Nagorno Karabakh

Infuria la guerra in Nagorno Karabakh: l’offensiva Azera

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Il 2 ottobre il conflitto fra Armenia e Azerbaijan, per il controllo della regione del Nagorno Karabakh, è entrato nel quinto giorno di scontri. Noi di Oltre la Linea è dal 2016 che teniamo d’occhio l’incandescente regione del Caucaso che proprio in questi giorni è tornata alla ribalta. Un conflitto mai sopito è tornato a divampare più forte di prima destabilizzando una delle aree più delicate, cerniera fra Est ed Ovest.

Dopo l’interessantissima intervista pubblicata da noi ieri: Cosa succede tra Armenia e Azerbaijan? Intervista ad Amedeo Maddaluno vogliamo proporvi un’altra interessante riflessione tratta da: Southfront.

Nagorno Karabakh: si è riaccesa la miccia

Le forze Azere, supportate dalla Turchia, stanno lanciando una pesante offensiva con lo scopo di riconquistare la contestata e autoproclamatasi Repubblica del Nagorno Karabakh. Con l’obiettivo di smantellare l’enclave armena nel proprio territorio e distruggere ogni afflato indipendentista.

Lungo tutto il fronte si stanno scatenando duelli di artiglieria, mentre l’aviazione Azera vola su tutta la regione, e pure lungo il confine armeno-azero. Ciononostante gli scontri più accesi si stanno verificando nel distretto di Fizuli e Jabrayil, dove gli Azeri hanno guadagnato diverse posizioni armene. A sostenere l’avanzata azera sono stati droni da battaglia made in Turchia e made in Israele.

Il 1 ottobre l’esercito armeno ha dichiarato che 4 droni Azeri sono entrati in territorio armeno e 3 di questi sono stati distrutti dal sistema di difesa S-300. Non solo, il Ministro della Difesa Armeno ha fatto sapere che sono stati abbattuti 3 Jet azeri e due elicotteri. Ovviamente queste notizie sono state smentite dal Ministro della Difesa azera.

Ciò che sostengono le forze azere è che gli Armeni dichiarano di subire attacchi sul proprio territorio per poter innescare il l’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva firmato con la Russia. Qualora il territorio armeno fosse direttamente minacciato dalle forze azere, infatti, la Russia in base al trattato sarebbe obbligata a intervenire militarmente a difesa dell’alleato ortodosso. Uno dei problemi Armeni, però, è che non è stata ancora riconosciuta l’indipendenza del Nagorno-Karabakh né si è parlato di integrare l’autoproclamata repubblica nello stato armeno.

Lo zampino turco in Nagorno Karabakh

Mentre gli scontri vanno avanti, il famoso “Osservatorio dei Diritti Umani in Siria” che ha sede a Londra, famoso per la sua posizione anti-Assad e pro-terroristi, ha riportato che numerosi militanti filoturchi sono caduti negli scontri in Nagorno-Karabakh. Secondo queste stime 28 sono morti, 62 feriti o dispersi. Sempre secondo le stime dell’Osservatorio ben 850 militanti filoturchi sono stati dispiegati nella regione. Secondo le stime del governo armeno, invece, questi sarebbero almeno 4.000.

Pure Francia e Russia hanno espresso il loro dissenso per i movimenti di truppe e miliziani nella regione. I media Armeni e Turchi, invece, sostengono che gli Armeni sono supportati da membri delle milizie Curde. Considerati, come si sa, terroristi da Ankara. Non ci sono però prove a sostegno di queste notizie.

Il Presidente Turco Tayyip Erdogan, in linea con la sua politica Neo-Ottomana sta soffiando sulle braci del conflitto Azero-Armeno. Vuole la guerra aperta per poter espandere la sua influenza anche nel Caucaso.

La situazione si deteriorerà sicuramente in questi giorni. Bisogna però stare attenti a non prendere er partito preso l’una o l’altra parte. Infatti i giochi di potere, le alleanze e le prese di posizioni internazionali e politiche sono molto più complesse di quello che può apparire dopo un velcoe sguardo. Non stiamo infatti parlando di alcun scontro di civiltà o di religione, ma di un conflitto etnico, molto pericoloso in una regione da questo punto di vista delicata come il Caucaso.

(riadattato da Southfront)

 

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