio-politiche, se avrete mai intenzione di candidarvi, lampadatevi a nastro, perché c’è tanto bisogno di personaggi politici di colore scuro, che fanno molto sexy e anche modernità.

Il più grande dei quesiti: come possiamo “andare avanti”?

La Kamala vicepresidente donna è uno spartiacque fondamentale. Non contano le sue qualità, le sue propensioni (a parte il fatto che la signora sembri tutto meno che sprovveduta, ma questo non sembra attecchire presso gli amici della stampa sedicente “antirazzista”: a loro pare interessare solo prendere il sole senza troppe protezioni sul corpo).

Conta solo il suo sesso e la sua tintarella. Non resta che seguire l’esempio e prepararci a prendere tanto sole con crema protezione – 20, nei prossimi anni. Per il progresso culturale, sociale e politico, questo e altro.

L’alternativa è di sparire tutti dalla circolazione e importare centinaia di milioni di clandestini dall’Africa. Cosa che, in effetti, sembra la soluzione migliore. Si vedrà.

(di Stelio Fergola)

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